Il mondo crypto statunitense è nel caos a poche ore da quello che doveva essere un momento storico: Coinbase, il principale exchange centralizzato (CEX) americano, ha clamorosamente ritirato il proprio sostegno alla legge sulla struttura del mercato crypto proprio alla vigilia del voto decisivo della Senate Banking Committee. La mossa di Brian Armstrong, CEO della piattaforma, rappresenta un terremoto politico che potrebbe far deragliare anni di lobbying e centinaia di milioni di dollari spesi dall'industria per ottenere finalmente un quadro normativo chiaro negli Stati Uniti. La controversia ruota attorno a una questione cruciale per il modello di business degli exchange: la possibilità di offrire rendimenti (yield) sui depositi in stablecoin.
Armstrong non ha usato mezzi termini nel suo annuncio: "Questa versione sarebbe materialmente peggiore dello status quo attuale. Preferiremmo non avere alcuna legge piuttosto che una legge dannosa". Una dichiarazione che arriva dopo 48 ore di analisi del testo legislativo e che evidenzia profonde spaccature non solo tra l'industria crypto e le istituzioni tradizionali, ma anche all'interno dello stesso settore delle criptovalute. L'exchange ha identificato diverse problematiche critiche nel draft, tra cui un divieto de facto sulle equity tokenizzate e restrizioni sulla DeFi che darebbero al governo accesso illimitato ai dati finanziari degli utenti.
Il punto di rottura riguarda principalmente le disposizioni sugli stablecoin rewards, un mercato che vale miliardi e rappresenta una fonte di ricavi fondamentale per piattaforme come Coinbase. Il GENIUS Act, firmato dal presidente Donald Trump lo scorso luglio, aveva aperto la strada agli exchange per offrire generosi rendimenti sui depositi in stablecoin come USDC o USDT. Questi token, ancorati al dollaro, sono diventati una componente essenziale dell'ecosistema crypto, utilizzati per trading, DeFi e come riserva di valore stabile in un mercato notoriamente volatile.
La lobby bancaria tradizionale ha però visto in questi programmi di yield una minaccia esistenziale. I rendimenti offerti da Coinbase e altri exchange sulle stablecoin sono significativamente superiori a quelli dei conti correnti tradizionali, attirando liquidità che altrimenti rimarrebbe nel sistema bancario convenzionale. Il draft legislativo più recente, rilasciato lunedì, rappresenta una vittoria per le banche: vieta sostanzialmente agli exchange crypto di offrire yield sui depositi in stablecoin, permettendo solo rewards legati ad attività specifiche come transazioni, rimesse e programmi di loyalty.
Secondo quanto riportato, martedì un rappresentante di Coinbase aveva comunicato ai leader dell'industria crypto che l'exchange poteva accettare il nuovo linguaggio sugli stablecoin, a patto che non diventasse ancora più restrittivo. Ma tra i 137 emendamenti pronti per essere discussi nel markup di giovedì, diversi mirano a rendere le regole ancora più favorevoli alle banche. Alcuni di questi sono iniziative bipartisan, sostenute dai senatori Thom Tillis (repubblicano, North Carolina) e Angela Alsobrooks (democratica, Maryland), un segnale che la pressione delle banche tradizionali ha penetrato entrambi gli schieramenti politici.
Gli osservatori del settore sono divisi sull'interpretazione della mossa di Armstrong. Un insider dell'industria crypto vicino alle dinamiche di Washington la vede come una tattica negoziale per ottenere condizioni migliori: "Devono far valere il loro punto sui rewards". Dall'altra parte, un esperto di policy ha definito l'annuncio "farsescamente inetto e presuntuoso", prevedendo che probabilmente affonderà le possibilità di passaggio della legge. L'accusa implicita è che Coinbase stia sovrastimando il proprio peso politico.
Il tempismo dell'annuncio solleva interrogativi sulla strategia complessiva dell'industria crypto negli Stati Uniti. Dopo anni di incertezza normativa – che hanno visto la SEC di Gary Gensler perseguire aggressivamente gli exchange per violazioni delle leggi sui titoli – questa legge sulla struttura del mercato rappresentava la speranza di ottenere finalmente linee guida chiare. Ora, con il principale player del settore che ritira il supporto poche ore prima del voto, l'intero sforzo legislativo rischia di collassare, lasciando l'industria ancora una volta in un limbo regolamentare.
La posta in gioco va oltre gli Stati Uniti. Mentre l'Europa avanza con il framework MiCA (Markets in Crypto-Assets) che fornisce regole chiare per stablecoin, exchange e servizi crypto, l'impasse americana rischia di far perdere competitività agli operatori statunitensi. Prima del suo voltafaccia, Armstrong aveva avvertito che un watchdog politico allineato con Coinbase avrebbe monitorato attentamente i voti dei senatori. Il super PAC sostenuto da Coinbase ha già raccolto oltre 116 milioni di dollari da spendere nelle elezioni di midterm del 2026, una cifra che dimostra l'ambizione dell'exchange di plasmare il panorama politico.
La battaglia sugli stablecoin rewards evidenzia un conflitto più ampio tra finanza tradizionale e decentralizzata. Per gli exchange crypto, questi programmi di yield non sono solo una fonte di profitto ma anche un veicolo di adozione mainstream, attirando utenti che altrimenti non entrerebbero nell'ecosistema. Per le banche, rappresentano una concorrenza sleale da parte di entità che non sottostanno agli stessi requisiti di capitale e supervisione. Il risultato del markup di giovedì determinerà non solo il futuro di questa specifica legislazione, ma anche il rapporto di forza tra due visioni radicalmente diverse del sistema finanziario americano.