Il mercato delle criptovalute statunitense potrebbe essere alla vigilia di una svolta epocale. Una bozza del CLARITY Act, attualmente in discussione presso il Senate Banking Committee, propone di conferire a token come XRP, Solana (SOL), Dogecoin (DOGE), Litecoin (LTC), Hedera (HBAR) e Chainlink (LINK) lo stesso status regolamentare di cui godono già Bitcoin (BTC) ed Ethereum (ETH). Si tratta di un cambio di paradigma che potrebbe ridefinire completamente l'approccio normativo nei confronti degli asset digitali, abbandonando l'attuale strategia di enforcement dell'SEC in favore di un framework basato su regole chiare e prevedibili.
Il presidente del Senate Banking Committee, Tim Scott, ha rilasciato una bozza legislativa che introduce una distinzione netta tra asset digitali "ancillari" e "non-ancillari". Quest'ultima categoria verrebbe esplicitamente esclusa dalla classificazione come securities, esentando i token coinvolti dai requisiti di registrazione e disclosure presso la Securities and Exchange Commission. Per un settore che da anni combatte contro l'incertezza normativa e le azioni legali dell'authority, questa prospettiva rappresenta potenzialmente la fine di una battaglia lunga e costosa.
Il criterio per determinare lo status "non-ancillare" è tanto semplice quanto strategico: entro il 1° gennaio 2026, un token deve fungere da asset sottostante per un exchange-traded product (ETP) spot quotato su un exchange nazionale statunitense. Questo parametro oggettivo replica di fatto il precedente normativo già applicato a Bitcoin ed Ethereum, i quali sostengono ETP spot approvati dalle autorità americane. La scelta di utilizzare l'approvazione degli ETP come spartiacque regolamentare non è casuale: questi prodotti richiedono già un rigoroso processo di verifica da parte della SEC, fungendo di fatto da filtro di legittimità.
Sulla base degli ETP attualmente quotati e delle richieste di approvazione in corso, XRP, SOL, DOGE, LTC, HBAR e LINK rientrerebbero con tutta probabilità nella nuova categoria privilegiata. Per questi asset, l'eventuale approvazione del CLARITY Act significherebbe la fine della spada di Damocle rappresentata dalle potenziali azioni legali SEC per violazione delle normative sui titoli. Il caso di Ripple (XRP), che ha combattuto per anni una battaglia legale contro l'authority, rappresenta l'esempio più emblematico di quanto questa incertezza abbia pesato sul settore.
Le implicazioni per il mercato sono di portata considerevole. Eliminando il rischio di enforcement come securities, la proposta legislativa potrebbe catalizzare l'ingresso degli investitori istituzionali, tradizionalmente riluttanti a esporsi in un contesto normativo ambiguo. L'aumento della liquidità che ne deriverebbe potrebbe stabilizzare i prezzi e ridurre la volatilità, rendendo questi asset più appetibili anche per i gestori patrimoniali e i fondi pensione. Per le piattaforme di exchange centralizzate (CEX) statunitensi, inoltre, verrebbe drasticamente ridotto il carico di compliance e il rischio operativo legato al listing di questi token.
Il passaggio da un approccio di regulation by enforcement a un framework basato su regole predefinite rappresenta il vero turning point. Negli ultimi anni, l'SEC ha perseguito una strategia aggressiva di azioni legali contro exchange, protocolli e progetti crypto, creando un clima di incertezza che ha spinto molte aziende del settore a considerare la delocalizzazione o a limitare l'offerta di servizi agli utenti americani. Il CLARITY Act sancisce invece criteri oggettivi, eliminando la discrezionalità interpretativa che ha caratterizzato finora l'attività dell'authority.
Resta da vedere se e quando il disegno di legge supererà l'intero iter parlamentare. Il contesto politico attuale sembra tuttavia favorevole a una maggiore apertura verso il settore crypto, con un crescente consenso bipartisan sulla necessità di regole chiare. L'approvazione del CLARITY Act nella sua forma attuale potrebbe rappresentare il primo passo verso una regolamentazione organica degli asset digitali negli Stati Uniti, con potenziali effetti a cascata anche su altre giurisdizioni, inclusa l'Europa dove il regolamento MiCA ha già definito un quadro normativo più strutturato ma con approcci differenti sulla classificazione degli asset.