Il mercato delle criptovalute respira dopo giorni di consolidamento: Bitcoin (BTC) ha sfondato nuovamente quota 93.000 dollari, registrando un incremento superiore al 2% nelle ultime 24 ore e riportando l'attenzione degli investitori sulla possibile corsa verso i sei cifre. Il movimento arriva in concomitanza con la pubblicazione dei dati sull'inflazione statunitense di dicembre, che hanno mostrato un aumento dei prezzi al consumo dello 0,3% mensile e del 2,7% annuale, sostanzialmente in linea con le aspettative del mercato. Ma mentre i volumi tornano a crescere in modo significativo, i segnali on-chain rivelano una realtà più complessa di quanto l'apparente rimbalzo possa suggerire.
Secondo i dati di CoinGecko, Bitcoin si attestava a 93.406 dollari al momento della rilevazione, mentre la piattaforma di analytics CoinGlass registrava un'impennata del 20% nei volumi giornalieri, saliti a 88,9 miliardi di dollari. Un ritorno di liquidità che però non si traduce automaticamente in sentiment bullish, come sottolineato dagli analisti di Glassnode nel loro report settimanale.
La metrica del cumulative volume delta (CVD) spot sta infatti deteriorandosi, segnalando una crescente dominanza dei venditori nonostante il rimbalzo dei prezzi. Questo indicatore, che traccia l'aggressività relativa di compratori e venditori nel tempo, mostra come la liquidità stia tornando sul mercato ma con una postura difensiva nel breve termine. "I volumi di trading sono rimbalzati modestamente dai minimi di ciclo, indicando primi segnali di ricostruzione della liquidità", hanno scritto gli analisti, "tuttavia il CVD spot è peggiorato, segnalando una dominanza crescente del lato vendita".
Il sentiment generale rimane infatti cauto, come confermato dal Crypto Fear & Greed Index, che martedì si posizionava ancora nell'area Fear, migliorando solo marginalmente rispetto all'Extreme Fear registrato un mese fa. Eppure i mercati predittivi raccontano una storia diversa: sulla piattaforma Myriad, le probabilità che BTC raggiunga quota 100.000 dollari sono salite all'80%, il livello più alto da quando il mercato è stato lanciato a fine novembre. Gli utenti sembrano quindi scommettere su una continuazione del trend rialzista piuttosto che su un ritorno ai 69.000 dollari.
Il contesto macroeconomico rimane il principale driver di volatilità per il settore crypto. Gli analisti di QCP Capital, asset manager digitale con sede a Singapore, hanno evidenziato come l'attenzione degli investitori si stia ora spostando sulla decisione della Corte Suprema statunitense riguardo le politiche tariffarie del presidente Donald Trump. La Corte è stata chiamata a valutare la legalità delle misure commerciali dell'amministrazione e potrebbe emettere un verdetto già mercoledì.
Storicamente, gli annunci tariffari di Trump hanno innescato ondate di volatilità sia sui mercati azionari che crypto, creando movimenti bruschi che hanno messo alla prova la tenuta dei supporti tecnici di Bitcoin e delle altcoin principali. "Indipendentemente da come deciderà la Corte, la sentenza potrebbe ulteriormente influenzare il posizionamento cross-asset e il sentiment di rischio", hanno commentato gli analisti di QCP Capital, sottolineando l'interconnessione sempre più stretta tra mercati tradizionali e digitali.
La dinamica attuale riflette la maturazione del mercato crypto: Bitcoin reagisce ora in modo sempre più correlato agli eventi macroeconomici e alle decisioni di policy, comportandosi di fatto come un asset di rischio globale piuttosto che come rifugio alternativo. Per i trader, questo significa che i prossimi giorni potrebbero riservare movimenti significativi in entrambe le direzioni, con la soglia psicologica dei 100.000 dollari che rimane l'obiettivo più ambito ma anche quello che richiederà un vero cambio di sentiment per essere conquistata in modo sostenibile.