Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti si trova al centro di un'aspra controversia che potrebbe ridefinire l'approccio normativo verso il settore crypto. Sei senatori democratici hanno formalmente accusato il Vice Procuratore Generale Todd Blanche di aver operato in palese conflitto di interessi quando, nell'aprile scorso, ha ordinato la chiusura di numerose indagini su società crypto e lo smantellamento del National Cryptocurrency Enforcement Team. La vicenda assume contorni particolarmente gravi se si considera che, al momento della decisione, Blanche deteneva asset crypto per un valore di almeno 159.000 dollari, compresi Bitcoin (BTC), Solana (SOL), Ethereum (ETH) e azioni di Coinbase.
La lettera inviata questa settimana dai senatori Elizabeth Warren, Dick Durbin, Mazie Hirono, Sheldon Whitehouse, Christopher Coons e Richard Blumenthal si basa su un'inchiesta di ProPublica che ha rivelato i dettagli degli holding crypto di Blanche. La questione centrale riguarda il memo del 7 aprile intitolato "Ending Regulation by Prosecution", con cui il Vice Procuratore ha di fatto invertito la rotta intrapresa dall'amministrazione Biden, notoriamente più rigida verso l'industria delle criptovalute. Secondo i senatori, tale decisione avrebbe violato la legge federale sui conflitti di interesse, con potenziali conseguenze penali che vanno da un anno di carcere fino a cinque anni nei casi più gravi.
L'impatto sul mercato crypto di questa policy non è stato trascurabile. Secondo le stime del Campaign Legal Center, il valore dei soli Bitcoin detenuti da Blanche è aumentato del 34% tra il momento dell'emissione del memo e la sua dismissione degli asset, raggiungendo i 105.881 dollari. Il documento aveva condannato l'approccio dell'amministrazione precedente come "una strategia sconsiderata di regolamentazione tramite azione penale, mal concepita e mal eseguita", promettendo di concentrare l'enforcement solo su terroristi e trafficanti di droga che utilizzano illecitamente crypto, non sulle piattaforme che li ospitano.
La mossa ha avuto ripercussioni immediate sull'ecosistema crypto statunitense. Il National Cryptocurrency Enforcement Team, che aveva ottenuto diverse condanne di alto profilo nel settore, è stato completamente smantellato. Exchange centralizzati e progetti DeFi hanno interpretato il cambio di rotta come un segnale di distensione normativa, ma i senatori avvertono che la realtà potrebbe essere ben diversa. Un report indipendente citato nella lettera evidenzia un'impennata delle attività illecite legate alle criptovalute nel 2025, inclusi crimini legati al riciclaggio di denaro e al traffico di esseri umani.
Il caso Blanche solleva interrogativi più ampi sulla governance crypto negli Stati Uniti. L'ex procuratore federale, divenuto celebre come lead attorney di Donald Trump nel processo di Manhattan che portò a 34 condanne per reati legati al pagamento a Stormy Daniels, aveva firmato a febbraio un accordo etico che lo impegnava a dismettere le sue criptovalute entro 90 giorni dalla conferma e ad astenersi da qualsiasi decisione che potesse avere "un effetto diretto e prevedibile sui miei interessi finanziari in valuta virtuale". Il memo del 7 aprile è stato emesso prima che tale dismissione fosse completata.
Il Dipartimento di Giustizia ha risposto laconicamente che le azioni di Blanche erano state "adeguatamente segnalate, affrontate e approvate in anticipo", senza fornire dettagli su chi avesse autorizzato tali decisioni. I senatori hanno ora richiesto una disclosure completa entro l'11 febbraio, includendo tutte le comunicazioni di Blanche con funzionari etici e del DOJ, qualsiasi determinazione scritta sulla legalità delle sue azioni, e tutte le comunicazioni con l'industria crypto precedenti all'emissione del memo.
Il Campaign Legal Center ha già chiesto all'Inspector General del Dipartimento di Giustizia di aprire un'indagine formale. Kedric Payne, general counsel del gruppo, ha sottolineato come la decisione abbia beneficiato l'industria nel suo complesso, compresi gli investimenti personali di Blanche. La richiesta è stata poi estesa all'Office of Government Ethics e all'ethics officer del DOJ, per verificare potenziali violazioni dello statuto federale sui conflitti di interesse e della legge sulle false dichiarazioni nei moduli di compliance.
La vicenda arriva in un momento delicato per la regolamentazione crypto negli Stati Uniti. I senatori hanno collegato esplicitamente le decisioni di Blanche agli interessi finanziari del presidente Trump nel settore delle criptovalute, citando anche i controversi perdoni presidenziali concessi a criminali condannati per reati crypto-correlati. Il precedente potrebbe influenzare significativamente il dibattito normativo globale: mentre l'Europa procede con l'implementazione del regolamento MiCA, gli Stati Uniti sembrano orientarsi verso un approccio più permissivo, sollevando interrogativi sulla competizione normativa internazionale e sui rischi sistemici per gli investitori retail.