Il mercato delle criptovalute ha registrato deflussi massicci dagli ETF spot su Bitcoin (BTC) ed Ethereum (ETH) per quasi un miliardo di dollari mercoledì, in una giornata che ha evidenziato ancora una volta come gli asset digitali stiano reagendo con estrema sensibilità alle turbolenze geopolitiche innescate dall'amministrazione Trump. I prodotti di investimento regolamentati quotati negli Stati Uniti hanno subito prelievi per 996 milioni di dollari complessivi, segnalando un'ondata di risk-off tra gli investitori istituzionali che avevano abbracciato questi veicoli come ponte verso l'esposizione crypto. Il fenomeno si inserisce in un contesto più ampio dove Bitcoin continua a comportarsi come un asset ad alto beta, correlato ai mercati azionari piuttosto che fungere da riserva di valore indipendente come molti sostenitori della narrativa del "digital gold" avrebbero sperato.
La dinamica dei deflussi ha colpito duramente gli ETF su Bitcoin, che hanno registrato 709 milioni di dollari in uscite secondo i dati di CoinGlass, rappresentando il peggior drenaggio giornaliero dal 20 novembre scorso. Gli ETF su Ethereum non sono stati da meno, perdendo 287 milioni di dollari nella stessa sessione. Questi numeri non includono i flussi dai prodotti europei, dove paradossalmente CoinShares ha rilevato ingressi netti per 113 milioni di dollari nella settimana, suggerendo una divergenza geografica nell'appetito per il rischio crypto.
L'innesco immediato della sell-off è arrivato dalle tensioni geopolitiche legate alla Groenlandia, con il presidente Donald Trump che ha prima minacciato tariffe contro le nazioni europee opposte alla sua visione sul territorio danese, per poi fare marcia indietro annunciando su Truth Social di avere "la cornice di un accordo" dopo colloqui con il segretario NATO Mark Rutte. Questa oscillazione diplomatica ha fatto emergere nuovamente il pattern del "TACO" (Trump Always Chickens Out), l'acronimo coniato l'anno scorso per descrivere l'abitudine del tycoon di annunciare misure drastiche per poi ritrarle quando i mercati reagiscono negativamente.
Carlos Guzman, analista di ricerca presso la società di trading crypto GSR, ha sintetizzato efficacemente il problema strutturale: "Bitcoin non sta agendo come riserva di valore. Non è ancora oro digitale nella mente degli investitori." Questa analisi trova conferma nei movimenti di prezzo, con BTC sceso del 7,5% nell'arco di una settimana fino a circa 89.000 dollari, mentre Ethereum ha perso il 12% attestandosi sui 2.950 dollari secondo CoinGecko. Entrambi gli asset avevano toccato massimi mensili la settimana precedente, rendendo la correzione ancora più significativa dal punto di vista del sentiment.
Jasper De Maere, desk strategist presso il market maker Wintermute, ha riconosciuto che la svolta di Trump ha rimosso "parte dell'incertezza geopolitica immediata che guidava la vendita precedente", ma ha avvertito che "il rischio macro rimane elevato" nonostante qualsiasi stabilizzazione temporanea del prezzo di Bitcoin. Gli analisti di Compass Point hanno individuato negli holder di breve termine i principali responsabili della volatilità recente, identificando la soglia critica di 98.000 dollari come livello chiave per eventuali rally nel prossimo periodo.
Un ulteriore elemento di pressione è emerso dal fronte regolamentare statunitense, dove Coinbase ha ritirato il proprio supporto al disegno di legge sulla struttura di mercato crypto, raffreddando le aspettative di un quadro normativo favorevole nel breve termine. Guzman di GSR ha sottolineato come questo sviluppo abbia "aggiunto al pessimismo della settimana", smorzando l'ottimismo che aveva caratterizzato le settimane precedenti. La Casa Bianca mantiene comunque aspettative positive sul passaggio della normativa, che De Maere di Wintermute considera comunque un potenziale catalizzatore di breve periodo per il mercato.
Il quadro tecnico conferma la fragilità strutturale del mercato crypto in questa fase, con Bitcoin che continua a muoversi in tandem con gli indici azionari tradizionali, evidenziando una correlazione crescente con i risk asset piuttosto che manifestare le caratteristiche di safe haven che molti investitori si aspettavano. James Butterfill, Head of Research di CoinShares, ha documentato come il sentiment verso i prodotti di investimento in asset digitali sia peggiorato proprio venerdì scorso, nel momento in cui le tensioni diplomatiche si sono intensificate, confermando la sensibilità del settore alle dinamiche macroeconomiche e geopolitiche globali.