Il bilancio autunnale del Regno Unito ha evitato l'incubo fiscale temuto da molti holder britannici. Le modifiche presentate dal governo conservano sostanzialmente invariato il trattamento fiscale delle criptovalute, scongiurando ipotesi più pesanti che circolavano negli ambienti crypto londinesi nelle settimane precedenti. Nessuna tassa sulle plusvalenze non realizzate, nessun taglio alle esenzioni annuali sul capital gains, nessun inasprimento specifico per gli asset digitali: il settore tira un sospiro di sollievo, anche se restano da monitorare gli effetti indiretti di alcune misure generali che potrebbero impattare i portafogli nel medio termine.
Rachel Lin, CEO e co-fondatrice di Synfutures, ha commentato a Yahoo Finance UK che l'assenza di interventi diretti non significa neutralità assoluta. L'agenzia fiscale britannica HMRC mantiene il proprio approccio attuale verso i profitti crypto, continuando però a spingere per maggiore trasparenza e controlli più stringenti. Questo orientamento potrebbe tradursi in obblighi di reporting più severi e un livello di rischio più elevato per i contribuenti che non dichiarano correttamente le proprie operazioni on-chain.
Il vero effetto collaterale per chi opera nel mercato crypto arriva dal congelamento delle soglie fiscali sul reddito fino al 2030/31. Si tratta di una misura apparentemente neutrale che nasconde un meccanismo insidioso: con l'inflazione che erode il potere d'acquisto e i salari nominali che tendono a salire, sempre più contribuenti scivolano verso scaglioni di tassazione superiori senza aumentare realmente il proprio reddito reale. Per chi guadagna attraverso staking, mining o riceve airdrop considerati reddito ordinario da HMRC, questo significa aliquote progressivamente più alte nel corso degli anni, anche mantenendo invariata la propria attività crypto.
Le plusvalenze da trading subiranno lo stesso effetto di "fiscal drag": mentre le soglie restano bloccate, l'aumento generale dei redditi spingerà più investitori verso l'aliquota del 24% invece del 18% sui capital gains. Non si tratta di un inasprimento dichiarato, ma di un prelievo crescente che opera attraverso la svalutazione monetaria e l'immobilità delle fasce di esenzione.
Sul fronte degli strumenti di investimento, le riforme degli ISA (Individual Savings Account) previste da aprile 2027 toccano marginalmente anche gli exchange-traded note su criptovalute. L'allocazione annuale complessiva di £20.000 resta invariata, ma dal 2026/27 gli ETN crypto saranno ammissibili solo nei conti ISA per finanza innovativa, con un limite di £8.000 destinato agli investimenti. Fino ad allora, chi utilizza questi strumenti può continuare a sfruttare l'intera allowance per esposizione agli asset digitali in regime fiscalmente agevolato. La misura conferma comunque il riconoscimento implicito degli strumenti crypto all'interno del sistema fiscale britannico, segnale di una progressiva normalizzazione.
Altri incrementi fiscali annunciati, come il rialzo del 2% su proprietà, risparmi e dividendi dal 2026, non impattano direttamente il mondo crypto, ma presuppongono che HMRC continui a classificare i proventi da criptovalute come reddito vario o da trading. Eventuali cambiamenti interpretativi dell'agenzia fiscale potrebbero però riaprire il quadro in futuro, rendendo fondamentale per gli operatori britannici mantenere una documentazione precisa di ogni operazione.
Il vero segnale politico del budget sta in ciò che non contiene. Le voci che circolavano nei mesi scorsi includevano ipotesi ben più aggressive: una exit tax sulle plusvalenze latenti per chi trasferisce la residenza fiscale all'estero, una riduzione drastica dell'esenzione annuale sui capital gains, perfino un aumento specifico delle aliquote CGT per gli asset digitali. Nulla di tutto questo è comparso nel documento finale, confermando che Londra intende preservare il proprio ruolo di hub finanziario competitivo anche nell'era degli asset digitali. La stabilità normativa, in un settore abituato a vivere nell'incertezza regolamentare, rappresenta un asset prezioso per l'ecosistema crypto britannico che punta a consolidare la propria posizione nel panorama europeo post-MiCA.