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Coinbase contro il futuro politico delle crypto

Tempo di lettura 4 min
Davide Greco
Di Davide Greco
Coinbase contro il futuro politico delle crypto

Il settore crypto statunitense si trova in un momento cruciale che potrebbe definire il futuro della regolamentazione digitale per anni. Dopo decenni di operatività in una zona grigia normativa, l'industria era a un passo dall'ottenere finalmente un quadro legislativo chiaro con il CLARITY Act, una legge bipartisan che avrebbe stabilito quali asset digitali classificare come security o commodity, quali responsabilità regolamentari imporre alle aziende e quali protezioni garantire ai consumatori. Ma una mossa a sorpresa di Coinbase, il maggiore exchange crypto al mondo, ha fatto deragliare l'intero processo a poche ore dalla votazione decisiva, scatenando il panico tra gli operatori del settore e mettendo a rischio anni di negoziati.

Mercoledì scorso, poco prima della mezzanotte, il CEO Brian Armstrong ha annunciato su X il ritiro del supporto di Coinbase al CLARITY Act, dichiarando senza mezzi termini: "Preferiamo nessuna legge piuttosto che una cattiva legge". La mossa ha colto di sorpresa l'intero ecosistema crypto, considerando che sia Camera che Senato avevano già raggiunto un consenso bipartisan e la Casa Bianca era pronta a firmare. Armstrong ha puntato il dito contro le lobby bancarie tradizionali, accusandole di aver inserito all'ultimo minuto clausole per limitare la concorrenza degli wallet crypto rispetto ai conti di risparmio tradizionali.

Il nodo centrale della controversia riguarda gli stablecoin e la possibilità per i detentori di guadagnare interessi o reward mantenendo questi token ancorati al dollaro, analogamente a quanto avviene con i depositi bancari tradizionali. Coinbase, che offre proprio conti in stablecoin fruttiferi, sarebbe particolarmente penalizzata se questa disposizione rimanesse nel testo finale. Il chairman della commissione bancaria del Senato, Tim Scott, ha immediatamente cancellato la sessione di markup prevista per giovedì, definendola una "breve pausa" per rinegoziare, ma i tempi stringono drammaticamente.

"Non vogliamo trovarci in una situazione in cui, a ogni cambio di amministrazione, ciò che puoi o non puoi fare con il software cambia completamente"

La frattura all'interno dell'industria crypto è emersa rapidamente e in modo netto. La stragrande maggioranza dei principali player del settore ha pubblicamente ribadito il proprio supporto al CLARITY Act, criticando implicitamente la decisione di Coinbase di far deragliare il processo. Arjun Sethi, CEO di Kraken, ha dichiarato giovedì che "persone ragionevoli possono non essere d'accordo su disposizioni specifiche, ma è proprio per questo che la fase finale del processo è importante". Chris Dixon di a16z, Brad Garlinghouse di Ripple e persino David Sacks, il potente consigliere speciale della Casa Bianca per AI e crypto, hanno esortato Coinbase a "risolvere le divergenze rimanenti" prima della fine del mese.

Il fattore tempo rappresenta la vera spada di Damocle sul CLARITY Act. Le elezioni di midterm sono destinate a uccidere qualsiasi incentivo al consenso bipartisan, specialmente in questo ciclo elettorale dove i funzionari eletti dovranno confrontarsi con elettori che potrebbero interpretare il supporto al CLARITY come un endorsement a Trump. Non aiuta il fatto che i repubblicani del Senato stiano cercando di escludere una disposizione scritta dai democratici che impedirebbe a Trump di profittare personalmente dagli asset crypto. Le campagne elettorali iniziano a marzo e il Senato non sarà in sessione la prossima settimana, lasciando meno di un mese per risolvere le questioni prima di entrare in modalità campagna.

Si tratta di una finestra temporale estremamente ristretta per la commissione bancaria per rinegoziare il testo, completare il markup, inviarlo alla commissione agricoltura del Senato (responsabile della regolamentazione delle commodity) e negoziare ulteriormente prima che raggiunga l'aula per il voto finale. Il "floor time", quando tutti i 100 senatori possono essere convocati per votare di persona, sta diventando una risorsa sempre più rara prima della stagione elettorale, con la maggior parte probabilmente assorbita dall'ennesimo tentativo di evitare lo shutdown governativo.

Rimandare il progetto di legge al prossimo anno non rappresenta un'opzione sicura. Si prevede ampiamente che i repubblicani perderanno Camera o Senato, dando ai democratici i mezzi per bloccare il passaggio del CLARITY Act. Connor Brown, responsabile strategia del Bitcoin Policy Institute, ha spiegato chiaramente la posta in gioco: l'industria non vuole dipendere da regole che cambiano a ogni amministrazione. E mentre l'attuale presidente è un alleato del settore crypto, nessuno può prevedere chi verrà dopo o quale sarà il suo orientamento verso gli asset digitali.

Seth Hertlein, responsabile globale delle politiche di Ledger, ha sintetizzato il sentimento generale: "Avremo mai una configurazione favorevole come quella attuale? Difficile immaginarlo. Se non lo facciamo adesso, o non accadrà mai, o accadrà a condizioni molto meno favorevoli". I policymaker di Washington sono frustrati dal fatto che Coinbase abbia riaperto un dibattito apparentemente chiuso lo scorso anno, quando la Camera aveva approvato la propria versione della legge con voto bipartisan schiacciante ad agosto. Il Senato aveva però insistito per scrivere la propria versione, dovendo gestire le richieste dell'industria finanziaria tradizionale e dei senatori democratici progressisti della commissione, creando il terreno per lo scontro attuale.

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