Il mercato delle criptovalute si sta trasformando in un vero e proprio cimitero digitale, con oltre 10 milioni di token morti solo nell'ultimo anno. Un fenomeno che non rappresenta soltanto un dato statistico, ma rivela le dinamiche più oscure di un settore sempre più polarizzato tra progetti seri e truffe mascherate da innovazione. Mentre Bitcoin ed Ethereum continuano a consolidare la loro posizione, l'ecosistema parallelo dei memecoin e degli shitcoin sta collassando su se stesso, lasciando dietro di sé una scia di wallet svuotati e speranze infrante. La morte di una criptovaluta non è un evento tecnico, ma economico: quando nessuno vuole più scambiare un asset, il suo valore di mercato si azzera indipendentemente dalla persistenza sulla blockchain.
Secondo un'analisi di CoinGecko ripresa da CoinDesk, su 20,2 milioni di token lanciati dal 2021, il 53,2% ha cessato completamente ogni attività di trading. Ma il dato più allarmante riguarda la concentrazione temporale: 11,6 milioni di questi fallimenti—l'86,3% del totale—si sono verificati nel 2025, configurando quella che può essere definita senza mezzi termini un'estinzione di massa nel panorama crypto. Questa moria non è casuale, ma strettamente correlata all'esplosione delle piattaforme di lancio rapido di token come Pump.fun.
La piattaforma Pump.fun rappresenta l'apoteosi della speculazione senza freni nel mondo crypto. Definita come un "casinò sociale decentralizzato", questa applicazione ha reso tecnicamente possibile creare e lanciare nuovi token con costi irrisori e in pochi minuti, trasformando la creazione di criptovalute in un fenomeno virale ma totalmente scollegato da qualsiasi utilità reale. Come riportato da Gizmodo, nelle fasi iniziali della piattaforma si potevano trovare stream con utenti che fumavano metanfetamina in diretta, avvocati ubriachi che dispensavano consigli legali sempre più deliranti, e creatori che promettevano di non dormire finché il loro coin non avesse raggiunto una capitalizzazione di mercato di 10 milioni di dollari.
Il caso più emblematico di morte di una criptovaluta rimane quello di TerraUSD (USTC), che insieme al token gemello Luna è crollato dal suo peg di 1 dollaro a 14 centesimi nell'arco di una settimana caotica, per poi continuare a scendere fino a stabilizzarsi intorno ai 2 centesimi. Dopo il collasso, TerraUSD è stato rinominato USTC e continua tecnicamente a essere trasferibile sulla blockchain, con sporadici scambi a frazioni microscopiche del dollaro. Questo fenomeno illustra perfettamente il concetto economico fondamentale: un asset che nessuno vuole ha valore di mercato zero. La morte economica di una valuta non coincide necessariamente con la sua scomparsa tecnica dalla blockchain.
L'era dei memecoin a sforzo zero si è intensificata in un contesto politico particolare, con un presidente degli Stati Uniti che si autodefinisce il "crypto president". Questo clima ha favorito la proliferazione di coin creati come scherzi momentanei, privi di qualsiasi roadmap o utilità, destinati a morire non appena l'effetto umoristico si esaurisce. A differenza dei collassi catastrofici come quello di Terra, questi token semplicemente si congelano al punto in cui smettono di essere divertenti e vengono abbandonati dai loro creatori e dagli speculatori di breve periodo.
Dal punto di vista degli investitori retail italiani, questo scenario richiede particolare cautela in un momento in cui la regolamentazione europea attraverso il MiCA (Markets in Crypto-Assets) sta proprio cercando di proteggere i consumatori da questi fenomeni. Ogni token morto rappresenta qualcuno rimasto con il cerino in mano: che sia un investitore ingenuo caduto vittima di una truffa o semplicemente il creatore stesso che si è fatto una risata privata, ogni corpse sulla blockchain testimonia un trasferimento di valore conclusosi nel nulla. La lezione fondamentale per chi opera nel settore crypto rimane quella della due diligence: dietro la facilità tecnica di creare un token non c'è automaticamente un progetto sostenibile o un'utilità reale per il mercato.