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Il figlio di un contractor federale ruba $40M

Tempo di lettura 4 min
Davide Greco
Di Davide Greco
Il figlio di un contractor federale ruba $40M

Il governo degli Stati Uniti si trova ad affrontare uno dei più gravi episodi di presunta sottrazione di crypto mai emersi nell'ambito della custodia di asset digitali sequestrati dalle autorità federali. Secondo le accuse mosse dall'investigatore blockchain ZachXBT, oltre 40 milioni di dollari in criptovalute confiscate sarebbero stati sottratti da wallet governativi attraverso un accesso interno ottenuto tramite un contractor federale. Il caso solleva interrogativi cruciali sulla sicurezza delle riserve crypto statunitensi, in un momento in cui Washington detiene una delle maggiori posizioni in Bitcoin (BTC) al mondo, stimata tra 198.000 e oltre 328.000 BTC secondo bitcointreasuries.net, per un valore complessivo di circa 29 miliardi di dollari.

Al centro delle accuse si trova Command Services & Support (CMDSS), una società tecnologica con sede in Virginia che nell'ottobre 2024 ha ottenuto un contratto dal U.S. Marshals Service (USMS) per gestire e liquidare specifiche categorie di criptovalute sequestrate. Il portfolio affidato a CMDSS includeva asset digitali non supportati dai principali exchange centralizzati e fondi legati a casi criminali complessi, tra cui le crypto confiscate dall'hack di Bitfinex del 2016, uno dei furti più significativi nella storia del settore.

L'investigatore ZachXBT ha identificato John "Lick" Daghita, figlio del presidente e CEO di CMDSS Dean Daghita, come il presunto responsabile dell'accesso non autorizzato ai wallet contenenti gli asset governativi. Le prime evidenze sono emerse da una disputa in una chat privata su Telegram, dove l'individuo identificato come "Lick" avrebbe condiviso lo schermo mostrando un wallet con milioni di dollari in criptovalute e dimostrando la capacità di movimentare i fondi in tempo reale.

L'analisi on-chain condotta successivamente ha permesso di collegare quei wallet a indirizzi noti per contenere asset sequestrati dal governo. "Ecco il threat actor John (Lick), sorpreso a ostentare 23 milioni di dollari in un indirizzo wallet direttamente collegato a oltre 90 milioni di dollari in presunti furti dal governo USA nel 2024 e da molteplici altre vittime non identificate tra novembre e dicembre 2025", ha scritto ZachXBT su X durante il weekend.

Uno dei wallet attribuiti a Daghita conteneva 12.540 ether, per un valore di circa 36 milioni di dollari ai prezzi attuali

Le tracce delle transazioni suggeriscono che circa 20 milioni di dollari siano stati rimossi da wallet collegati all'USMS nell'ottobre 2024. La maggior parte dei fondi sarebbe stata restituita entro un giorno, ma circa 700.000 dollari transitati attraverso instant exchange non sarebbero stati recuperati. ZachXBT stima che il totale dei presunti furti potrebbe superare i 90 milioni di dollari in varie criptovalute, considerando anche l'attività di altri wallet osservata alla fine del 2025, parte della quale risulterebbe ancora in wallet compromessi.

Brady McCarron, responsabile degli affari pubblici dell'USMS, ha confermato a CoinDesk che l'agenzia sta indagando sulle accuse relative alla sottrazione di oltre 40 milioni di dollari in asset digitali confiscati, precisando che non è possibile fornire ulteriori commenti a causa delle indagini in corso. Rimane poco chiaro come John Daghita avrebbe ottenuto accesso ai wallet, incluso se tale accesso sia stato facilitato attraverso il padre o i sistemi interni di CMDSS.

Il caso arriva in un momento particolarmente delicato per la gestione delle riserve crypto federali. La controversia si inserisce in un contesto di crescente scrutinio sulla custodia del Bitcoin sequestrato, dopo i dubbi emersi all'inizio dell'anno sulla possibile vendita impropria di asset confiscati nel caso Samourai Wallet, nonostante gli ordini esecutivi che indicavano la necessità di trattenere il Bitcoin sequestrato come parte di una Strategic Bitcoin Reserve statunitense.

Nonostante le smentite ufficiali riguardo a qualsiasi vendita, l'assenza di evidenze on-chain fornite pubblicamente continua ad alimentare lo scetticismo nella comunità crypto. La vicenda CMDSS evidenzia le vulnerabilità intrinseche nella gestione di asset digitali da parte di enti governativi che si affidano a contractor esterni, sollevando interrogativi sulla necessità di protocolli di sicurezza più stringenti e di maggiore trasparenza blockchain nella custodia di crypto confiscate. Per gli investitori e gli osservatori del settore, questo episodio rappresenta un reminder sulla criticità della self-custody e sui rischi associati alla centralizzazione delle chiavi private, principi fondamentali che valgono tanto per i privati quanto per le istituzioni pubbliche.

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