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Trump e tariffe in Corte: cripto sotto pressione

Tempo di lettura 4 min
Davide Greco
Di Davide Greco
Trump e tariffe in Corte: cripto sotto pressione

Il mercato delle criptovalute sta attraversando una fase di forte turbolenza che va ben oltre la consueta volatilità intraday, con Bitcoin (BTC) ed Ethereum (ETH) che segnano perdite significative in un contesto dominato dall'incertezza geopolitica. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha infatti iniziato le udienze sul caso che determinerà la legalità dei dazi imposti dal presidente Donald Trump, innescando un'ondata di vendite che ha colpito duramente l'intero settore crypto. Con una capitalizzazione di mercato totale scesa a 3.420 miliardi di dollari, il calo del 2% nelle ultime 24 ore riflette preoccupazioni più profonde che accompagnano gli investitori da settimane.

La performance dei principali asset digitali evidenzia come il sentiment negativo abbia investito l'intero comparto. Bitcoin ha registrato una flessione dell'1% portandosi a quota 103.435 dollari, mentre Ethereum ha subito una correzione più marcata del 5%, scivolando a 3.362 dollari. Anche le altcoin di prima fascia non sono state risparmiate: XRP ha perso il 2,5% attestandosi a 2,25 dollari, mentre Solana (SOL) ha ceduto il 3,5% a 158,80 dollari. Solo Binance Coin (BNB) ha mostrato una relativa tenuta con un calo contenuto allo 0,5%, scambiando a 957,35 dollari.

L'analisi dei flussi sugli strumenti finanziari tradizionali legati al crypto rivela l'entità della pressione venditrice in atto. Secondo i dati forniti da SoSoValue, gli ETF spot su Bitcoin hanno registrato deflussi per 764,25 milioni di dollari dal 3 novembre, mentre i prodotti su Ether hanno visto uscite per 335 milioni nello stesso periodo. Questi numeri testimoniano come gli investitori istituzionali, tradizionalmente considerati "mani forti" del mercato, stiano adottando un approccio prudenziale riducendo l'esposizione verso gli asset digitali.

Gli ETF spot su Bitcoin hanno subito deflussi per 764,25 milioni di dollari dal 3 novembre, segnalando il ritiro degli investitori istituzionali

Le radici dell'attuale fase bearish affondano in realtà nella politica commerciale aggressiva dell'amministrazione Trump. Il turning point si può identificare nel 10 ottobre scorso, quando il presidente statunitense ha minacciato l'imposizione di dazi del 100% sulle importazioni dalla Cina, innescando un effetto domino sui mercati finanziari globali. Da quel momento, il mercato crypto ha iniziato a sanguinare costantemente, dimostrando ancora una volta la correlazione sempre più stretta tra asset digitali e dinamiche macroeconomiche tradizionali.

Il tentativo di distensione emerso dall'incontro del 30 ottobre tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping non ha prodotto gli effetti sperati. Nonostante l'apparente ammorbidimento della posizione americana sui dazi, quella che sembrava una tregua temporanea non ha offerto alcun sollievo ai mercati crypto. Gli operatori rimangono evidentemente scettici sulla solidità di qualsiasi accordo commerciale, preferendo mantenere posizioni difensive in attesa di maggiore chiarezza.

Il contesto attuale si inserisce in un quadro più ampio dove le criptovalute stanno progressivamente perdendo lo status di asset "decorrelati" dal sistema finanziario tradizionale. La tensione commerciale tra le due maggiori economie mondiali non rappresenta solo un problema di dazi o barriere all'import-export: in gioco c'è la stabilità del commercio globale e la fiducia nelle istituzioni che lo regolano, fattori che inevitabilmente si riverberano anche sugli asset considerati rifugio alternativo come Bitcoin.

Sul piano giuridico, la questione in discussione davanti alla Corte Suprema riguarda la legittimità dell'autorità presidenziale nell'imporre dazi ai partner commerciali degli Stati Uniti utilizzando l'International Emergency Economic Powers Act. Le corti di grado inferiore hanno già stabilito che il presidente avrebbe ecceduto i poteri conferiti da tale normativa. I sostenitori delle tariffe trumpiane le definiscono "regolatorie", mentre gli oppositori le bollano come "tasse mascherate per aumentare le entrate".

Con una maggioranza conservatrice di 6-3 nella Corte Suprema, la sentenza finale – attesa nelle prossime settimane – potrebbe avere ripercussioni di lungo periodo non solo sul commercio internazionale ma anche sui mercati finanziari, crypto incluso. Gli investitori in asset digitali dovranno monitorare attentamente questa vicenda, consapevoli che l'esito potrebbe determinare un cambio di scenario macroeconomico capace di influenzare il sentiment di mercato per i mesi a venire. Nel frattempo, la comunità crypto si interroga se questa correzione rappresenti un'opportunità di accumulo o il preludio a una fase ribassista più prolungata.

Disclaimer

I contenuti di CoinLabs sono forniti esclusivamente a scopo informativo ed educativo e non costituiscono in alcun modo consulenza finanziaria o raccomandazioni di investimento; il mercato delle criptovalute comporta rischi significativi e si consiglia di consultare un consulente finanziario qualificato prima di prendere qualsiasi decisione di investimento.