Il settore InfoFi, emerso come uno dei trend più controversi dell'ultimo anno nel panorama crypto, subisce un colpo devastante. X, la piattaforma di proprietà di Elon Musk, ha deciso di revocare l'accesso API a tutti i progetti che ricompensano gli utenti con token per la loro attività sulla piattaforma, nel tentativo di arginare lo spam generato da bot e contenuti di bassa qualità prodotti dall'intelligenza artificiale. La decisione ha innescato un'immediata reazione dei mercati, con crolli a doppia cifra per i principali token del settore, evidenziando ancora una volta quanto le decisioni centralizzate possano impattare progetti che si definiscono decentralizzati.
Nikita Bier, Head of Product di X, ha annunciato giovedì la revisione delle politiche per gli sviluppatori attraverso un post sulla piattaforma, dichiarando esplicitamente che "non sarà più consentito alle app di ricompensare gli utenti per postare su X". La mossa rappresenta un'inversione rispetto alla tolleranza mostrata finora verso questi progetti, che secondo Bier hanno contribuito in modo significativo al deterioramento dell'esperienza utente attraverso quello che definisce "AI slop", contenuti generici e spam nei commenti.
Il principale bersaglio di questa stretta è Kaito, progetto divenuto sinonimo di InfoFi dopo il lancio nel febbraio 2024. Il token nativo della piattaforma ha registrato un crollo superiore al 15% nei 30 minuti successivi all'annuncio di Bier, scendendo sotto i 0,58 dollari secondo i dati di CoinGecko. Non sono stati risparmiati neanche altri player del settore: Cookie DAO e Loud hanno entrambi perso l'11% nello stesso arco temporale, dimostrando come l'intero comparto InfoFi dipendesse pesantemente dall'accesso all'ecosistema X.
La controversia affonda le radici nell'uso sistematico di pratiche che molti considerano "attention farming" piuttosto che genuine interazioni. Gli utenti venivano incentivati a produrre contenuti ripetitivi e hype artificiale attraverso meccanismi di ricompensa tokenizzati, generando quello che i critici definiscono un ambiente pay-for-play. Il caso emblematico è l'abuso del termine "gm" (good morning), diventato slang crypto durante la pandemia, utilizzato in modo ripetitivo come strategia per massimizzare l'engagement e le relative ricompense.
In un post successivamente cancellato, Bier aveva già accusato Crypto Twitter di "morire suicida, non a causa dell'algoritmo", rispondendo alle lamentele di membri della community riguardo alla limitata visibilità dei loro contenuti. L'uso ripetitivo di termini come "gm" veniva indicato come esempio di contenuti di bassa qualità. Martedì scorso, lo stesso Bier aveva segnalato che il trattamento algoritmico dei post contenenti "gm" era stato "sistemato", anticipando di fatto la stretta odierna.
Kaito ha annunciato giovedì la dismissione di Yaps, la funzionalità che permetteva agli utenti di guadagnare un punteggio tokenizzato generato dall'AI in base al loro engagement su vari argomenti. Il founder Yui Hu ha descritto Yaps come qualcosa che "incarnava l'ethos fondamentale del Web3", utilizzato principalmente per marketing e brand awareness con particolare trazione in Corea del Sud. Hu ha confermato di aver avuto "discussioni con X" che hanno stabilito come Yap non fosse allineato con "le esigenze di brand di alta qualità, creator di contenuti seri o della piattaforma X stessa".
L'investigatore pseudonimo ZachXBT, che aveva già accusato Kaito ad agosto di gonfiare artificialmente le proprie metriche utente, ha definito "based" la decisione di X di eliminare i progetti InfoFi dalla piattaforma. Alcuni osservatori hanno sollevato la possibilità che questi progetti potessero continuare a operare su X pagando tariffe più elevate, ma Bier ha chiuso nettamente la porta: "Ci stavano già pagando milioni per l'accesso Enterprise API. Non lo vogliamo".
La vicenda solleva interrogativi più ampi sulla sostenibilità dei modelli economici che cercano di "tokenizzare l'attenzione" degli utenti. Mentre progetti InfoFi si presentavano come innovazioni Web3 capaci di redistribuire valore agli utenti, nella pratica hanno creato meccanismi che incentivavano comportamenti dannosi per l'ecosistema stesso. La dipendenza da infrastrutture centralizzate come le API di X ha inoltre dimostrato quanto questi progetti fossero vulnerabili a decisioni unilaterali, minando la narrativa della decentralizzazione.
In un curioso contrasto temporale, X sta contemporaneamente spingendo altre iniziative crypto-friendly. All'inizio di questa settimana, la piattaforma ha introdotto gli "Smart Cashtags", funzionalità che permette agli utenti di specificare con precisione quale asset stanno referenziando in un post, fino al singolo smart contract. Questo evidenzia come X non stia rigettando le crypto in blocco, ma piuttosto cercando di distinguere tra applicazioni che aggiungono valore e quelle che degradano l'esperienza utente.
Per gli sviluppatori colpiti dalla revoca, Bier ha offerto assistenza nella transizione verso piattaforme alternative come Meta Threads o Bluesky, l'alternativa decentralizzata a X che ha guadagnato trazione dopo l'acquisizione di Twitter da parte di Musk nel 2022. Resta da vedere se questi progetti riusciranno a ricostruire i loro modelli di business su infrastrutture diverse, o se la decisione di X segna la fine dell'esperimento InfoFi nella sua forma attuale. Per gli investitori retail esposti a questi token, il crollo rappresenta un ulteriore promemoria dei rischi associati a progetti altamente dipendenti da singole piattaforme centralizzate.