Il mondo crypto è abituato a sorprendere, ma l'ultima ricerca di The Motley Fool ha rivelato un dato che ha fatto discutere l'intera comunità: l'86% degli investitori ad alto patrimonio netto che detengono criptovalute ha inserito almeno un meme coin nel proprio portafoglio. Stiamo parlando di millionari che già possiedono Bitcoin (BTC) ed Ethereum (ETH), asset che hanno dimostrato di sovraperformare i mercati tradizionali per oltre un decennio, e che ora scelgono di affiancarli con token nati come battute su internet. La domanda che si pone l'intera community è una sola: ha senso seguire questa strategia, o si tratta di un rischio difficile da giustificare?
Per comprendere il fenomeno, bisogna partire dalla motivazione principale che spinge gli investitori verso il settore crypto: la ricerca di rendimenti elevati. Secondo la stessa ricerca, il potenziale di forti guadagni è la ragione più citata per investire in asset digitali. I meme coin, con la loro volatilità estrema, rappresentano l'incarnazione più pura di questa logica: la prospettiva di un ritorno 10x o addirittura 100x in tempi brevi è una leva psicologica potentissima, anche per chi gestisce patrimoni milionari.
Dogecoin (DOGE) rimane il meme coin più popolare tra gli investitori ad alto reddito. Durante il bull run del 2020-2021, DOGE è passato da frazioni di centesimo a un all-time high di 0,74 dollari, un rally che ha trasformato piccoli investimenti in fortune in pochi mesi. Un pattern simile a quello osservato per molti altcoin in quella stessa fase euforica del mercato.
La realtà post-rally, però, racconta una storia ben diversa. Chi avesse acquistato DOGE al picco di maggio 2021 si ritroverebbe oggi con una perdita dell'86%, con il token che naviga intorno ai 0,10 dollari. Nemmeno le continue iniziative di Elon Musk, il suo sostenitore più famoso e potente, sono riuscite a riportare il prezzo su quei livelli. Un promemoria che anche il backing di figure influenti non garantisce performance nel lungo periodo.
Sul fronte dell'adozione istituzionale, un segnale interessante arriva dal mercato degli ETF. Dopo il successo clamoroso degli ETF su Bitcoin, che hanno aperto le porte agli investitori tradizionali senza costringerli a gestire wallet e chiavi private, sono arrivati i primi ETF con esposizione diretta a Dogecoin. Sono già in lavorazione diverse applicazioni per ETF su altri meme coin, segnalando un interesse crescente da parte di emittenti finanziari tradizionali verso questo segmento di mercato.
Il lancio di questi strumenti porta con sé qualche beneficio marginale in termini di diversificazione: i primi cinque meme coin per capitalizzazione rappresentano oggi circa l'1% del market cap complessivo dell'industria crypto. Rimane però aperta una questione strategica: non sarebbe più efficiente un ETF diversificato su decine o centinaia di meme coin, invece di scommettere sull'iconico cane Shiba o su Shiba Inu (SHIB)? Un basket ampio permetterebbe di catturare l'upside di qualsiasi token a tema animale — gatti, rane, pinguini — che dovesse esplodere nel prossimo ciclo di mercato.
I dati, però, invitano alla cautela. Tra chi investe in meme coin e riesce a chiudere in profitto, la maggioranza intasca cifre irrisorie, 100 dollari o meno: un rendimento che difficilmente giustifica il rischio assunto e lo stress emotivo legato all'estrema volatilità di questi asset. Solo una minoranza ristretta riesce a realizzare guadagni significativi, e spesso si tratta di chi entra nelle prime fasi del lancio di un token, un vantaggio informativo difficile da replicare sistematicamente.
Per gli investitori europei e italiani, vale la pena ricordare che il quadro normativo si sta evolvendo rapidamente con il regolamento MiCA, che potrebbe introdurre requisiti di trasparenza più stringenti anche per i meme coin. La Consob ha già mostrato attenzione crescente verso i prodotti crypto ad alto rischio speculativo, un elemento che chi opera nel nostro mercato non può ignorare nella costruzione del proprio portafoglio digitale.
La vera domanda, alla fine, non è se i meme coin possano generare rendimenti straordinari — in alcuni casi lo hanno fatto — ma se il profilo rischio-rendimento sia compatibile con una strategia di investimento solida. Con Bitcoin ed Ethereum che continuano a offrire esposizione al settore con fondamentali più robusti e liquidità superiore, i meme coin sembrano più adatti a una quota marginale e consapevole del portafoglio che non a una strategia core. I prossimi mesi, con potenziali nuovi ETF in arrivo e un ciclo di mercato ancora aperto, forniranno ulteriori dati per valutare se la scommessa dei millionari sui meme coin si rivelerà lungimirante o semplicemente fortunata.