A Pesaro arrivano telefonate con numero falsificato: sul cellulare compare il recapito della Questura, ma a chiamare sono truffatori che si fingono agenti. La Polizia ha diffuso un’allerta ai cittadini e chiarisce il punto da cui partire: il numero sul display non garantisce che la chiamata provenga davvero dalla Questura. Chi risponde deve quindi valutare le richieste ricevute senza affidarsi al solo recapito visualizzato.
Che cosa compare sul telefono quando arriva la chiamata?
La telefonata si presenta attraverso un elemento che può ispirare fiducia: il numero della Polizia sullo schermo. L’allerta riguarda cittadini di Pesaro che ricevono chiamate con il numero della Questura di Pesaro visualizzato sul cellulare. Quel riferimento sembra identificare l’interlocutore, ma è proprio l’elemento che i truffatori falsificano per fingersi agenti.
Il recapito mostrato e quello effettivo di chi chiama non vanno quindi considerati automaticamente coincidenti. I truffatori mascherano il proprio numero e fanno apparire quello della Polizia. Il fatto che sul display ci sia un riferimento istituzionale non permette, da solo, di attribuire alla Questura le parole pronunciate durante la conversazione.
La qualifica dichiarata a voce non risolve questa incertezza. Se chi telefona sostiene di essere un agente, quella presentazione va considerata insieme al contenuto della chiamata. Le raccomandazioni della Polizia valgono anche quando l’interlocutore rivendica una qualifica: una richiesta sospetta resta tale anche se viene accompagnata da un numero apparentemente rassicurante.
Dove porta la conversazione e quali dati bisogna proteggere?
Il passaggio da osservare è quello tra la presentazione dell’interlocutore e ciò che chiede di fare. Il numero falsificato serve a ottenere fiducia; il rischio diventa concreto quando la conversazione riguarda informazioni riservate, trasferimenti di denaro o consegne di beni. Non bisogna considerare queste richieste legittime soltanto perché arrivano da una voce che si presenta come appartenente alla Polizia.
Tra le informazioni da non comunicare al telefono ci sono password, Pin, codici ricevuti tramite SMS e coordinate bancarie, oltre agli altri dati riservati. Se durante la chiamata viene chiesto uno di questi elementi, il recapito sullo schermo non costituisce una ragione per fornirlo. La raccomandazione riguarda ciò che si comunica nella conversazione, anche quando chi chiama insiste sulla propria qualifica.
Un altro limite preciso riguarda il denaro. Nessun agente può chiedere un trasferimento per metterlo al sicuro. La finalità dichiarata non rende accettabile la richiesta: se la telefonata invita a spostare soldi con questa spiegazione, non bisogna eseguire il trasferimento. L’apparente provenienza dalla Questura non modifica questa indicazione.
Lo stesso vale per contanti e gioielli. Nessun agente può chiederne la consegna per controlli. Per chi riceve la chiamata, il punto da riconoscere è quindi la richiesta concreta: affidare denaro o beni all’interlocutore non diventa una procedura ufficiale perché viene presentata come un controllo.
Come si distingue la richiesta dal canale ufficiale?
La distinzione parte da un’avvertenza della Polizia: il numero visualizzato non certifica l’identità di chi parla. Guardare il display può far capire come la chiamata si presenta, ma non basta per stabilirne l’origine. La falsificazione del recapito rende insufficiente proprio quel segnale che potrebbe indurre a fidarsi.
Per valutare la conversazione contano dunque i limiti indicati dalla Polizia. Una richiesta di trasferire denaro per proteggerlo, oppure di consegnare contanti e gioielli per controlli, è incompatibile con quanto può chiedere un agente. Non occorre accettare la spiegazione dell’interlocutore per il solo fatto che sul cellulare compare il numero della Questura.
Anche le minacce e le qualifiche dichiarate non devono spingere a proseguire. La raccomandazione è di interrompere una chiamata con richieste sospette, senza lasciare che il ruolo rivendicato da chi telefona prevalga sulla natura della richiesta. Presentarsi come agente non autorizza a ottenere dati riservati, denaro o beni attraverso le modalità descritte nell’allerta.
Che cosa fare se la telefonata è già arrivata?
Se la conversazione è ancora in corso e contiene richieste sospette, bisogna interromperla. Non va proseguita neppure davanti a minacce o qualifiche dichiarate. Il numero della Polizia sul display non impone di restare al telefono e non rende necessario soddisfare ciò che viene chiesto dalla persona all’altro capo.
Se non sono ancora stati comunicati dati, occorre mantenerli riservati: niente password, Pin, codici ricevuti tramite SMS, coordinate bancarie o altre informazioni personali riservate. Allo stesso modo, non bisogna trasferire denaro per metterlo al sicuro né consegnare contanti o gioielli per controlli. Sono le indicazioni da applicare anche dopo aver inizialmente dato fiducia alla chiamata.
Se invece sono già stati comunicati dati bancari, la raccomandazione cambia perché serve un intervento sul rapporto con la banca: avvisare immediatamente il proprio istituto di credito e chiedere il blocco delle operazioni sospette. Il contatto con la banca va attivato senza ritardare, spiegando che i dati sono stati forniti durante la telefonata.