Il mercato crypto è stato scosso venerdì scorso da un'indiscrezione potenzialmente esplosiva: secondo Jim Cramer, noto commentatore finanziario e volto televisivo di CNBC, l'amministrazione Trump sarebbe pronta ad acquistare Bitcoin (BTC) per rifornire la Strategic Reserve statunitense, sfruttando proprio il crollo di mercato che ha portato l'asset sotto la soglia psicologica dei 70.000 dollari. La dichiarazione arriva in un momento critico per il settore, con BTC che ha appena evitato di sprofondare sotto i 60.000 dollari prima di rimbalzare sopra i 70.000 dollari, e riaccende il dibattito sulla creazione di una riserva nazionale di criptovalute negli Stati Uniti.
Durante il segmento "Squawk on the Street", Cramer ha affermato senza mezzi termini: "Ho sentito dire che a 60.000 dollari il Presidente riempirà la Bitcoin Reserve". L'indiscrezione, sebbene non verificata ufficialmente, arriverebbe in un momento strategico: se confermata, l'amministrazione dovrebbe aspettare un ulteriore crollo del 15% rispetto ai livelli attuali per procedere con l'acquisizione. Il Dipartimento del Tesoro, contattato per un commento, non ha risposto alle richieste di chiarimento.
La questione della riserva strategica di Bitcoin resta uno dei temi più controversi dell'attuale amministrazione. Un ordine esecutivo firmato a marzo 2025 ha stabilito che i BTC destinati alla riserva proverranno inizialmente da confische derivanti da procedimenti penali e civili, con il vincolo esplicito che le criptovalute depositate non possano essere vendute. Attualmente, secondo i dati di Arkham Intelligence, il governo federale detiene 328.372 BTC, per un valore superiore ai 23 miliardi di dollari, senza variazioni registrate rispetto al mese precedente.
La contraddizione più evidente emerge dalle dichiarazioni del Segretario al Tesoro Scott Bessent, che proprio questa settimana ha ribadito che il governo federale non ha alcuna autorità legale per sostenere o "salvare" Bitcoin utilizzando fondi pubblici. Bessent ha chiarito che né il Dipartimento del Tesoro né i regolatori federali possono obbligare le banche ad acquistare Bitcoin o investire denaro pubblico in asset crypto, inclusi i token legati al Presidente Donald Trump. Una posizione che sembra in aperta contraddizione con l'ipotesi di acquisti strategici a livelli predefiniti.
L'ecosistema crypto sta reagendo con un misto di scetticismo e ottimismo. Su Polymarket, il principale mercato di previsione on-chain, la probabilità che una Strategic Bitcoin Reserve venga ufficialmente istituita prima del 2027 è aumentata al 31%, in crescita rispetto al 23% registrato all'inizio di gennaio. Un segnale che gli operatori del settore considerano lo scenario sempre più plausibile, nonostante le dichiarazioni ufficiali sembrino contraddirlo.
Va notato che Jim Cramer non gode esattamente di una reputazione impeccabile tra i trader crypto: le sue chiamate di mercato sono diventate leggendarie per la loro imprecisione, al punto che molti operatori applicano ironicamente la "strategia Inverse Cramer". Tuttavia, la specificità del livello di prezzo menzionato (60.000 dollari) e il tempismo della dichiarazione, proprio mentre Bitcoin testava quella soglia critica, sollevano interrogativi sulla fonte dell'informazione.
Dal punto di vista tecnico, il wallet governativo identificato da Arkham non ha mostrato movimenti in entrata nelle ultime settimane, elemento che contraddice l'ipotesi di acquisti imminenti. Per accumulare quantità significative di BTC senza impattare il mercato, l'amministrazione dovrebbe ricorrere a transazioni OTC (over-the-counter) con exchange o desk specializzati, operazioni che richiedono tempo e discrezione.
Il contesto normativo resta nebuloso: mentre l'ordine esecutivo di marzo ha posto le basi legali per una riserva alimentata da asset confiscati, nessuna legislazione attuale autorizza il Tesoro ad acquistare proattivamente Bitcoin sul mercato aperto con fondi pubblici. Una mossa del genere richiederebbe l'approvazione del Congresso, un ostacolo non indifferente considerando le divisioni politiche sul tema crypto. Il quadro regolamentare europeo, definito dal framework MiCA, si muove in direzione opposta, concentrandosi sulla regolamentazione degli intermediari piuttosto che sull'accumulo strategico di asset digitali da parte degli stati membri.
Per gli investitori crypto, lo scenario rimane fluido: un intervento governativo a supporto del prezzo creerebbe precedenti significativi, trasformando Bitcoin da asset speculativo a componente della politica economica nazionale. Tuttavia, l'assenza di conferme ufficiali e le contraddizioni tra diverse fonti governative consigliano cautela. Il mercato continuerà probabilmente a testare la zona dei 60.000 dollari nelle prossime settimane, momento in cui si verificherà se l'indiscrezione di Cramer ha fondamento o rappresenta l'ennesima chiamata errata del controverso commentatore televisivo.