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L'economista critica le crypto: "Nessun uso legittimo"

Tempo di lettura 3 min
Serena Bianchi
Di Serena Bianchi
L'economista critica le crypto: "Nessun uso legittimo"

Il dibattito sull'utilità delle criptovalute è tornato ad accendersi con una virulenza inedita dopo che il premio Nobel per l'economia Paul Krugman ha rilasciato dichiarazioni particolarmente dure sul settore. Durante un'intervista condivisa su TikTok dal creator Hasan Minhaj, l'economista ha affermato senza mezzi termini che non esisterebbe alcun uso legittimo per le crypto e che nessuno le utilizzerebbe per scopi leciti. Le sue parole hanno scatenato una reazione immediata da parte della community crypto, trasformando i commenti in un campo di battaglia digitale dove si scontrano visioni radicalmente opposte sul futuro della finanza decentralizzata.

Secondo l'analisi di Krugman, le criptovalute oscillerebbero esclusivamente tra due categorie: asset speculativi privi di valore intrinseco o strumenti facilitatori di attività criminali. L'economista ha inoltre suggerito che le reazioni indignate alla sua posizione provengano essenzialmente da quello che definisce un "culto crypto", alimentando ulteriormente le polemiche. Questa narrazione riduzionista ignora tuttavia una realtà operativa ben più articolata, come hanno prontamente fatto notare numerosi utenti del settore.

La risposta della community è stata immediata e supportata da casi d'uso concreti. Diversi commentatori hanno evidenziato come Bitcoin (BTC) ed Ethereum (ETH) rappresentino strumenti vitali per popolazioni in paesi con sistemi bancari instabili o inesistenti, permettendo trasferimenti internazionali senza intermediari centralizzati. Gli holder hanno inoltre ribaltato l'argomento criminalità, sottolineando come le valute fiat tradizionali vengano utilizzate in misura nettamente superiore per attività illecite, grazie proprio alla loro natura meno tracciabile rispetto alla trasparenza intrinseca della blockchain.

L'analisi dell'International Energy Agency ha rivelato che mining crypto, data center e intelligenza artificiale hanno consumato quasi il 2% dell'elettricità mondiale nel 2022

La questione ambientale rappresenta però il tallone d'Achille più difficile da difendere per l'industria. L'IEA ha pubblicato previsioni allarmanti che indicano un potenziale raddoppio del consumo energetico entro il 2026, con un fabbisogno elettrico aggiuntivo equivalente all'intero consumo di una nazione di medie dimensioni. Questo dato ha fornito munizioni pesanti ai detrattori, con commentatori che hanno descritto il mining come "orribilmente dannoso" e vulnerabile agli attacchi informatici, che richiederebbero ulteriori incrementi della potenza computazionale in un circolo vizioso energivoro.

L'evoluzione tecnologica del settore sta però percorrendo una traiettoria diversa rispetto ai primi anni del Bitcoin. Il passaggio di Ethereum al meccanismo proof-of-stake ha dimostrato che esistono alternative concrete al proof-of-work tradizionale, riducendo drasticamente il consumo energetico della seconda blockchain per capitalizzazione. I dati del CCRI Crypto Sustainability Metrics confermano che le blockchain di nuova generazione, alimentate da fonti rinnovabili, producono emissioni significativamente inferiori e possono operare con un'impronta ambientale paragonabile a quella di servizi digitali convenzionali.

Il contesto normativo europeo, con l'implementazione progressiva del MiCA (Markets in Crypto-Assets), introduce inoltre requisiti di trasparenza che potrebbero spingere l'industria verso standard di sostenibilità più stringenti. Le istituzioni comunitarie hanno già manifestato l'intenzione di includere criteri ambientali nella regolamentazione del settore, potenzialmente accelerando la transizione verso protocolli meno energivori.

Al di là della polarizzazione ideologica, il dibattito innescato dal video rivela una frattura profonda nella percezione pubblica delle criptovalute. Da un lato, investitori e sviluppatori vedono nella DeFi e nelle blockchain uno strumento di democratizzazione finanziaria e di innovazione tecnologica. Dall'altro, economisti tradizionali e ambientalisti considerano il settore una bolla speculativa con costi ambientali insostenibili, paragonabile a schemi Ponzi mascherati da innovazione.

La sfida per l'ecosistema crypto nei prossimi anni sarà dimostrare casi d'uso tangibili che vadano oltre la speculazione pura, sviluppando al contempo soluzioni tecniche che riducano drasticamente l'impatto ambientale. Protocolli layer-2, soluzioni di scaling alternative e l'integrazione con fonti rinnovabili potrebbero rappresentare la chiave per riconciliare innovazione tecnologica e sostenibilità, trasformando quello che oggi appare come un irriducibile scontro ideologico in un dibattito costruttivo sul futuro della finanza digitale.

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