Il mondo crypto assiste a un rilascio anticipato che solleva interrogativi sul rapporto tra l'amministrazione Trump e i criminali informatici del settore. Ilya Lichtenstein, protagonista di uno dei più clamorosi furti di criptovalute della storia, è uscito dal carcere prima del previsto, citando il First Step Act voluto da Donald Trump durante il suo primo mandato. La vicenda riaccende il dibattito sulla giustizia nel settore delle criptovalute e sul trattamento riservato a chi ha violato la fiducia dell'ecosistema, proprio mentre l'amministrazione Trump si posiziona come favorevole all'innovazione blockchain.
Lichtenstein aveva ammesso la propria responsabilità nel furto perpetrato ai danni dell'exchange Bitfinex, condannato a cinque anni di reclusione per riciclaggio di denaro. Insieme alla moglie Heather Morgan, era stato arrestato nel 2022 dal Dipartimento di Giustizia americano in un'operazione che aveva portato al sequestro di 3,6 miliardi di dollari in Bitcoin (BTC), una delle più grandi confische di asset digitali mai realizzate dalle autorità statunitensi.
L'annuncio del rilascio è arrivato attraverso un post su X pubblicato giovedì sera, in cui Lichtenstein ha ringraziato il presidente Trump per la legge di riforma carceraria che avrebbe facilitato la sua liberazione anticipata. Un funzionario dell'amministrazione ha confermato a CNBC che il detenuto "ha scontato una porzione significativa della pena ed è attualmente in regime di detenzione domiciliare in conformità con gli statuti e le politiche del Bureau of Prisons", senza però chiarire se ci sia stato un intervento diretto della Casa Bianca.
La coppia Lichtenstein-Morgan era diventata tristemente celebre nella comunità crypto non solo per l'entità del furto, ma anche per le circostanze bizzarre della loro cattura. Netflix aveva dedicato loro il documentario "Biggest Heist Ever", che aveva messo in luce gli aspetti più surreali della vicenda, incluse le attività di Morgan come rapper sotto lo pseudonimo "Razzlekhan". La loro storia aveva rappresentato uno dei casi più eclatanti di come la tracciabilità della blockchain possa portare all'identificazione dei criminali, anche a distanza di anni.
Il caso Bitfinex resta un punto di riferimento nel dibattito sulla sicurezza degli exchange centralizzati e sulla necessità di standard più elevati nella custodia degli asset digitali. All'epoca del furto, avvenuto nel 2016, erano stati sottratti circa 120.000 BTC, un evento che aveva scosso la fiducia nel settore e spinto molti utenti verso soluzioni di self-custody. L'exchange era riuscito a recuperarsi dall'attacco, ma la ferita aveva lasciato cicatrici profonde nella comunità.
Il rilascio anticipato di Lichtenstein potrebbe avere implicazioni più ampie per altri casi simili nel settore crypto. Con l'amministrazione Trump che ha manifestato aperture verso l'industria blockchain e promesso un approccio più favorevole alla regolamentazione, resta da vedere se questa linea morbida si estenderà anche ai responsabili di crimini finanziari legati alle criptovalute. La posizione dell'amministrazione sulla clemenza per i reati crypto potrebbe influenzare la percezione del rischio legale per futuri attori malintenzionati nel settore.
Per la comunità crypto, la vicenda rappresenta un test cruciale: da un lato l'opportunità di reinserimento per chi ha ammesso le proprie colpe, dall'altro il timore che pene ridotte possano incoraggiare nuovi attacchi agli exchange e ai protocolli DeFi. Lichtenstein dovrà ora dimostrare concretamente il proprio impegno nella cybersecurity, un campo dove la sua esperienza potrebbe rivelarsi preziosa, ma dove la sua credibilità rimane profondamente compromessa agli occhi di molti investitori e sviluppatori del settore.