Il sogno di vedere Shiba Inu (SHIB) raggiungere quota 1 dollaro continua ad animare la community, ma un'analisi approfondita della matematica che sta dietro a questo scenario rivela una realtà ben diversa dalle aspettative. Con un supply circolante di 589,2 trilioni di token e un prezzo attuale di circa 0,000008 dollari, il meme token nato nel 2020 si trova di fronte a ostacoli strutturali che rendono questo traguardo praticamente impossibile da raggiungere, almeno nei tempi che molti investitori sperano.
Per comprendere l'entità della sfida, è necessario partire dai numeri. Attualmente SHIB ha una capitalizzazione di mercato di 4,8 miliardi di dollari. Se ogni singolo token valesse 1 dollaro, la market cap schizzerebbe a 589,2 trilioni di dollari, una cifra che supera di cinque volte l'intero PIL mondiale registrato l'anno scorso (111 trilioni). Per dare un ulteriore termine di paragone, questo valore sarebbe dieci volte superiore alla capitalizzazione combinata di tutte le 500 aziende dell'indice S&P 500, che si attesta intorno ai 57 trilioni di dollari.
La community di Shiba Inu è consapevole di questa problematica e ha individuato nel token burn una possibile soluzione. Il meccanismo prevede l'invio di token a wallet inaccessibili, rimuovendoli definitivamente dalla circolazione. In teoria, ridurre drasticamente il supply dovrebbe far aumentare proporzionalmente il prezzo di ciascun token rimasto. Tuttavia, i dati sull'efficacia di questa strategia sono tutt'altro che incoraggianti.
Nel solo mese scorso, la community è riuscita a bruciare appena 94,2 milioni di token. Tradotto su base annua, questo ritmo corrisponde a circa 1,13 miliardi di token eliminati ogni dodici mesi. Per raggiungere l'obiettivo di 1 dollaro mantenendo l'attuale market cap, sarebbe necessario eliminare il 99,99998% del supply circolante, lasciando in vita solamente 4,8 miliardi di token. Al ritmo attuale di burn, servirebbero 521.415 anni per completare l'operazione.
Ma c'è un paradosso ancora più interessante da considerare. Anche nell'ipotetico scenario in cui si riuscisse a bruciare la quantità necessaria di token, gli investitori attuali non trarrebbero alcun vantaggio economico. Se la market cap rimanesse a 4,8 miliardi di dollari e ogni investitore si ritrovasse con il 99,99998% in meno di token nel proprio wallet, il valore complessivo del portafoglio resterebbe identico. In altre parole, possedere 1 milione di token da 0,000008 dollari ciascuno equivale a possedere 0,02 token da 1 dollaro l'uno.
Il problema fondamentale di Shiba Inu risiede nella mancanza di una proposta di valore sostenibile. A differenza di Bitcoin (BTC), considerato un store of value digitale paragonabile all'oro, o di XRP che funge da valuta ponte nel network Ripple Payments, SHIB non ha un caso d'uso organico che possa generare domanda costante. Le stablecoin come Tether hanno trovato la loro nicchia nelle transazioni internazionali istantanee, ma la volatilità estrema di Shiba Inu lo rende inadatto per questo scopo.
I developer hanno tentato di creare utilità attraverso iniziative come il metaverso di Shiba Inu, dove i token hanno funzioni specifiche. Tuttavia, l'impatto sul prezzo è stato finora trascurabile, dimostrando che queste strategie non sono sufficienti a sostenere una domanda strutturale. La situazione ricorda quella di molti altri meme token che, dopo il picco speculativo iniziale, faticano a trovare una ragione d'essere nel lungo termine.
Vale la pena ricordare che Shiba Inu ha vissuto un momento di gloria straordinario. Chi avesse investito appena 3 dollari il 1° gennaio 2021 e venduto alla fine dello stesso anno, avrebbe realizzato un ritorno del 45.278.000%, trasformando quella microscopica somma in oltre 1 milione di dollari. Tuttavia, quel rally era interamente alimentato dalla speculazione, e l'inevitabile correzione ha visto il token perdere oltre il 90% del suo valore entro metà 2022.
Dal suo massimo storico del 2021, SHIB non è più riuscito a recuperare i livelli di prezzo precedenti, continuando invece un trend discendente che mette in discussione anche la sua capacità di fungere da riserva di valore. Per gli investitori che guardano al 2026 come possibile anno della svolta, i numeri suggeriscono di ricalibrare drasticamente le aspettative. Senza un cambio radicale nel modello economico del token o un'accelerazione esponenziale nel tasso di burn – parliamo di fattori moltiplicativi nell'ordine delle migliaia – l'obiettivo di 1 dollaro rimane confinato nel regno della fantasia matematica piuttosto che in quello delle possibilità concrete.