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Bitcoin verso il collasso: le previsioni shock

Tempo di lettura 4 min
Serena Bianchi
Di Serena Bianchi
Bitcoin verso il collasso: le previsioni shock

Il mondo crypto si trova di fronte a una delle tesi più controverse degli ultimi anni. Justin Bons, founder e CIO di CyberCapital, ha lanciato un allarme che scuote le fondamenta stesse del mercato: Bitcoin (BTC) potrebbe essere destinato a un collasso sistemico entro i prossimi sette-undici anni. La causa? Un modello economico di sicurezza che, secondo l'analista, sta progressivamente erodendo le difese della rete contro attacchi informatici su larga scala. L'annuncio arriva in un momento in cui BTC viene scambiato attorno ai 95.270 dollari, apparentemente in salute, ma con dinamiche strutturali che potrebbero nascondere fragilità profonde.

Il cuore dell'argomentazione di Bons ruota attorno al meccanismo dell'halving, l'evento che ogni quattro anni circa dimezza le ricompense per i miner. Mentre la comunità Bitcoin celebra tradizionalmente questi momenti come catalizzatori di bull run, l'esperto di CyberCapital vi legge invece i sintomi di una crisi annunciata. Ogni halving riduce di circa il 50% i nuovi BTC emessi per blocco, comprimendo progressivamente il budget destinato alla sicurezza della rete. Con il prossimo halving previsto tra circa tre anni e mezzo, questo meccanismo deflazionistico potrebbe trasformarsi da punto di forza a tallone d'Achille.

La tesi di Bons si distacca nettamente dalla narrazione mainstream che celebra l'aumento dell'hashrate come prova incontrovertibile della robustezza di Bitcoin. L'analista sottolinea infatti che l'hashrate può crescere anche mentre la sicurezza reale diminuisce, grazie ai continui progressi nell'efficienza dell'hardware di mining. Ciò che conta davvero, secondo questa prospettiva, non è quanti hash vengono prodotti al secondo, ma quanto denaro effettivamente guadagnano i miner: quella cifra rappresenta la barriera economica che un attaccante dovrebbe superare per compromettere la rete.

I dati storici sul miner revenue dipingono un quadro inquietante. Analizzando le metriche del block reward in termini economici reali, emerge che la sicurezza di Bitcoin è già inferiore rispetto ai livelli di diversi anni fa. Per mantenere gli standard attuali, secondo i calcoli di Bons, servirebbe uno scenario praticamente insostenibile: o le gas fees salgono a livelli che renderebbero la rete inutilizzabile per la maggior parte degli utenti, oppure il prezzo di BTC dovrebbe raddoppiare ogni quattro anni, superando rapidamente la dimensione dell'intera economia globale.

Il costo di un attacco alla rete Bitcoin potrebbe diventare economicamente conveniente già tra due o tre halvings

L'arco temporale indicato da Bons per il potenziale collasso non è casuale: entro sette-undici anni, ovvero tra due o tre cicli di halving, il costo per sferrare un attacco del 51% potrebbe scendere a livelli tali da renderlo finanziariamente attraente. Lo scenario più probabile riguarderebbe attacchi di double-spending contro gli exchange centralizzati. Un soggetto che controllasse la maggioranza dell'hashrate potrebbe depositare Bitcoin su una piattaforma, convertirli in altri asset, prelevare i fondi, e poi riorganizzare la blockchain per recuperare i BTC originali, ottenendo così un doppio incasso.

Particolarmente significativa è l'analisi del security budget espresso come percentuale della capitalizzazione di mercato totale. I grafici mostrano un trend discendente pluriennale, suggerendo che Bitcoin non diventa automaticamente più sicuro semplicemente crescendo di valore. Questo smonta una delle assunzioni fondamentali di molti investitori: quella per cui un BTC da centinaia di migliaia di dollari sarebbe automaticamente più resistente agli attacchi. La realtà, secondo Bons, potrebbe essere esattamente l'opposta.

Le implicazioni per il mercato crypto sono enormi. Se la tesi si rivelasse corretta, Bitcoin si troverebbe di fronte a un dilemma esistenziale: modificare il cap fisso di 21 milioni di BTC per ripristinare gli incentivi ai miner, provocando probabilmente uno split della chain e una guerra civile all'interno della comunità, oppure accettare un rischio crescente di double-spend che minerebbe la fiducia nell'asset. Per il contesto normativo europeo, già alle prese con l'implementazione del regolamento MiCA, questa prospettiva potrebbe rafforzare le posizioni di chi chiede controlli più stringenti sulle criptovalute proof-of-work.

Vale la pena notare che questa non è la prima volta che Bitcoin affronta previsioni catastrofiche: la comunità ha già superato innumerevoli "death cross" e profezie di crollo. Tuttavia, la particolarità dell'analisi di Bons risiede nella sua natura sistemica e matematicamente verificabile, basata su parametri economici piuttosto che su sentiment di mercato. La questione rimane aperta: i massimalisti Bitcoin riusciranno a trovare soluzioni innovative, come layer 2 che generino fee sufficienti, oppure il modello economico della prima criptovaluta mostra davvero crepe strutturali irreparabili? I prossimi anni saranno decisivi per rispondere a questa domanda fondamentale per l'intero ecosistema crypto.

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