Il mondo crypto torna al centro del dibattito politico americano, con uno scontro frontale tra due figure che si conoscono bene: Changpeng "CZ" Zhao, co-fondatore di Binance (BNB), e la senatrice democratica Elizabeth Warren. Mentre il mercato attraversa una fase ribassista che mette sotto pressione i portafogli degli investitori retail e istituzionali, la questione di un potenziale intervento governativo a sostegno di Bitcoin (BTC) è esplosa come un tema politicamente esplosivo, capace di dividere Washington e l'intera comunità crypto. La presa di posizione di CZ arriva in un momento delicato, in cui il rapporto tra l'amministrazione Trump e l'ecosistema delle criptovalute è sotto scrutinio da più fronti, rendendo ogni dichiarazione potenzialmente gravida di conseguenze regolatorie.
Al centro della disputa c'è una lettera che la Warren ha indirizzato al Tesoro americano e alla Federal Reserve, chiedendo esplicitamente di astenersi da qualsiasi intervento per stabilizzare i prezzi di Bitcoin durante l'attuale bear market. La senatrice del Massachusetts ha argomentato che un eventuale salvataggio governativo andrebbe a beneficiare in modo sproporzionato i crypto billionaires, ovvero quella ristretta élite di whale che detiene quote enormi del mercato, a scapito dei contribuenti comuni.
La risposta di CZ non si è fatta attendere, ed è arrivata con la sintesi tagliente tipica dei fondatori crypto: "Crypto never needed a bailout, never will" — il settore non ha mai avuto bisogno di salvataggi governativi e non ne avrà mai bisogno. Una posizione che riecheggia i principi fondanti della blockchain: decentralizzazione, autosufficienza e resistenza alla censura e all'intervento esterno. Per molti nella community, questa risposta rappresenta esattamente l'ethos originario di Satoshi Nakamoto, nato proprio come reazione ai bailout bancari del 2008.
Lo scontro tra Warren e CZ ha radici profonde e va ben oltre le dichiarazioni di questa settimana. La senatrice aveva attaccato duramente il presidente Trump per aver graziato CZ l'anno scorso, avanzando l'ipotesi di un potenziale quid pro quo tra la famiglia Trump e il fondatore di Binance, che aveva patteggiato una colpa per violazione del Bank Secrecy Act americano, rinunciando poi al ruolo di CEO della piattaforma. Accuse che CZ ha rispedito al mittente, definendo le affermazioni della Warren come una distorsione dei fatti.
La questione si complica ulteriormente considerando il ruolo dello USD1, la stablecoin ancorata al dollaro lanciata da World Liberty Financial con il backing della famiglia Trump. Questo token è stato scelto per chiudere un accordo da 2 miliardi di dollari tra Binance e la società di investimento di Abu Dhabi MGX, alimentando le speculazioni — contestate da CZ — su legami privilegiati tra l'ex presidente e l'exchange. L'avvocato di CZ, Teresa Goody Guillén, ha anticipato che il fondatore sta valutando una causa per diffamazione contro la senatrice democratica.
Warren ha allargato le sue critiche all'intero ecosistema crypto collegato a Trump, prendendo di mira anche l'Official Trump (TRUMP) memecoin, il token che ha generato polemiche sin dal suo lancio per le possibili implicazioni etiche legate a un presidente in carica che promuove asset speculativi. Per la senatrice si tratta di corruzione "semplice e diretta", una posizione condivisa da parte dell'establishment finanziario tradizionale ma contestata dalla community crypto, che vede nell'attivismo di Warren un tentativo di frenare l'innovazione attraverso la politica.
Dal punto di vista regolatorio europeo, questa vicenda offre uno spunto di riflessione importante: il quadro MiCA (Markets in Crypto-Assets), entrato pienamente in vigore nell'Unione Europea, prevede regole chiare sulla trasparenza degli emittenti di stablecoin e sulle responsabilità degli exchange, proprio per evitare che situazioni simili — con intrecci tra potere politico e asset digitali — possano ripetersi nel Vecchio Continente. La Consob italiana e l'ESMA monitorano con attenzione queste dinamiche oltreoceano.
Per gli investitori e gli osservatori del settore, la vicenda solleva interrogativi strutturali sul grado di indipendenza che il mercato crypto può realmente rivendicare. Se da un lato CZ ha ragione nel sottolineare che nessun protocollo blockchain ha mai ricevuto un bailout nel senso tradizionale del termine, dall'altro la correlazione sempre più stretta tra decisioni politiche americane e movimenti di prezzo di BTC rende la narrativa della piena autonomia difficile da sostenere in modo assoluto. I prossimi mesi, con l'evolversi del quadro regolatorio statunitense e le eventuali mosse della SEC, saranno determinanti per capire quanto spazio di manovra il settore potrà realmente preservare rispetto alla politica di Washington.