La High Court britannica ha stabilito il 12 ottobre 2026 che il diritto cinese disciplina i diritti rivendicati dalle vittime della frode di Zhimin Qian su oltre 61.000 Bitcoin sequestrati. La decisione accoglie la posizione della procura britannica e fissa il quadro giuridico per esaminare le richieste di restituzione.
Cosa cambia per le vittime?
Gli investitori chiedono il riconoscimento di diritti di proprietà sui Bitcoin nell’ambito del procedimento di recupero dei proventi criminali. Avevano sostenuto l’applicazione del diritto inglese oppure di una combinazione tra diritto inglese e cinese.
Il giudice Turner ha accolto la posizione del Director of Public Prosecutions, favorevole al diritto cinese. La procedura resta davanti al tribunale britannico, attraverso il Proceeds of Crime Act 2002.
Per ottenere una dichiarazione di proprietà ai sensi della sezione 281, i richiedenti devono dimostrare che i beni appartengono loro. Un credito verso gli autori della frode per il denaro versato è insufficiente: serve un diritto di proprietà sui beni reclamati.
Da dove arrivano i Bitcoin sequestrati?
Tra il 2014 e il 2017 Qian ha organizzato una frode d’investimento in Cina che ha coinvolto oltre 128.000 vittime. Alcune avevano affidato allo schema risparmi e pensioni. Parte del denaro ottenuto è stata convertita in Bitcoin, prima della fuga nel Regno Unito.
L’11 novembre 2025 Qian è stata condannata a 11 anni e otto mesi di carcere a Southwark Crown Court dopo essersi dichiarata colpevole. L’indagine ha portato al più grande sequestro di criptovalute mai effettuato nel Regno Unito.
Cosa resta da decidere?
La titolarità dei Bitcoin resta aperta. In questa fase il tribunale ha deciso quale diritto applicare. Il contenuto delle norme cinesi e i loro effetti sulle singole richieste saranno esaminati successivamente.
La sentenza favorisce la posizione processuale delle autorità britanniche, ma lascia ancora da determinare quali diritti spettino alle vittime e quali beni possano essere restituiti.
Questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza finanziaria né un invito a investire.