Il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha annunciato l’intenzione di sequestrare questa settimana 1 miliardo di dollari in criptovalute legate all’Iran. La dichiarazione, resa giovedì 8 ottobre a Washington, inserisce gli asset digitali nella campagna di isolamento economico di Teheran, senza confermare il completamento dell’operazione.
Quando è previsto il sequestro
Bessent ha indicato come orizzonte la settimana in corso al momento dell’intervista con Greta Van Susteren, durante il NPolicy Summit. Ha descritto il sequestro come probabile, senza fornire una data precisa per l’esecuzione.
Il segretario ha affermato che le autorità conoscono la posizione dei fondi e stanno lavorando per isolare le risorse iraniane. Ha collegato l’intervento sulle criptovalute a una strategia più ampia di restrizione dell’accesso dell’Iran alle reti finanziarie e ai mercati internazionali.
Quali criptovalute e wallet sono coinvolti
Bessent non ha identificato i wallet presi di mira né le criptovalute coinvolte. Non ha chiarito se l’operazione riguardi fondi custoditi presso specifici exchange o richieda l’intervento di emittenti di stablecoin.
Resta inoltre da chiarire se il miliardo di dollari indicato si aggiunga agli importi già annunciati nelle precedenti operazioni. La dichiarazione non consente quindi di attribuire la somma a una determinata piattaforma o a uno specifico token.
Quali sanzioni colpiscono già gli exchange iraniani
Il 17 settembre l’Office of Foreign Assets Control, l’ufficio del Tesoro che amministra le sanzioni, ha sanzionato l’exchange iraniano BitBank, la società sviluppatrice Pishtaz Simorgh e tre collaboratori del finanziere Babak Zanjani. Le contestazioni riguardano una rete accusata di utilizzare asset digitali per aggirare le restrizioni e trasferire fondi al Corpo delle guardie della rivoluzione islamica.
Il provvedimento blocca i beni dei soggetti designati che si trovano negli Stati Uniti o sotto il controllo di persone statunitensi. Salvo autorizzazioni o esenzioni, vieta inoltre le transazioni statunitensi che coinvolgono quei beni.
Per gli operatori esteri, compresi quelli italiani, il quadro già pubblicato contempla il rischio di sanzioni per determinate attività con soggetti designati. Il Tesoro ha anche avvertito che facilitare il riciclaggio o l’elusione delle sanzioni per conto dell’Iran può comportare l’esclusione dal sistema finanziario statunitense.
Questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza finanziaria né un invito a investire.