Il gigante bancario statunitense JPMorgan Chase sta facendo sul serio con le criptovalute, nonostante il CEO Jamie Dimon continui pubblicamente a criticare Bitcoin (BTC). La banca ha presentato alla Securities and Exchange Commission (SEC) una richiesta per lanciare un prodotto finanziario strutturato che consentirebbe agli investitori di scommettere sulla performance futura di BTC con una leva finanziaria di 1,5x, utilizzando come sottostante l'iShares Bitcoin Trust di BlackRock, il più grande exchange-traded fund su Bitcoin al mondo con 69 miliardi di dollari in gestione. Si tratta dell'ennesimo segnale che gli istituti finanziari tradizionali stanno abbracciando sempre più l'asset class crypto, pur mantenendo una narrativa pubblica spesso scettica.
Il meccanismo proposto da JPMorgan Chase presenta caratteristiche peculiari che lo distinguono dai classici prodotti a leva sul mercato. Secondo la documentazione depositata lunedì presso la SEC, si tratta di una structured note con un prezzo unitario di 1.000 dollari e una scadenza variabile che dipende dall'andamento del prezzo del Bitcoin ETF di BlackRock. Se il valore dell'ETF al 21 dicembre 2026 risulterà pari o superiore al prezzo stabilito, la banca richiamerà le note pagando agli investitori almeno 160 dollari per ciascuna nota.
La vera particolarità emerge però nello scenario ribassista. Se tra un anno il prezzo dell'ETF si trovasse al di sotto della soglia prefissata, le note non verrebbero richiamate ma rimarrebbero attive fino al 2028. In quel caso, gli investitori potrebbero guadagnare 1,5 volte qualsiasi apprezzamento registrato dalla criptovaluta entro quella data. JPMorgan definisce questo potenziale ritorno "uncapped", sostanzialmente illimitato: un approccio aggressivo che riflette l'estrema volatilità del mercato crypto e le aspettative di crescita a lungo termine.
La componente di rischio è naturalmente significativa. Il prospetto informativo avverte esplicitamente che se il prezzo di Bitcoin dovesse crollare del 40% o oltre, gli investitori subirebbero perdite pesanti sul capitale investito. La dinamica tipica dei prodotti leveraged amplifica sia i guadagni che le perdite, un concetto ben noto nel trading crypto ma che assume connotazioni diverse quando veicolato attraverso strumenti finanziari tradizionali regolamentati dalla SEC. Il documento sottolinea come "Bitcoin abbia storicamente mostrato un'elevata volatilità di prezzo rispetto alle classi di asset più tradizionali", un eufemismo per descrivere le oscillazioni selvagge che caratterizzano il mercato.
James Seyffart, analista ETF di Bloomberg, ha commentato a Decrypt che questo tipo di operazioni sono "molto comuni per le banche su praticamente qualsiasi asset immaginabile". Effettivamente, negli ultimi due anni il mercato ha visto proliferare ETF leveraged legati alle performance di monete digitali e token, prodotti che utilizzano debito per amplificare la propria posizione. La novità qui sta nella reputazione e dimensione dell'emittente: JPMorgan non è un operatore crypto nativo, ma la più grande banca degli Stati Uniti.
Il contrasto tra la posizione pubblica di Jamie Dimon su Bitcoin e le mosse concrete della sua banca nel settore crypto è ormai proverbiale nell'industria. Mentre il CEO continua a esprimere scetticismo sulla criptovaluta, elogiando invece la tecnologia blockchain che la sottende, JPMorgan ha progressivamente aumentato la propria esposizione agli asset digitali. Questo mese la banca ha lanciato un token di deposito in dollari digitali utilizzando Base, il network layer-2 di Coinbase costruito su Ethereum (ETH), segnalando un'apertura concreta verso l'infrastruttura DeFi e blockchain.
Il timing della richiesta è significativo. L'approvazione degli ETF spot su Bitcoin da parte della SEC nel gennaio 2024 ha rappresentato uno spartiacque per l'industria, legittimando l'asset class agli occhi degli investitori istituzionali e retail tradizionali. L'iShares Bitcoin Trust di BlackRock è rapidamente diventato il veicolo dominante, con flussi in entrata che hanno contribuito a sostenere il prezzo di BTC nei mesi successivi al lancio. Costruire prodotti derivati su questo ETF è la naturale evoluzione, creando strati successivi di esposizione finanziaria sulla volatilità di Bitcoin.
Per il mercato crypto europeo e italiano, questo sviluppo assume particolare rilevanza nel contesto del regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets), che sta creando un framework normativo più chiaro per gli asset digitali nell'Unione Europea. Mentre gli Stati Uniti continuano a procedere tramite approvazioni caso per caso della SEC, l'Europa si sta dotando di regole più sistematiche che potrebbero eventualmente permettere strumenti simili, pur con maggiori tutele per gli investitori retail. La Consob italiana ha già mostrato attenzione verso i prodotti crypto, e l'arrivo di note strutturate leveraged potrebbe richiedere valutazioni specifiche sulla loro distribuzione nel mercato domestico.
Se approvato dalla SEC, questo prodotto amplierebbe significativamente le opzioni disponibili per chi vuole esposizione a Bitcoin senza detenere direttamente la criptovaluta o utilizzare exchange crypto. Tuttavia, la complessità dello strumento e il profilo di rischio-rendimento asimmetrico richiedono una comprensione approfondita della volatilità intrinseca dell'asset sottostante. La scadenza condizionale al 2026 o 2028 introduce inoltre un elemento di incertezza temporale che differenzia questo prodotto dai classici futures o opzioni su Bitcoin già disponibili sui mercati derivati.