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Tether declassato: cresce l'appeal di USDC

Tempo di lettura 4 min
Valentina Romano
Di Valentina Romano
Tether declassato: cresce l'appeal di USDC

Il declassamento di Tether (USDT) da parte di S&P Global a un rating di rischio "debole" sta scuotendo le fondamenta del mercato delle criptovalute, mettendo sotto i riflettori la vulnerabilità dell'infrastruttura su cui si reggono miliardi di dollari di trading giornaliero. La stablecoin più capitalizzata al mondo, con un market cap che supera gli 80 miliardi di dollari, si trova ora al centro di crescenti preoccupazioni sulla solidità delle sue riserve e sulla trasparenza operativa, sollevando interrogativi critici per exchange, protocolli DeFi e investitori istituzionali che hanno fatto di USDT il perno della loro liquidità on-chain.

Secondo l'analisi di S&P Global, il downgrade riflette due criticità strutturali sempre più evidenti. La prima riguarda lo spostamento progressivo delle riserve di Tether verso asset a maggior rischio, allontanandosi dai tradizionali Treasury bill statunitensi considerati rifugi sicuri. Questa strategia di allocazione più aggressiva espone USDT a potenziali shock di mercato che potrebbero compromettere il mantenimento del peg 1:1 con il dollaro, scenario da incubo per chiunque utilizzi la stablecoin per operazioni di trading o come collaterale in protocolli di lending.

La seconda criticità, forse ancora più preoccupante per la comunità crypto, riguarda l'opacità informativa persistente di Tether. Mentre competitor come Circle hanno adottato attestazioni mensili da parte di società di revisione riconosciute e pubblicano report dettagliati sulla composizione delle riserve, Tether continua a mantenere un approccio reticente che lascia gli investitori all'oscuro della reale solidità del backing. Questa mancanza di trasparenza ha alimentato per anni speculazioni e timori, culminati ora in un declassamento ufficiale da parte di una delle principali agenzie di rating globali.

Le implicazioni per il mercato crypto nel suo complesso vanno ben oltre la reputazione di una singola stablecoin. USDT rappresenta il principale strumento di liquidità per innumerevoli pair di trading su exchange centralizzati e decentralizzati, oltre a costituire una componente fondamentale del Total Value Locked in numerosi protocolli DeFi. Un eventuale de-pegging o crisi di fiducia generalizzata potrebbe innescare una reazione a catena devastante, con conseguenze paragonabili o superiori al crollo di Terra/UST nel maggio 2022.

Il 90% delle riserve di USDC è detenuto in Treasury bill a breve termine e cash equivalent, offrendo una base decisamente più solida rispetto alla composizione opaca di Tether

Dal punto di vista regolamentare, il declassamento arriva in un momento particolarmente delicato per l'ecosistema delle stablecoin europee. L'entrata in vigore del regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets) sta imponendo standard stringenti di riserva e trasparenza che Tether fatica a soddisfare, portando già diversi exchange europei a delistare USDT per evitare complicazioni con le autorità di vigilanza. La ESMA e la Consob italiana stanno intensificando i controlli, e la non conformità di Tether potrebbe presto tradursi in limitazioni operative significative per le imprese crypto-friendly nel territorio dell'Unione.

In questo contesto, USD Coin (USDC) si sta affermando come l'alternativa istituzionale di riferimento. Emesso da Circle e sottoposto a attestazioni mensili da parte di Grant Thornton, USDC offre un livello di trasparenza che risponde alle esigenze di compliance delle aziende che gestiscono treasury in cripto. La composizione delle riserve, quasi interamente concentrata in strumenti a breve termine del Tesoro USA, minimizza l'esposizione a rischi di credito e di liquidità, caratteristiche sempre più apprezzate da SME e corporate treasurer che operano nel settore blockchain.

Per le imprese che hanno costruito le proprie strategie di crypto treasury management attorno a USDT, il declassamento impone una revisione urgente delle politiche di gestione del rischio. La diversificazione tra diverse stablecoin, audit regolari delle controparti e una valutazione continua della conformità normativa diventano requisiti imprescindibili per mitigare l'esposizione a potenziali shock sistemici. L'educazione dei team finanziari sulle implicazioni tecniche e regolamentari delle diverse opzioni di stablecoin non è più un'opzione, ma una necessità operativa.

L'evoluzione in corso suggerisce che il mercato delle stablecoin si sta polarizzando tra soluzioni trasparenti e regolamentate da un lato, e alternative più opache ma ampiamente diffuse dall'altro. La scelta tra USDT e USDC riflette sempre più una scelta strategica tra liquidità immediata e conformità normativa di lungo termine. Con gli investitori istituzionali che aumentano la loro esposizione al crypto, e con i regolatori che stringono le maglie della supervisione, la tendenza sembra favorire nettamente le stablecoin che privilegiano trasparenza e governance robusta rispetto alla semplice capillarità di mercato.

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