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Y Combinator non investe più in startup canadesi

Tempo di lettura 4 min
Davide Greco
Di Davide Greco
Y Combinator non investe più in startup canadesi

Il mondo delle startup crypto canadesi si trova di fronte a una svolta epocale: Y Combinator, il prestigioso acceleratore della Silicon Valley che ha lanciato decine di progetti innovativi nel settore blockchain e Web3, ha chiuso le porte alle società incorporate in Canada. La decisione, operativa da novembre 2025, impone alle startup interessate al programma di trasferire la propria struttura societaria negli Stati Uniti, nelle Isole Cayman o a Singapore, giurisdizioni tradizionalmente più favorevoli anche per molti progetti crypto e DeFi. Questa mossa potrebbe accelerare ulteriormente la fuga di talenti e capitali dal mercato tecnologico canadese, con implicazioni particolarmente rilevanti per l'ecosistema crypto del paese, già alle prese con un quadro normativo in evoluzione.

L'aggiornamento dei termini standard di investimento di YC elimina il Canada dalla lista delle giurisdizioni accettabili, costringendo di fatto le startup a effettuare un "flip" societario: l'entità canadese deve trasformarsi in una sussidiaria di una nuova holding madre registrata in uno dei tre paesi ammessi. Per molti progetti crypto, questa non è una novità assoluta: numerosi protocolli blockchain e piattaforme DeFi hanno già optato per strutture offshore nelle Cayman o a Singapore per ottimizzare la governance on-chain e gestire l'emissione di token in un contesto regolamentare più flessibile.

YC investe 500.000 dollari per una quota del 7% in ogni startup ammessa al suo programma trimestrale, offrendo accesso a una rete di investitori istituzionali e fondi venture che rappresentano il cuore pulsante del capitale crypto globale. Il demo day dell'acceleratore attira regolarmente i principali VC del settore, molti dei quali hanno progressivamente aumentato l'allocazione in asset digitali e protocolli blockchain. La scelta di privilegiare la Delaware C-Corp statunitense riflette le preferenze consolidate del mercato venture tradizionale, ma pone interrogativi per progetti nativamente decentralizzati che potrebbero trovarsi stretti in strutture corporate convenzionali.

Dal 2005, YC ha accettato 144 startup canadesi, ma nel batch invernale 2026 nessuna risulta più con sede in Canada

L'impatto sul panorama crypto canadese potrebbe essere significativo. Il paese ha visto emergere diversi progetti blockchain di rilievo e ha ospitato importanti operazioni di mining Bitcoin grazie all'energia idroelettrica a basso costo. Tuttavia, la pressione competitiva degli Stati Uniti e di giurisdizioni crypto-friendly in Asia sta erodendo progressivamente questa posizione. La decisione di YC arriva in un momento delicato, mentre l'Europa finalizza il framework MiCA e gli Stati Uniti sotto la nuova amministrazione sembrano orientati verso una regolamentazione più favorevole al settore.

Tra gli alumni canadesi di YC figurano realtà come SRTX e Vidyard, mentre l'ecosistema crypto del paese annovera exchange come Coinsquare e numerosi progetti DeFi in fase seed. L'acceleratore aveva recentemente intensificato gli sforzi di recruiting a Toronto, con un evento nel settembre 2024 che aveva visto la partecipazione di Farhan Thawar, head of engineering di Shopify, azienda che ha progressivamente integrato pagamenti crypto e funzionalità NFT nella sua piattaforma.

Il CEO di YC Garry Tan, nato a Winnipeg, ha difeso in passato la propria strategia affermando che le startup che rimangono a San Francisco dopo il programma hanno una probabilità 2,5 volte superiore di raggiungere lo status di unicorno rispetto a quelle che si rilocalizzano altrove. Per i progetti crypto, tuttavia, la questione è più sfumata: la natura intrinsecamente globale e decentralizzata della tecnologia blockchain rende la localizzazione geografica meno rilevante, mentre l'accesso a liquidità on-chain tramite DEX e protocolli di lending può ridurre la dipendenza dai circuiti venture tradizionali.

Le candidature per il batch primaverile 2026 di YC chiudono il 9 febbraio, con il modulo che richiede esplicitamente ai founder di giustificare la scelta della location post-programma. Per le startup crypto canadesi, la strada sembra ormai tracciata: accettare la rilocalizzazione negli Stati Uniti o cercare alternative in acceleratori più aperti alle strutture internazionali. La domanda rimane se questo trend contribuirà ulteriormente al consolidamento del dominio statunitense sul settore crypto, o se l'emergere di hub alternativi in Asia e Medio Oriente potrà offrire nuove opzioni ai founder che cercano di mantenere una maggiore flessibilità giurisdizionale.

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