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Bitcoin: da 50$ nel 2022 a quanto vale oggi

Tempo di lettura 5 min
Lorenzo Bianchi
Di Lorenzo Bianchi
Bitcoin: da 50$ nel 2022 a quanto vale oggi

Il mondo delle criptovalute continua a dimostrare la sua natura altamente volatile, con Bitcoin (BTC) che negli ultimi tre anni ha seguito un percorso imprevedibile fatto di picchi e crolli, spesso guidato più da fattori speculativi e politici che da fondamentali economici solidi. L'esperienza di un investimento iniziale di 50 dollari in BTC attraverso PayPal dal gennaio 2022 a oggi offre uno spaccato interessante su come le dinamiche del mercato crypto possano risultare frustranti anche per chi mantiene un'esposizione minima, evidenziando i rischi connessi a un asset che vive di sentiment più che di utilità pratica.

L'investimento è partito a gennaio 2022, quando PayPal aveva appena lanciato il suo servizio di wallet Bitcoin. Con una commissione di 1,15 dollari su 50 dollari investiti, l'holder si è trovato proprietario di poco più di 0,001 BTC. Nel giro di sole due settimane, il valore era già crollato del 28%, anticipando quello che sarebbe diventato un anno catastrofico per l'intero mercato crypto. A metà 2022, l'investimento aveva perso il 60% del suo valore, un tracollo che avrebbe potuto essere devastante per chi avesse investito cifre significative.

Il 2023 non ha portato sollievo immediato. A gennaio di quell'anno, le perdite erano ancora al 66%, con il valore sceso a soli 17 dollari. Questo periodo ha coinciso con il crypto winter seguito ai crolli di FTX e di altri exchange centralizzati, che avevano eroso la fiducia degli investitori nell'intero ecosistema. Per molti holder, quel momento rappresentava il punto più basso del ciclo, una fase in cui solo i veri believer continuavano ad accumulare.

L'inizio del 2024 ha mostrato i primi segnali di ripresa. Il valore era quasi raddoppiato rispetto al minimo del 2023, pur rimanendo ancora in territorio negativo rispetto all'investimento iniziale. Il vero turning point è arrivato nella seconda metà dell'anno, con due eventi chiave che hanno catalizzato l'attenzione del mercato. Il primo è stato il Bitcoin halving di aprile 2024, quando la ricompensa per i miner è stata ridotta da 6,25 a 3,125 BTC per blocco, un meccanismo deflazionistico progettato per ridurre l'offerta e aumentare teoricamente il valore.

Da novembre 2024 a dicembre, Bitcoin è passato da 69.494 a 97.000 dollari, spinto dall'entusiasmo per la vittoria elettorale di Trump e le sue posizioni pro-crypto

Il secondo catalizzatore è stato di natura prettamente politica. L'elezione presidenziale statunitense del novembre 2024 ha portato alla vittoria di Donald Trump, notoriamente favorevole alle criptovalute. Il mercato ha reagito con euforia: nel giro di un mese, BTC è schizzato da circa 69.000 dollari a 97.000 dollari. L'investimento iniziale di 50 dollari aveva finalmente raggiunto quota 99,92 dollari a fine 2024, registrando un guadagno del 95% al netto delle commissioni PayPal.

La cosiddetta "Crypto Week" del Congresso statunitense nel luglio 2025 ha generato un altro rally temporaneo, portando il valore dell'investimento a 127,97 dollari, con un gain del 150% rispetto all'investimento iniziale. Questa fase ha rappresentato il picco assoluto del percorso triennale, alimentato dalle aspettative di una regolamentazione favorevole e di un possibile endorsement istituzionale più ampio delle criptovalute negli Stati Uniti.

