Il mondo delle criptovalute si trova a fare i conti con una delle questioni più controverse dell'ultimo anno: l'intreccio sempre più evidente tra politica e profitti crypto della famiglia Trump. A distanza di dodici mesi dal lancio a sorpresa del token TRUMP sulla blockchain Solana, il dibattito sui conflitti d'interesse non accenna a placarsi, anzi si intensifica proprio mentre il Congresso americano cerca di definire il quadro normativo per il settore. La questione non è più solo etica: sta diventando un ostacolo concreto all'approvazione di riforme legislative fondamentali per l'industria crypto statunitense ed europea.
Il token Official Trump (TRUMP) rappresenta oggi un caso di studio emblematico sui rischi reputazionali che i meme coin possono comportare quando vengono associati a figure istituzionali. Attualmente scambiato intorno ai 5 dollari con una capitalizzazione di mercato superiore ai 987 milioni di dollari, il token ha subito un crollo del 93% rispetto al picco di 73 dollari raggiunto nelle ore successive al lancio. Quel venerdì sera di gennaio 2024, tre giorni prima della seconda inaugurazione presidenziale, l'annuncio sui canali social di Trump aveva scatenato una frenesia speculativa senza precedenti: oltre 8 milioni di richieste al minuto avevano mandato in tilt l'infrastruttura di Phantom Wallet, mentre la capitalizzazione schizzava a 10 miliardi di dollari in poche ore.
La performance del token riflette il classico pattern dei meme coin lanciati da celebrity: pump iniziale esplosivo seguito da un dump prolungato che brucia la maggior parte dei retail trader entrati in fase tardiva. Nonostante il crollo, TRUMP mantiene la sesta posizione tra i meme coin per market cap, dimostrando come il brand politico continui a generare interesse speculativo nel settore. L'impatto però va ben oltre i grafici di prezzo: secondo Peter Chung, head of research di Presto Labs con sede a Singapore, "il lancio del meme coin di Trump ha fatto più danni che benefici al settore, poiché i suoi oppositori politici citano i guadagni personali come motivo per bloccare o rallentare il processo legislativo crypto".
Il nodo gordiano riguarda l'ecosistema crypto della famiglia presidenziale, che si estende ben oltre il singolo meme coin. World Liberty Financial, il progetto DeFi legato ai Trump, ha visto la partecipazione del fondatore di Tron Justin Sun, che ha investito oltre 22 milioni di dollari in token TRUMP e decine di milioni nel progetto World Liberty. La stablecoin USD1, lanciata nell'ambito di questa iniziativa, ha attratto un investimento da 2 miliardi di dollari dagli Emirati Arabi Uniti, definito "losco" dalla senatrice Elizabeth Warren. Lo stake della famiglia Trump in WLFI ha incrementato il loro patrimonio netto di oltre 6 miliardi di dollari dall'inizio del trading, mentre documenti ufficiali rivelano guadagni per 57,3 milioni di dollari solo a giugno.
Sul fronte legislativo, la situazione si è fatta esplosiva. A maggio, la deputata democratica Maxine Waters ha presentato lo "Stop TRUMP in Crypto Act of 2025", un disegno di legge specificamente mirato a impedire al presidente e ai membri della sua famiglia di possedere asset crypto durante il mandato. La stessa Waters ha guidato un'uscita in massa dei democratici durante le discussioni sul GENIUS Act, la normativa sulle stablecoin, nel tentativo di forzare l'inserimento di clausole di disinvestimento. Il risultato è stato un ritardo significativo nell'approvazione di una riforma considerata cruciale per posizionare gli Stati Uniti come hub globale per le stablecoin.
L'episodio forse più simbolico della commistione tra politica e crypto si è verificato sempre a maggio, quando Trump ha organizzato una cena a porte chiuse per i 220 maggiori holder del token TRUMP, con la stampa esplicitamente esclusa. L'evento, che ha visto la partecipazione di Justin Sun tra gli altri whale, è stato definito dalla senatrice Warren "un'orgia di corruzione", mentre centinaia di manifestanti si radunavano all'esterno del locale. La vicenda evidenzia come i grandi holder di token personalizzati possano ottenere accesso privilegiato a figure istituzionali, creando dinamiche che ricordano più il lobbying tradizionale che l'ideale decentralizzato delle crypto.
Per gli osservatori europei, la vicenda offre spunti di riflessione nel contesto del regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets), che impone requisiti stringenti di trasparenza e governance proprio per prevenire situazioni di questo tipo. Il contrasto è netto: mentre l'Europa costruisce un framework normativo basato su disclosure e separazione dei ruoli, negli Stati Uniti il dibattito resta polarizzato su linee politiche, con il rischio concreto che questioni di conflitto d'interesse ritardino l'adozione di regole chiare per l'intero settore.
Le prospettive per i prossimi mesi dipenderanno dalla capacità del Congresso di separare le questioni etiche legate alla famiglia Trump dalle riforme strutturali necessarie al mercato crypto. Gli analisti temono che ogni nuovo sviluppo legato ai venture crypto presidenziali possa alimentare ulteriori resistenze politiche, rallentando l'approvazione di normative su DeFi, custody e tassazione che il settore attende da anni. Nel frattempo, il token TRUMP continua a essere scambiato, testimonianza vivente di come speculazione, politica e tecnologia blockchain possano intrecciarsi in modi che i creatori di Bitcoin probabilmente non avevano previsto.