Il dibattito sull'effettiva adozione delle stablecoin nel 2025 entra in una nuova fase critica dopo la pubblicazione di un rapporto di McKinsey Financial Services che ridimensiona drasticamente i numeri celebrati dall'industria crypto negli ultimi mesi. Mentre il settore ha ripetutamente indicato metriche on-chain come prova di un'espansione senza precedenti dei token ancorati al dollaro, l'analisi della società di consulenza rivela che solo l'1% dei circa 35 trilioni di dollari in volumi di transazione blockchain riguarda effettivamente pagamenti reali. Questa scoperta arriva in un momento delicato per il mercato, dopo che il GENIUS Act ha fornito chiarezza normativa tanto attesa e giganti tecnologici come Stripe e Sony hanno lanciato i propri prodotti legati alle stablecoin.
Secondo il report di McKinsey, l'adozione reale delle stablecoin per il 2025 si attesterebbe a 390 miliardi di dollari, una cifra che rappresenta appena lo 0,02% dei pagamenti globali. La maggior parte dell'attività che viene comunemente conteggiata come "adozione" include in realtà movimenti di fondi tra account blockchain gestiti da exchange crypto, attività automatizzate tramite smart contract e trading su exchange decentralizzati (DEX). Queste operazioni,pur generando volumi on-chain significativi, non costituiscono utilizzo delle stablecoin come mezzo di pagamento nel senso tradizionale del termine.
L'analisi evidenzia come i pagamenti B2B e le rimesse internazionali costituiscano la maggior parte dell'attività di pagamento effettiva con stablecoin. La concentrazione geografica è un altro dato significativo: circa il 60% dell'attività reale origina dall'Asia, principalmente da Singapore, Hong Kong e Giappone. Questo pattern suggerisce che l'adozione sia ancora confinata a specifici hub finanziari piuttosto che diffusa globalmente come spesso viene rappresentato nei comunicati dell'industria.
Il fenomeno delle metriche gonfiate non è nuovo nell'ecosistema crypto. Un precedente emblematico risale al novembre 2022, quando Chainalysis aveva analizzato l'attività sui DEX di Ethereum (ETH) dopo il crollo di FTX. Molti avevano interpretato l'impennata di volumi come una fuga degli utenti verso la finanza decentralizzata, ma l'indagine rivelò che l'incremento era principalmente dovuto a un singolo bot MEV che frontrunning le transazioni degli utenti DeFi. Questa tendenza a interpretare l'attività on-chain come proxy diretto dell'adozione reale ha caratterizzato anche altre narrative del settore, dalle transazioni al secondo alle metriche sul Total Value Locked.
Nonostante il ridimensionamento, il rapporto McKinsey riconosce segnali di crescita genuina. I 390 miliardi di dollari in pagamenti effettivi con stablecoin nel 2025 rappresentano più del doppio rispetto all'anno precedente. La supply totale delle stablecoin è esplosa da meno di 30 miliardi di dollari nel 2020 a oltre 300 miliardi oggi, evidenziando un'espansione significativa anche se non nelle proporzioni spesso pubblicizzate.
Tuttavia, non tutta questa crescita va letta in chiave positiva. Un report di Chainalysis ha rivelato che le stablecoin rappresentano ora la stragrande maggioranza dei trasferimenti crypto illeciti. L'utilizzo massiccio di Tether (USDT) da parte del regime di Maduro in Venezuela e l'adozione da parte della Banca Centrale iraniana sollevano interrogativi sulla politica pro-stablecoin negli Stati Uniti, evidenziando come questa tecnologia possa essere un'arma a doppio taglio per gli interessi americani.
La vicenda di USD1, la stablecoin affiliata al presidente Trump che avrebbe generato profitti consistenti per l'amministrazione ma è finita al centro di gravi accuse di corruzione, aggiunge un ulteriore livello di complessità al panorama normativo. Mentre Tom Lee di Wall Street ha definito le stablecoin come il "momento ChatGPT" del crypto, riprendendo un'analisi di Citi, il settore si trova diviso tra cypherpunk focalizzati sull'ideologia e startup fintech ossessionate dalle metriche di adozione.
La tensione tra decentralizzazione e crescita si manifesta nel fatto che gli emittenti di stablecoin stanno ora lanciando le proprie infrastrutture blockchain, aggiungendo un ulteriore strato di controllo centralizzato allo stack tecnologico. Resta aperta la questione cruciale: quanto valore effettivamente accumuleranno protocolli aperti come Ethereum dall'emissione di stablecoin e tokenized real world assets, o questi emittenti centralizzati riusciranno a bypassare completamente le reti decentralizzate, appropriandosi dei benefici economici senza contribuire alla sicurezza e alla decentralizzazione dell'ecosistema?