Un messaggio su WhatsApp presenta un’urgenza economica e chi scrive si fa passare per un figlio che ha bisogno di aiuto. Un settantenne reatino è stato truffato con questo sistema per circa 2mila euro. Convinto di aiutare il familiare, avrebbe eseguito diversi bonifici istantanei verso più carte prepagate. Ha scoperto il raggiro quando ha incontrato il figlio di persona. Per chi riceve una richiesta simile, la verifica decisiva passa dal contatto con il familiare al suo numero abituale.
Che cosa arriva nel messaggio su WhatsApp?
Il contatto presenta una richiesta di denaro attraverso un legame familiare dichiarato: chi scrive vuole essere riconosciuto come il figlio del destinatario. L’urgenza economica dà un motivo alla richiesta e porta il genitore a considerare un pagamento come un aiuto al familiare. Nel caso del settantenne reatino, questa convinzione avrebbe accompagnato l’esecuzione dei bonifici.
Per valutare il messaggio bisogna quindi tenere distinti due elementi: la richiesta economica e l’identità di chi la formula. Il fatto che una persona si presenti come un figlio non dimostra la parentela. Prima di decidere se aiutare il familiare, occorre verificare che sia effettivamente lui a chiedere denaro. È proprio questo collegamento tra identità dichiarata e pagamento a rendere importante il controllo attraverso il numero abituale.
L’Arma dei Carabinieri rinnova l’invito a prestare attenzione alle richieste di denaro ricevute da numeri sconosciuti. Se il messaggio riguarda un familiare, la familiarità del rapporto evocato non basta a risolvere il dubbio su chi stia scrivendo. La richiesta va sospesa finché il contatto diretto con il figlio non permette di verificarla.
Quali pagamenti ha effettuato il settantenne?
In questa vicenda il messaggio ha portato a un esborso di denaro. Il settantenne avrebbe disposto diversi bonifici istantanei verso più carte prepagate, per una perdita complessiva di circa 2mila euro. Il passaggio da riconoscere è quello dalla conversazione su WhatsApp alla decisione di pagare: l’uomo avrebbe effettuato i trasferimenti perché convinto di aiutare il figlio.
Non sono descritti un link da aprire, una pagina web di destinazione o una richiesta di password e codici personali. La richiesta economica è l’elemento concreto su cui concentrare l’attenzione. Per valutare questo caso, dunque, non serve cercare necessariamente un sito: il punto da verificare è l’identità della persona che chiede di disporre i pagamenti attraverso il messaggio.
Anche il fatto che i bonifici fossero diretti a più carte prepagate appartiene alla ricostruzione del raggiro. Non consente, da solo, di stabilire chi stia comunicando con il destinatario. Prima di eseguire un trasferimento, resta necessario verificare con il familiare sia la provenienza del messaggio sia la richiesta di aiuto. Nel caso reatino, la convinzione di parlare con il figlio avrebbe preceduto diversi pagamenti.
Come si verifica il contatto con il vero familiare?
Per una richiesta che arriva a nome di un figlio, il riferimento da usare è il numero abituale del familiare. L’indicazione è chiamarlo direttamente, senza affidarsi alla parentela dichiarata nella conversazione sospetta. Questo permette di sottoporre la richiesta alla persona che si conosce e di verificare se abbia davvero bisogno dell’aiuto economico indicato nel messaggio.
La distinzione utile riguarda quindi il canale attraverso cui si sta parlando con il familiare. Un numero sconosciuto dal quale arriva una richiesta di denaro richiede attenzione anche quando chi scrive afferma di essere il figlio. Per controllare quella dichiarazione bisogna usare il contatto abituale, interrompendo la conversazione con chi ha inviato la richiesta sospetta.
Il settantenne ha scoperto l’inganno incontrando il figlio di persona. Questo fatto mostra quanto sia decisivo il confronto diretto con il familiare per verificare la storia presentata nel messaggio. L’indicazione di chiamare il numero abituale serve a effettuare quel controllo prima del pagamento. L’urgenza comunicata nella chat lascia infatti ancora da accertare il punto essenziale: chi sta chiedendo il denaro.
Cosa fare se il messaggio è già arrivato?
Se la richiesta è già sul telefono, l’indicazione è non effettuare pagamenti in risposta a messaggi o telefonate sospette. Questo vale anche quando la richiesta viene presentata come un aiuto a un figlio. Prima di disporre denaro, occorre interrompere il contatto sospetto e verificare la situazione chiamando il familiare al numero con cui lo si contatta abitualmente.
Proseguire la conversazione con chi ha inviato la richiesta non costituisce la verifica indicata: il controllo deve avvenire con il familiare attraverso il suo contatto conosciuto. La parentela dichiarata resta da accertare finché non si parla direttamente con lui. Se il dubbio riguarda proprio l’identità di chi scrive, è su questo punto che bisogna fermarsi prima di autorizzare qualsiasi pagamento.
Se sono già stati eseguiti trasferimenti, il caso reatino offre un riferimento concreto su ciò che è accaduto dopo la scoperta: il settantenne, incontrato il figlio e compreso il raggiro, si è rivolto ai Carabinieri. Non è indicato un recupero delle somme versate. Aver già effettuato un pagamento non è comunque un motivo per rispondere a ulteriori richieste sospette: l’indicazione resta di fermare i pagamenti e interrompere il contatto.