Il sistema bancario statunitense si trova di fronte a una potenziale emorragia da 6.600 miliardi di dollari, innescata da una falla normativa nel GENIUS Act del 2025 che sta trasformando gli exchange crypto in shadow bank ad alto rendimento. Mentre il mercato delle stablecoin raggiunge una capitalizzazione record di 317,8 miliardi di dollari, le maggiori istituzioni finanziarie americane lanciano l'allarme: la migrazione dei depositi verso asset digitali remunerati potrebbe strangolare il credito tradizionale e alterare irreversibilmente il panorama finanziario statunitense.
Al centro della controversia si trova un paradosso normativo clamoroso: il GENIUS Act vieta agli emittenti di stablecoin di corrispondere interessi sui token, ma non impedisce alle società affiliate degli exchange di offrire rendimenti attraverso programmi di yield o rewards. Questa scappatoia permette alle piattaforme crypto di attrarre liquidità con tassi che i conti correnti tradizionali non possono competere, trasformando le stablecoin da strumento di pagamento a veicolo d'investimento ad alto rendimento.
Il Bank Policy Institute, portavoce delle principali banche commerciali americane, ha formalizzato le proprie preoccupazioni in una lettera al Congresso datata 6 gennaio. Il documento sottolinea come questa arbitraggio regolamentare stia creando un sistema bancario parallelo non supervisionato, con implicazioni che vanno ben oltre la competizione tra banche e crypto exchange. La riduzione dei depositi bancari tradizionali comprometterebbe la capacità del sistema di erogare mutui, prestiti alle imprese e finanziamenti agricoli, settori che dipendono dalla stabilità della raccolta retail.
La dominanza di Tether (USDT) con una market cap di 187 miliardi di dollari e la crescita esplosiva di Circle's USDC, aumentato del 73% nell'ultimo anno fino a raggiungere 75 miliardi, evidenziano l'attrattività del settore. Questa espansione non riflette soltanto l'adozione delle stablecoin per transazioni cross-border o settlement on-chain, ma sempre più l'utilizzo come alternativa ai depositi bancari tradizionali che offrono rendimenti prossimi allo zero.
Douglas Holtz-Eakin, presidente dell'American Action Forum, ha identificato il difetto strutturale dell'approccio normativo: "Il problema con l'approccio simile al GENIUS Act è che si concentra solo sulle stablecoin, senza fornire alcun modo per bilanciare la competizione tra stablecoin e altri meccanismi di pagamento". Secondo Holtz-Eakin, una regolamentazione efficace dovrebbe adottare un framework complessivo che metta tutti i sistemi di pagamento e gli asset, tradizionali e digitali, su un piano di parità competitiva.
La resistenza al GENIUS Act non proviene solo dal settore bancario. Durante i dibattiti parlamentari precedenti all'approvazione della legge nel luglio 2025, la deputata Marjorie Taylor Greene ha votato contro il provvedimento per ragioni diametralmente opposte, esprimendo preoccupazioni sul potenziale backdoor verso una valuta digitale di banca centrale (CBDC). "Sostengo le crypto ma non sosterrò mai dare al governo la possibilità di disattivare la tua capacità di avere il pieno controllo del tuo denaro e di comprare e vendere", ha dichiarato Greene, evidenziando la polarizzazione del dibattito politico attorno alla regolamentazione degli asset digitali.
Il nodo centrale rimane irrisolto: la mancata chiusura della scappatoia normativa sta alimentando una crescita del settore stablecoin che le banche percepiscono come esistenziale. Se il Congresso dovesse intervenire bloccando definitivamente ogni forma di remunerazione sui depositi in stablecoin, l'impatto sul mercato potrebbe essere devastante. I 317,8 miliardi di dollari attualmente parcheggiati in questi asset digitali potrebbero rifluire verso il sistema bancario tradizionale, oppure migrare verso altri prodotti DeFi non regolamentati, innescando conseguenze imprevedibili.
L'escalation della questione da semplice oversight normativo a rischio sistemico pone il legislatore americano di fronte a un bivio strategico. Chiudere il loophole significherebbe ricondurre le stablecoin al loro ruolo originario di payment rail, rinunciando alla loro funzione di asset yield-bearing. Mantenerlo aperto, invece, potrebbe accelerare la disintermediazione bancaria e la crescita di un sistema shadow banking crypto sempre più difficile da regolamentare. La risposta del Congresso determinerà non solo il futuro delle stablecoin negli Stati Uniti, ma anche l'equilibrio di potere tra finanza tradizionale e decentralizzata nei prossimi anni.