Il mondo crypto di San Francisco è sotto shock dopo una rapina da 11 milioni di dollari in criptovalute avvenuta lo scorso sabato in una residenza privata nei pressi di Dolores Park. L'episodio solleva interrogativi inquietanti sulla sicurezza fisica degli investitori crypto e sulla vulnerabilità di chi detiene asset digitali di valore elevato. La comunità delle criptovalute, abituata a preoccuparsi principalmente di attacchi informatici e vulnerabilità degli smart contract, si trova ora a fare i conti con una minaccia ben più tangibile: la violenza fisica per ottenere l'accesso ai wallet.
Il modus operandi del criminale rivela una pianificazione accurata e una conoscenza specifica del target. Il malvivente si è presentato alla porta spacciandosi per un corriere con un pacco destinato a un certo "Joshua", riuscendo a entrare nell'abitazione con l'inganno. Una volta dentro, ha estratto un'arma da fuoco, immobilizzato la vittima con del nastro adesivo e ricorso alla tortura fisica per costringerla a rivelare le password dei propri wallet crypto. Il bottino sottratto include anche laptop e smartphone della vittima, dispositivi potenzialmente contenenti ulteriori credenziali di accesso o seed phrase.
La proprietà dove è avvenuta l'aggressione appartiene a Lachy Groom, ex dipendente di Stripe e venture capitalist noto nell'ecosistema tech per i suoi investimenti in Figma e per essere stato in passato partner sentimentale di Sam Altman, CEO di OpenAI. Secondo quanto riportato dal New York Post, Groom non era la vittima dell'assalto: Joshua, descritto come un altro investore tecnologico che vive con Groom, è colui che ha subito l'aggressione. La proprietà era stata acquistata da Groom nel 2021 dal fratello di Altman per 1,8 milioni di dollari.
Le immagini di videosorveglianza pubblicate inizialmente dal CEO di Y Combinator Garry Tan su X (ex Twitter) e successivamente rimosse mostrano chiaramente alcuni segnali d'allarme. Il presunto corriere indossava una copertura facciale eccessiva per un normale addetto alle consegne di Amazon o UPS, e durante il breve scambio ha utilizzato un linguaggio inadeguato, con ripetute imprecazioni. Il sospetto è riuscito a introdursi in casa mentre la vittima andava a cercare una penna per firmare il presunto documento di consegna.
Questo episodio rappresenta un wake-up call per l'intera comunità crypto sulla necessità di implementare protocolli di sicurezza fisica oltre che digitale. Gli investitori che detengono quantità significative di criptovalute dovrebbero considerare soluzioni come wallet multisig, custody segregata presso servizi professionali e soprattutto l'adozione di una rigida operational security (opsec) che includa la discrezione assoluta sulle proprie holdings. La pratica diffusa nella Silicon Valley di discutere apertamente di investimenti crypto potrebbe esporre i possessori a rischi concreti.
Il dipartimento di polizia di San Francisco non ha ancora annunciato arresti o identificato sospetti. Le autorità invitano chiunque disponga di filmati di videosorveglianza della zona di Dolores Park relativi al sabato 22 novembre tra le 16:30 e le 18:00 a contattare la linea dedicata. L'assenza di movimenti investigativi pubblici lascia la comunità crypto locale in uno stato di allerta, con molti che ora riconsiderano le proprie misure di sicurezza personale e la gestione delle chiavi private.
L'incidente evidenzia anche il paradosso della natura decentralizzata delle criptovalute: mentre la blockchain garantisce immutabilità e sicurezza delle transazioni, il punto debole rimane sempre l'interfaccia umana. Nessun protocollo crittografico può proteggere da una minaccia fisica diretta, rendendo la custodia di grandi quantità di crypto un rischio che va oltre la sfera digitale e si estende alla sicurezza personale degli investitori.