Il settore del mining di Bitcoin (BTC) sta trovando una seconda vita in Finlandia, dove l'energia termica di scarto prodotta dalle operazioni di estrazione viene trasformata in un sistema di riscaldamento urbano per decine di migliaia di persone. Una soluzione che riapre il dibattito sull'impatto ambientale delle criptovalute proof-of-work, mostrandone un lato inaspettatamente sostenibile in un contesto geografico e infrastrutturale specifico. Con MARA Holdings e altre aziende che espandono rapidamente questo modello, il mining crypto potrebbe non essere più solo sinonimo di consumo energetico spropositato, ma anche di efficientamento termico per città intere.
La dinamica è relativamente semplice ma innovativa: i miner ASIC, durante il processo computazionale necessario alla validazione delle transazioni Bitcoin, producono enormi quantità di calore. Anziché disperderlo nell'atmosfera come accade nella maggior parte delle mining farm globali, MARA Holdings ha installato i propri dispositivi all'interno dei sistemi di teleriscaldamento esistenti in Finlandia, dove l'acqua scorre attraverso le unità di mining, assorbendo temperature che oscillano tra 50 e 78 gradi Celsius, per poi essere distribuita nelle reti urbane. Questo approccio ha già permesso di riscaldare 80.000 residenti in due località finlandesi, Satakunta e Seinäjoki, evitando emissioni equivalenti a quelle prodotte da circa 700 abitazioni statunitensi dall'inizio del 2024.
L'aspetto economico rappresenta il vero game-changer di questa strategia. Matt Carlsson, ora in MARA dopo anni trascorsi a promuovere la decarbonizzazione degli edifici, aveva constatato come i clienti ignorassero sistematicamente le soluzioni green prive di un chiaro business case. Nel modello finlandese invece, le mining company beneficiano di due flussi di ricavo simultanei: il primo derivante dall'estrazione di BTC, il secondo dalle tariffe pagate dai comuni per la fornitura di calore. In più ricevono gratuitamente l'acqua necessaria al raffreddamento delle macchine. Per i distretti urbani, il vantaggio è duplice: costi energetici inferiori rispetto ai sistemi elettrici tradizionali e continuità del servizio anche in caso di crollo del prezzo di Bitcoin.
Non è solo MARA a cavalcare questa opportunità. Hashlabs, infrastructure provider globale nel settore mining, gestisce già sei siti connessi a reti di teleriscaldamento in Finlandia, con altri progetti in fase di sviluppo. Anche Terahash Energy ha lanciato il progetto "Genesis", che fornisce calore da mining crypto a zone industriali e abitazioni nella regione nordica. L'impulso decisivo è arrivato dopo l'invasione russa dell'Ucraina, quando i prezzi energetici europei sono schizzati alle stelle e alcuni impianti di teleriscaldamento alimentati a gas naturale importato sono andati in crisi. Il mining Bitcoin ha offerto un'alternativa economicamente sostenibile, con minore dipendenza dai combustibili fossili.
La Finlandia rappresenta il contesto ideale per questo tipo di operazioni: clima freddo che richiede riscaldamento costante, infrastrutture di teleriscaldamento già consolidate, e un mix energetico nazionale quasi completamente decarbonizzato (95% da fonti carbon-free, inclusi nucleare e biomasse). I miner di MARA sono dimensionati per fornire il calore minimo necessario tutto l'anno, mentre in inverno le caldaie elettriche e a biomassa tradizionali integrano la fornitura nei picchi di domanda. I residenti non percepiscono alcuna differenza nel servizio, dato che l'acqua calda arriva dalle stesse tubature di sempre, ma a tariffe inferiori.
Tuttavia, l'intero modello solleva interrogativi strutturali sulla sostenibilità complessiva del Bitcoin mining. Come sottolineato da organizzazioni ambientaliste tra cui Greenpeace, Bitcoin consuma ancora lo 0,5% dell'elettricità globale a causa del meccanismo proof-of-work, superando il fabbisogno energetico di intere nazioni. Anche in Finlandia, dove la grid è relativamente pulita, l'espansione massiccia del mining crypto potrebbe richiedere maggiore attivazione di impianti fossili per soddisfare la domanda extra, vanificando i benefici del recupero termico. Inoltre, molti sistemi di teleriscaldamento finlandesi sono già altamente efficienti grazie a impianti di cogenerazione che recuperano calore da centrali elettriche esistenti, rendendo superfluo il contributo del mining.
Dal punto di vista dell'efficienza pura, i miner Bitcoin funzionano come scaldacqua elettrici a resistenza: un'unità di energia in input produce un'unità di calore in output. Le pompe di calore elettriche, al contrario, offrono efficienza molto superiore, ma richiedono investimenti infrastrutturali onerosi per ogni edificio. Eric Bosworth, fondatore di Thermal Energy Insights, riconosce che se un'operazione di mining è già pianificata, recuperarne il calore rappresenta una scelta logica, ma mette in guardia contro l'idea che il Bitcoin possa rappresentare una soluzione climatica autonoma.
Per Alen Makhmetov di Hashlabs, la parola chiave è "sostenibilità" in senso economico: diversificare le revenue proteggendo l'azienda dalla volatilità del prezzo BTC. L'impegno contrattuale a fornire calore anche se il mining dovesse diventare non profittevole conferma questa impostazione pragmatica. Adam Swick, chief strategy officer di MARA, definisce l'operazione "un no-brainer" dato il triplo vantaggio: mining, vendita di calore e raffreddamento gratuito. Carlsson, che sette anni fa considerava Bitcoin potenzialmente una truffa, ora tiene due piccoli miner sulla scrivania e si definisce "parte di uno strano culto".
Il dibattito resta aperto: questa forma di simbiosi tra infrastrutture urbane e mining crypto può rappresentare un ponte transitorio verso sistemi completamente decarbonizzati, oppure rischia di legittimare e incentivare ulteriormente un'industria intrinsecamente energy-intensive? La risposta probabilmente dipende dal contesto: in paesi con grid pulite, infrastrutture esistenti e necessità di contenere i costi energetici post-crisi, il modello finlandese può offrire vantaggi concreti. Altrove, potrebbe semplicemente mascherare l'impatto climatico netto del proof-of-work. La pressione affinché Bitcoin adotti meccanismi di consenso meno energivori, come il proof-of-stake già implementato da Ethereum (ETH), continua a crescere tra gli attivisti ambientali, che vedono nel recupero termico un effetto collaterale positivo ma insufficiente a giustificare l'intera industria.