Il mercato delle criptovalute sta attraversando una delle correzioni più severe degli ultimi anni, con Bitcoin (BTC) che ha perso quasi il 45% del suo valore dal picco storico di ottobre, quando aveva superato i 126.000 dollari. La crypto community globale osserva con crescente preoccupazione un fenomeno paradossale: nonostante gli Stati Uniti abbiano eletto quella che doveva essere la presidenza più favorevole della storia alle asset digitali, la capitalizzazione complessiva del mercato crypto ha bruciato oltre 2.000 miliardi di dollari. La promessa elettorale di Donald Trump di trasformare l'America nella "capitale crypto del pianeta" si sta scontrando con una realtà di mercato che dimostra come nemmeno l'intervento politico più aggressivo possa controllare la volatilità intrinseca delle criptovalute.
Attualmente Bitcoin quota intorno ai 69.000 dollari, un dato che rappresenta un ritorno ai livelli precedenti all'insediamento di Trump. La correzione ha colpito duramente anche i segmenti più speculativi del mercato: i volumi di trading sui meme coin e sui derivati crypto sono in caduta libera, mentre le operazioni di venture capital nel settore, che avevano mostrato segnali positivi nei primi mesi del 2025, si sono praticamente azzerate negli ultimi trimestri. Il cosiddetto "Trump trade" che aveva alimentato ottimismo nella community dopo novembre 2024 sembra essersi completamente esaurito.
La famiglia Trump ha costruito un impero crypto che comprende World Liberty Financial e American Bitcoin, oltre alla Trump Media & Technology Group, che a un certo punto deteneva circa 2 miliardi di dollari in BTC. Le stime recenti indicano che i Trump avrebbero realizzato centinaia di milioni di dollari attraverso investimenti in asset digitali, anche se i token $TRUMP e $MELANIA hanno perso rispettivamente circa il 95% del loro valore dal lancio. Il meme coin presidenziale aveva trasformato Trump in un cripto-miliardario subito prima dell'inaugurazione, rappresentando uno dei casi più eclatanti di conflitto d'interesse tra politica e mercato crypto.
Sul fronte normativo, l'amministrazione ha effettivamente mantenuto parte delle promesse: il GENIUS Act, il nuovo framework per le stablecoin firmato durante l'estate, rappresenta la prima legislazione organica sulle criptovalute negli Stati Uniti. La Casa Bianca ha abbandonato le investigazioni dell'era Biden contro le principali piattaforme centralizzate e ha nominato figure chiave come David Sacks, venture capitalist ora consigliere speciale per AI e crypto, e il Segretario al Commercio Howard Lutnick, che ha definito Trump il "crypto president". L'iniziativa più simbolica resta la creazione di una strategic bitcoin reserve federale, un progetto che ha suscitato entusiasmo tra i massimalisti BTC ma che finora non ha impedito il crollo dei prezzi.
Gli analisti sottolineano come Bitcoin abbia iniziato a comportarsi sempre più come un normale tech stock, specialmente dopo l'integrazione negli ETF di BlackRock e nelle principali piattaforme di brokerage retail. Questa correlazione con il settore tecnologico tradizionale spiega in parte l'ascesa del 2025, quando il tech ha trainato i mercati, ma evidenzia anche come BTC non sia più immune alle dinamiche macroeconomiche che colpiscono il NASDAQ. La recente correzione del software e dei titoli tecnologici si riflette inevitabilmente sul prezzo delle criptovalute, dimostrando che la narrativa dell'asset decorrelato appartiene ormai al passato.
Durante un'audizione al Congresso della scorsa settimana, il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha esplicitamente negato che l'amministrazione abbia l'autorità per obbligare le banche private ad acquistare più bitcoin, spegnendo le speculazioni su un possibile bailout governativo del settore crypto. Questa dichiarazione ha deluso parte della community che si aspettava interventi più diretti per sostenere i prezzi. La realtà è che il mercato crypto rimane fondamentalmente globale: i trader asiatici ed europei determinano i prezzi tanto quanto quelli americani, e nessuna amministrazione può controllare unilateralmente le dinamiche di un mercato decentralizzato 24/7.
Il ciclo attuale ricorda per molti aspetti il pattern storico di boom-and-bust che ha caratterizzato Bitcoin sin dal 2009. Il bull run del 2021, alimentato dai capital venture e dalla mania NFT, si era concluso con il collasso di Do Kwon e Sam Bankman-Fried nel 2022, seguito da un lungo crypto winter. La ripresa del 2024 aveva fatto sperare in un nuovo paradigma, ma la volatilità intrinseca dell'asset class non può essere eliminata nemmeno dalla più favorevole delle amministrazioni. Ironicamente, Bitcoin era nato come alternativa al sistema finanziario tradizionale: oggi che istituzioni e governi lo hanno completamente integrato, l'asset anti-sistema è diventato parte del sistema stesso.
Per il contesto europeo, l'adozione del regolamento MiCA e l'atteggiamento tradizionalmente cauto di autorità come ESMA e Consob potrebbero rendere il mercato del Vecchio Continente meno sensibile alle oscillazioni politiche americane. Tuttavia, la correlazione globale dei prezzi crypto resta elevata, e un potenziale ritorno dei Democratici alla Casa Bianca nel 2028 potrebbe segnare un nuovo irrigidimento normativo che impatterà anche gli exchange e le piattaforme DeFi operanti in Europa. La community italiana, storicamente attenta ai profili di rischio regolamentare, osserva questi sviluppi con particolare interesse.
Nonostante la severità della correzione attuale, molti analisti ritengono che l'adozione istituzionale abbia reso Bitcoin più resiliente rispetto ai cicli precedenti. Il mercato probabilmente si riprenderà, come è sempre accaduto storicamente, ma la narrativa secondo cui un presidente possa garantire rialzi sostenuti è stata definitivamente smentita. La lezione per gli investitori è che nemmeno il più crypto-friendly degli ambienti politici può eliminare i fondamentali di mercato: domanda e offerta, sentiment globale, correlazioni macro e cicli tecnici continuano a determinare i prezzi degli asset digitali, indipendentemente da chi siede nello Studio Ovale.