Il modello di business che ha trasformato MicroStrategy in Strategy, facendone il più grande detentore corporate di Bitcoin (BTC) al mondo, sta mostrando le prime crepe strutturali. Quello che per anni è stato presentato come un meccanismo ingegnoso per ottenere esposizione a Bitcoin attraverso il mercato azionario tradizionale si sta rivelando per ciò che molti analisti crypto avevano sempre sospettato: un sistema insostenibile che ha creato una disconnessione paradossale tra valore reale degli asset e capitalizzazione di mercato. Con oltre 700.000 BTC nei suoi wallet aziendali, pari al 3% dell'intera supply di Bitcoin, Strategy rappresenta un caso di studio sulle distorsioni che le crypto treasury companies hanno introdotto nei mercati tradizionali. La recente implosione del prezzo azionario, che ha perso il 60% negli ultimi sei mesi contro un -33% di Bitcoin, segna potenzialmente la fine di un'era in cui investitori retail hanno pagato un premio del 100% per acquistare BTC attraverso intermediari quotati in borsa.
Il crollo di Strategy assume particolare rilevanza se analizzato attraverso la lente dell'evoluzione dell'accessibilità crypto. Quando il CEO Michael Saylor decise nel 2020 di convertire le riserve di cassa dell'azienda in Bitcoin, non esistevano ancora gli exchange-traded fund dedicati alle criptovalute. In quel contesto, acquistare azioni MicroStrategy rappresentava effettivamente l'opzione più semplice per gli investitori tradizionali che volevano esposizione a BTC senza dover gestire wallet, chiavi private o interfacciarsi con exchange crypto. La società operava di fatto come un bridge tra finanza tradizionale e mercato crypto, giustificando almeno parzialmente la sua esistenza.
Oggi la situazione è radicalmente diversa. Con l'approvazione degli ETF spot su Bitcoin negli Stati Uniti e la proliferazione di piattaforme user-friendly per l'acquisto diretto di criptovalute, il ruolo di intermediario di Strategy ha perso ogni ragione d'essere logica. Eppure, per anni, il mercato ha continuato a valorizzare l'azienda al doppio del valore delle sue holding in Bitcoin, creando quello che Bloomberg ha definito una "macchina a moto perpetuo": comprare 1 dollaro di BTC, vedere il prezzo delle azioni salire di 2 dollari, vendere nuove azioni per finanziare ulteriori acquisti di Bitcoin e pagare centinaia di milioni in dividendi agli azionisti privilegiati.
Questa inversione della logica di mercato solleva interrogativi fondamentali sulla razionalità degli investimenti crypto-adjacent. Al prezzo attuale, chi acquista azioni Strategy paga effettivamente un premium del 25% rispetto al valore degli asset sottostanti, ricevendo in cambio una piccola attività software che genera appena 128 milioni di dollari di ricavi trimestrali e dividendi limitati agli azionisti preferred. Nel frattempo, potrebbe semplicemente acquistare Bitcoin direttamente tramite Coinbase, Binance o uno dei numerosi ETF disponibili, ottenendo esposizione diretta senza intermediari e con fee minimali.
L'esplosione del fenomeno delle crypto treasury companies ha rappresentato uno dei trend più peculiari del bull market 2023-2024. Secondo le stime di mercato, almeno 168 società quotate hanno adottato varianti di questo modello, trasformando i propri business plan in operazioni di accumulo crypto. La maggior parte mantiene comunque attività operative più diversificate rispetto a Strategy, che ha ormai ridotto la propria operatività quasi esclusivamente all'acquisto di Bitcoin attraverso l'emissione di nuovo capitale azionario.
L'infiltrazione di Strategy nei portafogli degli investitori retail rappresenta forse l'aspetto più preoccupante dell'intera vicenda. Nel picco dello scorso anno, quando le azioni viaggiavano oltre i 400 dollari, la società costituiva lo 0,1% degli index fund tradizionali come il popolarissimo VTI di Vanguard, quello utilizzato da milioni di americani per i propri piani pensionistici e conti di risparmio. Una percentuale apparentemente irrisoria, ma significativa se si considera che colossi come Nvidia rappresentano oggi il 6,6% dello stesso fondo. Con il crollo recente, il peso è sceso allo 0,06%, ma il precedente dimostra come meccanismi speculativi basati su crypto possano rapidamente contaminare i risparmi di investitori che non hanno mai scelto consapevolmente di esporsi a Bitcoin.
La reazione di Saylor al crollo è stata caratteristica della mentalità crypto più estrema: continuare a comprare durante il dump. Il CEO posta regolarmente su X grafici che mostrano gli acquisti massicci di BTC effettuati da Strategy durante il crash, accompagnati da messaggi laconici come "More Orange" (riferimento al colore arancione associato a Bitcoin, ora adottato anche dal branding aziendale). Questa strategia di doubling down attraverso ulteriori emissioni azionarie per finanziare nuovi acquisti crypto ha precedenti storici nel settore: a volte funziona spettacolarmente, altre volte accelera la spirale discendente.
Dal punto di vista dell'analisi on-chain, la concentrazione del 3% della supply totale di Bitcoin in mani corporate rappresenta un elemento di centralizzazione che contrasta con l'ethos originario della criptovaluta. Questi 700.000 BTC costituiscono una whale position di proporzioni storiche, con implicazioni potenzialmente significative per la volatilità di mercato qualora Strategy fosse mai costretta a liquidare posizioni per obblighi finanziari o pressioni degli azionisti.
Il contesto normativo attuale rende ancora più anacronistico il modello Strategy. Con l'implementazione progressiva del regolamento MiCA in Europa e l'aumento della chiarezza regolamentare negli Stati Uniti, l'acquisto diretto di Bitcoin tramite canali regolamentati è diventato più sicuro e trasparente che mai. Gli investitori europei possono accedere a BTC attraverso exchange conformi alle normative ESMA, mentre quelli americani dispongono di ETF approvati dalla SEC con costi di gestione inferiori all'1% annuo.
La lezione più ampia riguarda i cicli di hype tecnologico e l'allocazione di capitale. Mentre l'intelligenza artificiale generativa sta dimostrando casi d'uso concreti che giustificano almeno parzialmente le valutazioni stratosferiche delle tech company, Bitcoin rimane fondamentalmente un asset speculativo il cui valore deriva dalla scarsità programmata e dall'adozione come riserva di valore. Costruire interi modelli di business sul presupposto che il suo prezzo salirà indefinitamente, permettendo di vendere azioni a premio, è esattamente il tipo di scommessa che i mercati razionali dovrebbero punire.
Guardando avanti, rimane plausibile che Bitcoin riprenda il suo trend rialzista in futuri cicli di mercato. La domanda critica è se il modello delle crypto treasury companies sopravviverà a questa fase di correzione. Con Strategy che ha perso quasi due terzi del proprio valore e la proliferazione di alternative dirette per acquistare BTC, il mercato sta inviando un segnale chiaro: il premium per l'intermediazione crypto non è più giustificabile. Per gli investitori retail i cui fondi pensione contenevano esposizione involontaria a queste dinamiche speculative, la deflazione di questa bolla rappresenta paradossalmente una buona notizia, riducendo il rischio sistemico nascosto nei portafogli tradizionali.