Il mercato delle stablecoin torna sotto i riflettori dopo che S&P Global Ratings ha declassato la capacità di Tether (USDT) di mantenere il peg 1:1 con il dollaro statunitense, attribuendo al token una valutazione "debole". La decisione della principale agenzia di rating creditizio rappresenta un potenziale punto di svolta per l'intero ecosistema crypto, considerando che USDT è la terza criptovaluta per capitalizzazione di mercato e registra volumi di scambio giornalieri superiori a 76,9 miliardi di dollari su tutti gli exchange globali. La questione delle riserve di Tether non è nuova, ma il declassamento formale di S&P arriva in un momento particolarmente delicato per il settore, con Bitcoin (BTC) che ha mostrato recenti flessioni e mentre l'industria attende l'implementazione completa del regolamento MiCA in Europa.
Secondo l'analisi pubblicata mercoledì, Tether potrebbe trovarsi in una situazione di sottocollateralizzazione se gli asset che garantiscono USDT dovessero perdere valore in modo significativo. L'agenzia punta il dito in particolare sulla presenza di Bitcoin tra le riserve dell'emittente, considerato un asset ad alto rischio che potrebbe compromettere la stabilità del peg in caso di crollo del suo prezzo. La correlazione tra la solvibilità di una stablecoin e asset volatili come BTC rappresenta un elemento di rischio sistemico che preoccupa regolatori e investitori istituzionali.
Nel report, S&P Global evidenzia anche carenze strutturali significative nella governance di Tether, criticando la mancanza di trasparenza sui custodi delle riserve, sulle controparti finanziarie e sui fornitori di conti bancari. Sebbene una quota rilevante delle riserve di USDT sia investita in Treasury bills statunitensi a breve termine e altri equivalenti di cassa in dollari, l'agenzia sottolinea che l'assenza di informazioni dettagliate sull'affidabilità creditizia dei partner finanziari costituisce una vulnerabilità critica per chi detiene il token.
Le criticità individuate da S&P non si fermano alla composizione delle riserve. Il rating mette in luce l'assenza di un framework regolatorio solido, la mancata segregazione degli asset per proteggere gli utenti in caso di insolvenza dell'emittente, e limitazioni nella redeemabilità primaria di USDT. Questi fattori, combinati con una trasparenza limitata sulla gestione del rischio e sull'appetito per il rischio dell'azienda, compongono un quadro che secondo l'agenzia giustifica la valutazione negativa.
La risposta di Tether non si è fatta attendere. In un comunicato ufficiale, la società con sede a El Salvador ha dichiarato di dissentire fortemente dalla valutazione di S&P Global, sottolineando come USDT abbia attraversato indenne più di dieci anni di turbolenze nei mercati finanziari tradizionali e crypto. L'azienda ha rivendicato di non aver mai rifiutato una richiesta di redemption da parte di utenti verificati, testimoniando secondo loro la solidità del modello di business.
Il CEO Paolo Ardoino è intervenuto su X con toni ancora più decisi, affermando che Tether indossa "con orgoglio" il giudizio negativo dell'agenzia. Ardoino ha attaccato frontalmente i modelli di rating classici costruiti per le istituzioni finanziarie tradizionali, ricordando come questi abbiano storicamente portato investitori privati e istituzionali a investire in società che, nonostante rating investment grade, sono poi collassate. Un portavoce di Tether ha inoltre dichiarato a Decrypt che l'adozione di USDT continua a crescere con l'emergere di nuovi casi d'uso per il token.
Il ruolo di USDT nell'infrastruttura crypto è difficile da sovrastimare. La stablecoin viene utilizzata principalmente dai trader per entrare e uscire da posizioni senza dover transitare attraverso il sistema bancario tradizionale, fungendo da ponte tra fiat e crypto. Questa funzione la rende letteralmente la spina dorsale dell'economia delle criptovalute, con una presenza dominante su exchange centralizzati e decentralizzati di tutto il mondo.
La questione della trasparenza delle riserve di Tether ha una lunga storia. Regolatori di diverse giurisdizioni hanno aperto indagini e in alcuni casi intentato cause legali contro l'azienda, accusandola di non fornire informazioni sufficienti sulla composizione effettiva degli asset a garanzia. Tether ha ripetutamente dichiarato di essere disponibile a sottoporsi a audit indipendenti da parte di una delle Big Four società di revisione contabile, ma finora non ha concretizzato questa disponibilità con azioni definitive.
Il precedente più inquietante per il settore delle stablecoin rimane il collasso di Terra Luna nel 2022, quando l'algorithmic stablecoin UST ha perso il peg creando un buco nero da 40 miliardi di dollari che ha causato una serie di fallimenti a catena nell'industria crypto. Più recentemente, nel 2023, USDC di Circle ha temporaneamente perso valore scendendo a 87 centesimi dopo che è emerso che parte delle riserve erano depositate presso Silicon Valley Bank, chiusa dai regolatori californiani dopo una corsa agli sportelli.
L'analisi di S&P arriva in un contesto normativo in evoluzione, con l'Europa che sta implementando il regolamento MiCA e autorità come la Consob che prestano crescente attenzione agli asset crypto. Per gli investitori italiani ed europei, la questione della solidità delle stablecoin assume un'importanza particolare considerando l'approccio tradizionalmente più cauto verso la regolamentazione finanziaria. Le prossime settimane potrebbero rivelare se il declassamento di S&P avrà impatti concreti sui volumi di trading di USDT o sulla fiducia degli utenti, oppure se la stablecoin continuerà a dominare il mercato come ha fatto finora attraverso numerose crisi del settore.