Il mercato delle criptovalute si trova a fare i conti con una delle sue contraddizioni più significative: XRP, il token sviluppato da Ripple per rivoluzionare i pagamenti transfrontalieri tra istituzioni bancarie, sta mostrando evidenti segnali di debolezza strutturale nonostante i recenti sviluppi positivi sul fronte regolamentare e l'approvazione degli ETF spot negli Stati Uniti. Dopo aver toccato un massimo di sette anni a 3,65 dollari lo scorso luglio, il token ha perso oltre il 40% del suo valore, scendendo intorno ai 2,08 dollari. Un pattern di declino che solleva interrogativi sulla reale capacità di XRP di mantenere una valutazione elevata nel medio-lungo termine, indipendentemente dal successo della rete Ripple Payments.
La questione fondamentale che emerge dall'analisi della tokenomics di XRP riguarda la sua effettiva utilità all'interno dell'ecosistema finanziario globale. Ripple Payments rappresenta infatti una soluzione tecnologica avanzata per eliminare gli intermediari nei trasferimenti internazionali tra banche, offrendo un'alternativa più rapida ed economica al tradizionale network SWIFT. Tuttavia, il punto critico è che le istituzioni finanziarie possono beneficiare di questa infrastruttura anche senza utilizzare necessariamente XRP come valuta ponte, dato che la rete supporta anche le valute fiat tradizionali.
Dal punto di vista tecnico, XRP si distingue dalle altre criptovalute mainstream per il suo meccanismo di emissione: mentre Bitcoin ed Ethereum vengono generati attraverso il mining, i token XRP sono emessi direttamente da Ripple. Questa caratteristica era stata al centro della battaglia legale con la Securities and Exchange Commission (SEC), che aveva sostenuto per cinque anni che XRP dovesse essere classificato come security finanziaria piuttosto che come criptovaluta. Il settlement raggiunto nel 2025, in linea con l'agenda pro-crypto dell'amministrazione Trump, aveva inizialmente alimentato un rally significativo del token.
L'approvazione dei primi ETF spot su XRP negli Stati Uniti rappresentava teoricamente una svolta importante per creare nuovi canali di domanda istituzionale. Tuttavia, la realtà operativa della rete Ripple rivela un meccanismo che limita intrinsecamente l'apprezzamento del token: quando una banca effettua un pagamento di 1.000 XRP, l'istituto ricevente converte immediatamente quei token nella propria valuta domestica per continuare le operazioni ordinarie. Questo genera una pressione di vendita costante sul mercato, impedendo l'accumulo di valore nel tempo che caratterizza asset come Bitcoin o Ethereum.
Il costo di transazione su Ripple Payments si aggira intorno a 0,00001 XRP per operazione, una frazione di centesimo in dollari, il che rende il sistema estremamente competitivo rispetto alle commissioni bancarie tradizionali e alle gas fees di altre blockchain. Tuttavia, questa efficienza economica non si traduce in un vantaggio per gli holder del token, poiché il volume di XRP necessario per alimentare la rete rimane marginale rispetto alla supply circolante.
Un ulteriore elemento di complessità emerge dal lancio di Ripple USD (RLUSD) nel 2024, una stablecoin sviluppata dalla stessa Ripple e costruita sul XRP Ledger. Questa stablecoin offre tutti i vantaggi della rete Ripple eliminando la volatilità tipica delle criptovalute, risultando di fatto più adatta per i pagamenti commerciali. Sebbene le transazioni in RLUSD richiedano il pagamento di commissioni in XRP, generando una domanda teorica per il token nativo, questo meccanismo non appare sufficiente a sostenere una crescita di prezzo significativa nel lungo periodo.
Il precedente storico del 2018 offre un quadro preoccupante: dopo aver raggiunto il suo massimo assoluto di 3,84 dollari, XRP aveva perso oltre il 90% del proprio valore nei mesi successivi. Considerando che il token ha recentemente toccato i 3,65 dollari prima di iniziare la discesa attuale, le proiezioni tecniche suggeriscono la possibilità di un declino simile, che porterebbe il prezzo intorno ai 0,36 dollari nell'arco dei prossimi cinque anni. Un ritracciamento del 90% rispetto ai massimi recenti rappresenterebbe un duro colpo per chi ha acquistato durante il rally post-settlement con la SEC.
Per gli investitori del mercato crypto italiano, abituati a valutare con maggiore cautela i rischi regolamentari anche alla luce del framework MiCA in arrivo, la situazione di XRP solleva questioni metodologiche fondamentali. A differenza di Bitcoin, che funziona come riserva di valore digitale, o di Ethereum, che alimenta un intero ecosistema di applicazioni decentralizzate e DeFi, XRP rimane legato a un caso d'uso specifico che non necessariamente beneficia il valore del token stesso. La distinzione tra il successo della tecnologia Ripple Payments e la performance del token XRP diventa quindi cruciale nell'analisi di investimento.
Le prospettive future dipenderanno dalla capacità di Ripple di creare meccanismi che leghino più strettamente l'adozione della rete al valore del token, un obiettivo che appare strutturalmente complesso data la natura dei pagamenti interbancari. Nel frattempo, il mercato sembra aver già scontato l'entusiasmo iniziale per la risoluzione delle questioni legali e l'approvazione degli ETF, tornando a focalizzarsi sui fondamentali economici sottostanti che continuano a mostrare limiti significativi.