Il mondo crypto assiste all'ennesimo caso di rug pull ai danni degli investitori retail, questa volta orchestrato attraverso un progetto dal sapore quantomeno singolare. Il NYC Token, lanciato dall'ex sindaco di New York Eric Adams con la dichiarata missione di "combattere l'antisemitismo e l'anti-americanismo", ha visto evaporare quasi un milione di dollari in profitti verso wallet collegati al lancio del progetto, in quello che gli analisti on-chain definiscono un manuale esemplare di pump and dump. La vicenda solleva ancora una volta interrogativi sulla mancanza di protezioni per gli investitori nel settore dei memecoin e sull'uso improprio della tecnologia blockchain per finalità che poco hanno a che fare con l'innovazione decentralizzata.
Il token ha debuttato lunedì sera alle 17:30 ET con un prezzo di lancio attorno agli 0,08 dollari. La dinamica successiva riproduce fedelmente lo schema classico delle exit scam: entro 15 minuti dal lancio, diversi wallet riconducibili al team di sviluppo hanno acquistato ingenti quantità di $NYC, pompando artificialmente il prezzo oltre i 0,50 dollari per token. Immediatamente dopo aver raggiunto il picco, gli stessi indirizzi hanno liquidato posizioni per circa 2,5 milioni di dollari, provocando il crollo verticale delle quotazioni.
L'operazione successiva tradisce una certa consapevolezza delle dinamiche di mercato: i wallet incriminati hanno riacquistato token per 1,6 milioni di dollari nel tentativo di stabilizzare il prezzo e mascherare l'operazione. Nonostante questo intervento, il valore del NYC Token si è stabilizzato intorno ai 0,13 dollari, con un net profit per i wallet collegati al lancio stimato in quasi un milione di dollari. Il tracciamento on-chain ha permesso di documentare l'intera sequenza di transazioni, dimostrando ancora una volta come la trasparenza della blockchain possa rivelare schemi fraudolenti ma non impedirli preventivamente.
Adams aveva promosso il progetto con un video propagandistico in cui un tassista gli chiedeva informazioni sul NYC Token, ricevendo come risposta: "Te ne procureremo, fratello. Questa cosa sta per decollare come un razzo". Durante un'intervista a Fox Business, l'ex sindaco aveva delineato una roadmap secondo cui i proventi dalla vendita del token sarebbero stati divisi equamente tra iniziative contro l'antisemitismo, borse di studio per comunità svantaggiate ed educazione crypto per i giovani newyorkesi. Nell'intervista, Adams ha ripetutamente riferito alla blockchain come tecnologia "block change", citando Walmart come caso d'uso esemplare per il tracciamento alimentare, senza tuttavia chiarire il nesso logico con la lotta all'antisemitismo.
Le dichiarazioni successive hanno mostrato evidenti contraddizioni. Adams aveva assicurato di non ricevere alcun "salario" dal progetto, affermazione che rivela una profonda incomprensione della tokenomics e dei meccanismi di profitto nelle ICO. Il team di NYC Token ha inizialmente parlato di "ribilanciamento della liquidità", mentre Adams stesso ha dichiarato che il market maker aveva effettuato "aggiustamenti" per mantenere fluido il trading. Una successiva comunicazione al New York Daily News ha categoricamente negato: "IL TEAM NON HA PRELEVATO ALCUN DENARO DAL CONTO", contraddicendo l'evidenza on-chain.
La vicenda si inserisce in un pattern già noto agli osservatori della carriera crypto di Adams. L'ex sindaco aveva fatto notizia ricevendo i primi stipendi da primo cittadino in Bitcoin (BTC), posizionandosi come entusiasta dell'ecosistema decentralizzato. La sua presenza alla Bitcoin Conference dello scorso anno aveva tuttavia rivelato motivazioni più pragmatiche: dopo aver letto un'obbligata dichiarazione di fedeltà a Donald Trump in cambio di supporto nella sua causa federale, Adams era andato fuori copione spiegando il suo interesse per il settore crypto come opportunità di arricchimento rapido.
Dal punto di vista tecnico, il NYC Token rappresenta l'ennesimo memecoin privo di utilità reale o modello economico sostenibile. A differenza di progetti DeFi con smart contract verificabili e governance decentralizzata, questi token si basano esclusivamente sulla speculazione e sull'hype generato dai promotori. L'assenza di lock-up periods credibili per i token del team, nonostante le affermazioni contrarie, ha permesso la vendita immediata sul mercato secondario. Gli exchange decentralizzati dove avviene il trading di questi asset non applicano procedure di due diligence paragonabili a quelle dei CEX regolamentati, lasciando gli investitori retail esposti a manipolazioni sistematiche.
La questione solleva interrogativi più ampi sulla necessità di framework regolamentari adeguati nel settore dei memecoin. Mentre l'Unione Europea si appresta a implementare il regolamento MiCA che introduce requisiti di trasparenza per gli emittenti di crypto-asset, negli Stati Uniti la SEC continua a operare attraverso enforcement selettivo senza fornire linee guida chiare. Progetti come NYC Token evidenziano il gap normativo che permette a figure pubbliche di lanciare token senza prospetti informativi, audit di sicurezza o meccanismi di protezione degli investitori, sfruttando la propria notorietà per attrarre liquidità che viene poi estratta attraverso meccanismi predatori.
La conclusione del mandato di Adams come sindaco democratico di New York, eletto su una piattaforma anti-criminalità ma ora sotto indagine federale per presunti reati finanziari, trova nel NYC Token una chiusura simbolicamente coerente. Dopo aver lasciato la cerimonia di insediamento del suo successore Zohran Mamdani per volare immediatamente a Dubai, hub internazionale per progetti crypto ad alta opacità fiscale, Adams sembra orientato a capitalizzare ciò che resta della sua influenza attraverso l'ecosistema delle criptovalute meno regolamentate. Il caso NYC Token rimane un monito per gli investitori: la presenza di figure pubbliche alla guida di progetti crypto non costituisce garanzia di serietà, e la tecnologia blockchain, per quanto trasparente nelle transazioni, non impedisce di per sé condotte fraudolente quando mancano governance adeguata e accountability.