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L'Arabia Saudita può violare Bitcoin col quantum?

Tempo di lettura 6 min
Lorenzo Bianchi
Di Lorenzo Bianchi
L'Arabia Saudita può violare Bitcoin col quantum?

L'Arabia Saudita è entrata ufficialmente nella corsa globale al quantum computing, una mossa che riaccende i riflettori su uno degli scenari più temuti dalla comunità crypto: il cosiddetto Q-Day, il momento in cui un computer quantistico diventerà abbastanza potente da compromettere la crittografia che protegge Bitcoin (BTC) e l'intero ecosistema blockchain. Saudi Aramco, il colosso energetico controllato dal governo di Riyadh, ha annunciato lunedì l'installazione del primo quantum computer del Regno, un sistema da 200 qubit sviluppato dalla francese Pasqal. Sebbene gli esperti concordino sul fatto che le macchine attuali non rappresentino ancora una minaccia concreta per la sicurezza delle reti decentralizzate, i progressi tecnologici si stanno accelerando a un ritmo che impone alla comunità crypto di non abbassare la guardia.

Il sistema installato nel data center di Dhahran rappresenta la macchina più potente mai consegnata da Pasqal, una società specializzata in quantum computing a atomi neutri. Secondo l'azienda, il computer quantistico è stato progettato principalmente per applicazioni industriali come la modellazione energetica e la ricerca sui materiali, settori chiave per l'economia saudita. Loïc Henriet, CEO di Pasqal, ha definito l'installazione "un pezzo di storia e una pietra miliare per il futuro quantistico del Medio Oriente", sottolineando come l'azienda stia continuando la sua espansione fornendo "potenza quantistica pratica all'industria".

L'ingresso dell'Arabia Saudita in questo campo tecnologico la colloca al fianco di Stati Uniti, Cina, Unione Europea, Regno Unito, Giappone, India e Canada, tutti impegnati nel finanziamento di programmi nazionali dedicati al quantum computing. Per il mondo crypto, questa proliferazione di investimenti governativi in tecnologia quantistica solleva interrogativi urgenti sulla resilienza a lungo termine dei sistemi di sicurezza crittografica su cui si basano Bitcoin, Ethereum (ETH) e migliaia di altre blockchain. La crittografia a curva ellittica (ECC), utilizzata per generare coppie di chiavi pubbliche e private, potrebbe teoricamente essere violata da un quantum computer sufficientemente avanzato attraverso l'algoritmo di Shor.

Yoon Auh, fondatore di Bolts Technologies, ha dichiarato a Decrypt che i rapidi progressi nel quantum computing hanno costretto le comunità della sicurezza informatica a prendere sul serio questa minaccia, citando "salti ripetuti" nella tecnologia. "Con così tanto impegno e denaro investito, i breakthrough sono inevitabili", ha affermato Auh, aggiungendo che la motivazione degli Stati nazionali va oltre la semplice crittoanalisi: "Il quantum computing è la prima tecnologia che potrebbe diventare un'arma digitale globale non controllata da alcun sistema politico".

"Il quantum computing è la prima tecnologia che potrebbe diventare un'arma digitale globale non controllata da alcun sistema politico"

Nonostante l'allarme, la ricerca è ancora lontana dal compromettere sistemi come quello di Bitcoin. Ian MacCormack, ricercatore scientifico, ha spiegato che un sistema da 200 qubit è relativamente piccolo in termini pratici, poiché le macchine attuali sono limitate da rumore e tempi di coerenza brevi che ne restringono le capacità operative. Per eseguire l'algoritmo di Shor, necessario per trovare i fattori primi di un intero e quindi violare la crittografia moderna, servirebbe un sistema con capacità di error correction che i dispositivi attuali non possiedono.

Il divario tra teoria e pratica rimane significativo. A settembre, ricercatori del Caltech hanno presentato un sistema a atomi neutri con 6.000 qubit, ma anche macchine di questa scala vengono utilizzate principalmente per ricerca, simulazioni e sviluppo di algoritmi, non per attacchi crittografici. Elie Bataille, studente di dottorato al Caltech, ha chiarito che la chiave sta nel tempo di coerenza: "Se le tue operazioni durano un microsecondo e hai un secondo di tempo di coerenza, significa che puoi eseguire circa un milione di operazioni". Gli esperti concordano sul fatto che minacciare la crittografia moderna richiederebbe migliaia di qubit logici con correzione degli errori, traducendosi in milioni di qubit fisici.

Nel contesto normativo europeo, l'attenzione verso la sicurezza delle infrastrutture crypto sta crescendo parallelamente all'implementazione del regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets), che entrerà in piena vigore nel 2025. Mentre l'Arabia Saudita installa il suo primo quantum computer, i regolatori europei e la Consob italiana stanno valutando framework di sicurezza che potrebbero dover includere, in futuro, requisiti di resistenza quantistica per gli exchange centralizzati (CEX) e le piattaforme DeFi che operano nell'Unione.

Justin Thaler, research partner di Andreessen Horowitz e professore associato alla Georgetown University, ha sintetizzato la minaccia specifica per Bitcoin: "Ciò che un quantum computer potrebbe fare, ed è questo il punto rilevante per Bitcoin, è falsificare le firme digitali che Bitcoin utilizza oggi". In pratica, qualcuno con accesso a un quantum computer sufficientemente potente potrebbe autorizzare transazioni svuotando wallet senza il consenso dei legittimi proprietari, un scenario che comprometterebbe non solo la fiducia in Bitcoin ma l'intera value proposition delle criptovalute basate sulla sicurezza crittografica.

Tuttavia, i processori di prima generazione come il sistema da 200 qubit di Pasqal e il chip Willow da 105 qubit di Google rimangono ben al di sotto della soglia necessaria per tali attacchi. Christopher Peikert, professore di informatica all'Università del Michigan, ha fornito una valutazione equilibrata: la computazione quantistica ha "una probabilità ragionevole, superiore al 5%, di rappresentare un rischio maggiore, persino esistenziale, a lungo termine per Bitcoin e altre criptovalute", ma ha precisato che "non è un rischio reale nei prossimi anni; la tecnologia del quantum computing ha ancora troppa strada da fare prima di poter minacciare la crittografia moderna".

La comunità crypto non è rimasta inerte di fronte a questa minaccia all'orizzonte. Diversi progetti stanno già lavorando su implementazioni di crittografia post-quantistica, algoritmi progettati per resistere agli attacchi di computer quantistici. Ethereum ha incluso la resistenza quantistica tra le priorità della sua roadmap a lungo termine, mentre progetti come QRL (Quantum Resistant Ledger) sono stati costruiti fin dall'inizio con questa minaccia in mente. Il Bitcoin Improvement Proposal (BIP) per integrare firme resistenti al quantum computing è in discussione da anni nella comunità di sviluppatori, anche se il consenso sulla tempistica di implementazione rimane sfumato.

L'installazione del quantum computer saudita, pur non rappresentando un pericolo immediato per le blockchain, funge da promemoria che l'industria crypto deve bilanciare innovazione e preparazione difensiva. Con trilioni di dollari di valore tokenizzato e un'adozione mainstream in costante crescita, la transizione verso standard crittografici post-quantistici non è più una questione accademica ma una necessità infrastrutturale che richiederà coordinamento globale, fork di rete potenzialmente controversi e un significativo impegno di sviluppo nei prossimi anni. Il Q-Day potrebbe essere ancora lontano, ma quando arriverà, l'ecosistema crypto dovrà essere pronto.

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