Il mercato delle criptovalute torna a respirare dopo ore di tensione: Bitcoin (BTC) ha rimbalzato fino a quasi 72.000 dollari nella serata di giovedì, recuperando terreno in modo deciso dopo che le dichiarazioni del Segretario al Tesoro americano Scott Bessent hanno contribuito ad allentare le preoccupazioni legate all'impennata del prezzo del petrolio. In un contesto macro già fragile, con i mercati azionari statunitensi in forte ribasso, la mossa di BTC — capace di mantenersi sopra la soglia psicologica dei 70.000 dollari per gran parte della giornata — ha sorpreso positivamente chi temeva una nuova capitolazione.
Bessent ha pubblicato un post su X in cui ha annunciato che il Dipartimento del Tesoro statunitense concederà un'autorizzazione temporanea per consentire ad alcuni Paesi di acquistare petrolio russo attualmente bloccato in navigazione. Una misura emergenziale pensata per aumentare l'offerta globale di greggio e raffreddare i prezzi, esplosi di quasi il 10% in una sola seduta, portando il barile vicino alla soglia dei 100 dollari. Una fiammata che ha colpito duramente Wall Street e i mercati globali, amplificando le pressioni inflattive già presenti nell'economia.
Per gli operatori crypto, la risposta di BTC è stata quasi immediata: nel giro di pochi minuti dalla pubblicazione del post di Bessent, il prezzo è balzato da circa 70.000 a quasi 72.000 dollari, segnando un rialzo del 2,2% nelle ultime 24 ore. In parallelo, il greggio WTI ha ridotto parte dei guadagni, riportandosi a 95,22 dollari al barile dopo aver toccato i picchi di giornata.
Il comportamento di BTC in questa fase di stress macro non è nuovo per gli analisti del settore. Bitcoin si sta confermando ancora una volta come indicatore anticipatore dei mercati risk-on: storicamente, la prima criptovaluta per capitalizzazione ha già anticipato correzioni significative negli indici azionari, come dimostrato negli episodi del 2017, prima del crollo legato al Covid e alla fine del 2021. In questo ciclo, BTC aveva già ceduto quota 60.000 dollari prima che l'S&P 500 e altri benchmark globali — tra cui lo SPDR Financial Select Sector ETF e il Nifty indiano — iniziassero a replicare la stessa struttura ribassista.
Dal punto di vista delle implicazioni per gli investitori crypto, la dichiarazione di Bessent introduce una variabile geopolitica ed energetica inattesa nel pricing di breve termine degli asset digitali. Il petrolio russo in transito che potrebbe tornare nei flussi commerciali globali rappresenta una leva deflattiva sull'energia, con effetti a catena positivi sulle aspettative di inflazione e quindi sulla propensione al rischio. Per il mercato crypto, meno pressione inflattiva significa potenzialmente condizioni monetarie meno restrittive, uno scenario storicamente favorevole per Bitcoin.
Tuttavia, Bessent stesso ha sottolineato che il rialzo del petrolio è "una perturbazione di breve periodo che produrrà enormi benefici di lungo termine per la nazione e l'economia", invitando implicitamente i mercati a non sopravvalutare l'impatto strutturale dell'attuale volatilità energetica. Un messaggio che gli operatori crypto sembrano aver recepito rapidamente, come dimostra il recupero tecnico di BTC.
Guardando avanti, i prossimi giorni saranno decisivi per capire se il livello dei 72.000 dollari potrà trasformarsi in un nuovo supporto o resterà una resistenza da consolidare. La correlazione tra BTC e le dinamiche macro — petrolio, indici azionari, politica monetaria Fed — si conferma sempre più stretta in questa fase del ciclo. Gli investitori dovranno monitorare con attenzione eventuali ulteriori dichiarazioni dell'amministrazione Trump sui dazi energetici e sull'implementazione concreta dell'autorizzazione temporanea al commercio di petrolio russo, variabili che potrebbero determinare la direzione del mercato nelle prossime sessioni.