Il mercato delle criptovalute si trova nel mezzo di una tempesta macroeconomica che sta ridisegnando i flussi di capitale globali, con Bitcoin (BTC) intrappolato in quella che gli analisti definiscono una vera e propria "guerra dei capitali". Mentre l'oro registra nuovi massimi storici con un rialzo del 12% e Goldman Sachs rivede al rialzo le previsioni a 5.400 dollari l'oncia, la principale criptovaluta fatica a beneficiare della stessa narrativa di bene rifugio, con il ratio BTC/Gold scivolato ai minimi degli ultimi due anni sotto le 18 once. Il recente sell-off di Treasury americani da parte di investitori europei e asiatici sta generando pressioni sui rendimenti obbligazionari che potrebbero limitare significativamente il potenziale di breakout di Bitcoin nel medio termine.
Il ritiro improvviso della tariffa del 10% sull'Unione Europea da parte del presidente Trump rappresenta molto più di una mossa commerciale isolata. La decisione appare come una risposta diretta alla massiccia vendita di Treasury statunitensi orchestrata da investitori stranieri: l'Europa ha scaricato titoli per 150,2 miliardi di dollari, la Cina per 105,8 miliardi e l'India per 56,2 miliardi, toccando livelli record pluriennali. La Danimarca ha ridotto la propria esposizione a soli 9 miliardi di dollari, il minimo in 14 anni.
Questa fuga dai Treasury sta producendo effetti concreti sulla curva dei rendimenti, con il trentennale schizzato vicino al 5%. Il problema per Washington è strutturale: circa il 26% del debito federale da 39 trilioni di dollari deve essere rifinanziato nei prossimi 12 mesi, e con i rendimenti in ascesa il costo di questa operazione diventa sempre più insostenibile. Gli investitori europei detengono ancora circa 2 trilioni di dollari in titoli americani, ma il trend di dismissione rappresenta un cambiamento paradigmatico nel sistema finanziario globale.
Per Bitcoin, questo scenario macro si traduce in segnali contrastanti. Dopo la mossa distensiva di Trump e la dichiarazione "non ostile" sulla Groenlandia, 50 miliardi di dollari sono affluiti nel mercato crypto, con il 60% concentrato su BTC in un momentum classificato come "BTC-led". Tuttavia, il Coinbase Premium Index rimane negativo a -0.1, segnalando che gli investitori retail statunitensi mantengono un approccio cauto. Storicamente, i bull run di Bitcoin hanno coinciso con picchi positivi del CPI, rendendo questo indicatore cruciale per valutare il sentiment.
La competizione con i metalli preziosi rappresenta il vero ostacolo alla narrativa bullish di breve termine. L'oro sta vivendo un rally straordinario alimentato dalla domanda istituzionale e sovrana: la Russia ha accumulato oltre 216 miliardi di dollari in guadagni dall'apprezzamento delle proprie riserve auree dall'inizio dell'invasione dell'Ucraina, mentre le importazioni indiane di argento hanno raggiunto il record di 5,9 miliardi di dollari negli ultimi quattro mesi. Goldman Sachs ha alzato le stime di fine anno a 5.400 dollari l'oncia, un target che evidenzia come i metalli siano percepiti come protezione primaria contro l'instabilità del sistema del dollaro.
Questo spostamento di preferenze si riflette tecnicamente nel deterioramento del ratio Bitcoin/Gold, ora ai minimi biennali. La correlazione inversa tra rendimenti Treasury e asset rischiosi sta limitando gli afflussi verso BTC, con gli investitori che trovano più attraenti le obbligazioni ad alto rendimento rispetto all'esposizione crypto. Il fenomeno non è casuale: i movimenti coordinati di dismissione dei Treasury e accumulo di metalli suggeriscono una strategia deliberata di de-dollarizzazione da parte delle economie asiatiche ed europee.
Dal punto di vista tecnico, il rimbalzo dell'1,20% di Bitcoin appare più come un sollievo temporaneo che l'inizio di una vera fase rialzista. La pressione macro è appena iniziata, e finché il CPI rimarrà negativo e i rendimenti dei Treasury continueranno a salire, il capitale disponibile per gli asset crypto resterà limitato. La resistenza chiave per BTC si colloca ora nella capacità di superare stabilmente la soglia psicologica che separa il movimento tecnico dalla riconquista della fiducia istituzionale statunitense.
Lo scenario che si delinea per i prossimi mesi richiede un monitoraggio costante della curva dei rendimenti Treasury come indicatore anticipatore dei flussi crypto. Se la capital war dovesse intensificarsi con ulteriori vendite di debito americano, Bitcoin potrebbe trovarsi schiacciato tra la necessità di preservare capitale degli investitori e la competizione con oro e argento per il ruolo di alternativa al sistema dollaro. Le elezioni di medio termine negli Stati Uniti aggiungono un ulteriore elemento di incertezza, con l'amministrazione Trump sotto pressione per contenere i costi di finanziamento del debito senza compromettere la crescita economica.