Tuttavia, a gennaio 2026, tutta l'euforia si è dissipata. Il valore è tornato a 99,69 dollari, sostanzialmente invariato rispetto a dodici mesi prima. I guadagni estivi sono completamente evaporati, dimostrando ancora una volta come le dinamiche speculative guidate da fattori politici difficilmente riescano a sostenere valutazioni nel medio-lungo termine. Questo pattern non è nuovo nel mondo crypto: storicamente, i rally guidati da hype tendono a sgonfiarsi rapidamente quando mancano sviluppi concreti in termini di adozione o utility.

Per gli investitori europei, questa storia offre diverse lezioni. La prima riguarda la natura intrinsecamente speculativa di Bitcoin come asset class. A differenza di investimenti tradizionali che generano cash flow o dividendi, BTC deriva il suo valore esclusivamente dalla domanda di mercato e dal sentiment degli investitori. La seconda lezione concerne l'impatto delle commissioni: anche su un investimento di soli 50 dollari, PayPal ha applicato fees che hanno ridotto i potenziali guadagni, un fattore che assume dimensioni ancora più rilevanti con exchange centralizzati che applicano spread e commissioni su ogni operazione.

Dal punto di vista della regulatory landscape europea, la situazione rimane in evoluzione. Mentre gli Stati Uniti oscillano tra entusiasmo politico e incertezza normativa, l'Europa ha adottato un approccio più strutturato con il regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets), che dovrebbe fornire maggiore chiarezza sul trattamento delle criptovalute. Per gli investitori italiani, la Consob mantiene una posizione cauta, raccomandando sempre la massima prudenza quando si tratta di asset digitali ad alta volatilità.

L'esperienza di questo piccolo investimento solleva interrogativi più ampi sul futuro di Bitcoin come mezzo di scambio. Nonostante oltre un decennio di esistenza, BTC rimane marginale nelle transazioni quotidiane, limitato da alta volatilità, gas fees spesso proibitive durante i periodi di congestione della rete, e scarsa adozione da parte dei merchant. La narrativa è progressivamente slittata dal "cash digitale peer-to-peer" al "digital gold", un asset da detenere come riserva di valore più che come valuta transazionale.

La comparazione con sistemi di pagamento tradizionali come le carte di credito evidenzia la strada ancora lunga da percorrere. Le carte di credito hanno impiegato decenni per diventare mainstream, ma offrivano vantaggi pratici immediati. Bitcoin, pur presentando interessanti innovazioni tecnologiche sul fronte della decentralizzazione e della resistenza alla censura, fatica ancora a proporre un value proposition chiaro per l'utente medio al di là della speculazione.

Per chi considera di entrare nel mercato crypto, l'approccio prudente adottato in questo caso – investire solo quanto si è disposti a perdere completamente – rimane la strategia più sensata. Con un'allocazione di soli 50 dollari, le perdite massime sono sopportabili, mentre i potenziali guadagni rimangono comunque significativi in termini percentuali. Diversificare tra più asset crypto, utilizzare wallet non-custodial per importi significativi, e mantenere una prospettiva di lungo termine sono strategie che possono mitigare alcuni dei rischi intrinseci del settore.

Guardando avanti, il 2026 sarà probabilmente un anno decisivo per capire se le promesse politiche di supporto alle crypto si tradurranno in misure concrete o se resteranno vuota retorica elettorale. Il prossimo halving di Bitcoin è previsto per il 2028, ma nel frattempo il mercato dovrà fare i conti con questioni più immediate: la sostenibilità ambientale del mining, l'evoluzione della regolamentazione globale, la competizione con layer 2 più efficienti, e la crescente pressione delle CBDC (Central Bank Digital Currencies) che potrebbero cannibalizzare alcuni use case delle crypto private.

Disclaimer

I contenuti di CoinLabs sono forniti esclusivamente a scopo informativo ed educativo e non costituiscono in alcun modo consulenza finanziaria o raccomandazioni di investimento; il mercato delle criptovalute comporta rischi significativi e si consiglia di consultare un consulente finanziario qualificato prima di prendere qualsiasi decisione di investimento.