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TFR non versato alla Tesoreria, l’azienda resta debitrice

La Cassazione conferma il diritto al TFR non versato: in liquidazione giudiziale il lavoratore può accedere al Fondo di garanzia.

Redazione Coinlabs Redazione Coinlabs Redazione Coinlabs
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TFR non versato alla Tesoreria, l’azienda resta debitrice
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Il TFR non versato al Fondo di Tesoreria INPS resta un debito dell’azienda verso il dipendente. Con la sentenza del 7 ottobre 2026, n. 26356, la Cassazione chiarisce che, in liquidazione giudiziale, il lavoratore può chiedere l’ammissione al passivo delle quote mancanti e poi l’intervento del Fondo di garanzia.

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Chi deve pagare il TFR non versato?

L’obbligo di corrispondere le quote mancanti resta a carico del datore di lavoro. Il TFR mantiene la natura di retribuzione differita anche nel regime che prevede il versamento al Fondo di Tesoreria gestito dall’INPS per conto dello Stato.

Il credito diventa esigibile alla cessazione del rapporto. Se l’impresa viene sottoposta a liquidazione giudiziale, il dipendente può far riconoscere quelle somme nello stato passivo, cioè nell’elenco dei crediti accertati nella procedura.

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La decisione delle Sezioni Unite risolve un contrasto interpretativo sulla responsabilità dell’azienda e sulla possibilità del lavoratore di partecipare alla procedura per recuperare il TFR omesso.

Chi può accedere al Fondo di garanzia?

La tutela riguarda i dipendenti con quote di TFR maturate e non versate alla Tesoreria, quando ricorrono i presupposti dell’intervento del Fondo di garanzia.

La pronuncia affronta il regime dei versamenti previsto dal 1° gennaio 2007 per i datori con almeno cinquanta dipendenti. Per le quote destinate alla Tesoreria, il lavoratore mantiene il credito verso l’impresa insolvente.

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L’intervento nella procedura concorsuale richiede questi presupposti:

  • cessazione del rapporto di lavoro subordinato;
  • accertamento dell’insolvenza e apertura della procedura concorsuale;
  • accertamento del credito a titolo di TFR.

Il caso riguarda il TFR mantenuto nel regime del codice civile. La destinazione alla previdenza complementare comporta una disciplina distinta.

Quanto spetta per le quote mancanti?

Il Fondo di garanzia copre il TFR nella misura accertata nella procedura a carico del datore di lavoro. L’importo dipende quindi dal credito riconosciuto al singolo dipendente.

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Sul TFR sono riconosciuti interessi e rivalutazione monetaria dalla cessazione del rapporto fino all’effettivo pagamento.

Quando le quote presenti nel conto del Fondo di Tesoreria risultano inferiori al credito ammesso al passivo perché l’azienda ha omesso di dichiararle, l’intervento del Fondo di garanzia può coprire la parte mancante, in presenza dei requisiti.

Come si presenta la domanda?

La richiesta si presenta attraverso il servizio INPS «Fondi di garanzia – Domanda telematica», disponibile per cittadini, patronati e avvocati.

Nel caso ordinario di liquidazione giudiziale, la domanda segue il riconoscimento del credito nello stato passivo. La documentazione comprende la copia autentica dello stato passivo esecutivo, anche per estratto, e il modello SR52 compilato e firmato dal responsabile della procedura, salvo le eccezioni previste.

La dichiarazione sull’assenza di opposizioni o impugnazioni del credito è integrata nella domanda online. I documenti possono essere allegati durante la presentazione oppure successivamente attraverso la funzione «Invia documenti».

Questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o previdenziale.

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