Il mondo crypto si trova di fronte a uno dei casi più controversi degli ultimi anni: World Liberty Financial, la venture crypto affiliata alla famiglia Trump, ha ricevuto un investimento da 500 milioni di dollari da parte di un fondo legato al consigliere per la sicurezza nazionale degli Emirati Arabi Uniti, Sheikh Tahnoon bin Zayed Al Nahyan. L'accordo, firmato pochi giorni prima dell'insediamento presidenziale del 2025, prevede l'acquisizione di una quota del 49% nel progetto e solleva interrogativi sulla commistione tra interessi crypto, politica e sicurezza nazionale. Con 187 milioni di dollari già versati alle entità associate alla famiglia Trump, il caso sta generando accuse di corruzione e mette in luce le zone grigie della "crypto presidency" statunitense.
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Eric Trump avrebbe firmato personalmente il contratto che prevede il pagamento di metà della somma pattuita in anticipo. L'operazione si inserisce in un contesto più ampio: pochi mesi dopo l'investimento di Tahnoon in World Liberty Financial, l'amministrazione Trump ha autorizzato gli Emirati ad acquistare centinaia di migliaia di chip AI da Nvidia, ribaltando decenni di obiezioni per motivi di sicurezza nazionale. L'amministrazione Biden aveva precedentemente bloccato un accordo simile per il timore che la tecnologia potesse finire in Cina.
La società AI di Tahnoon, G42, acquisirà il 20% dei chip autorizzati. Il senatore democratico Chris Murphy ha definito la vicenda una "corruzione sbalorditiva", evidenziando come i pagamenti segreti agli Emirati precedessero la decisione sui chip. Questo pattern solleva questioni fondamentali sulla trasparenza delle operazioni crypto quando intersecano interessi geopolitici e familiari di figure istituzionali di primo piano.
World Liberty Financial non è nuova alle polemiche. La piattaforma ha recentemente lanciato la stablecoin USD1, frutto di un accordo con Binance che dovrebbe generare decine di milioni di dollari annui. Anche questa operazione coinvolge Tahnoon attraverso MGX, un'altra società da lui guidata che ha investito in Binance proprio tramite la stablecoin. Il tutto è avvenuto poco dopo che Trump ha graziato Changpeng "CZ" Zhao, ex CEO di Binance, creando un intreccio di interessi che molti osservatori considerano problematico.
Il token nativo della piattaforma, WLFI, distinto dalla stablecoin e dalle quote azionarie, è al centro di ulteriori accuse di pay-to-play. L'imprenditore crypto Justin Sun avrebbe acquistato decine di milioni di dollari del token prima che il suo caso con la SEC venisse sospeso. Sun, che si dichiara il maggior detentore del memecoin TRUMP, ha partecipato a una cena esclusiva per holder del token alla presenza dello stesso presidente, alimentando sospetti di trattamenti preferenziali per chi investe nei progetti della famiglia.
L'attività crypto della famiglia Trump ha generato un incremento patrimoniale di 1,4 miliardi di dollari nel solo 2025. Mentre l'amministrazione promuove un ambiente regolamentare favorevole alle criptovalute – con l'approvazione del GENIUS Act per le stablecoin e il progetto di una riserva nazionale di bitcoin – la maggior parte delle iniziative si concentra su stablecoin centralizzate e token speculativi. Email recentemente emerse mostrano che persino Jeffrey Epstein considerava certi "shitcoin" poco etici, aggiungendo ulteriore imbarazzo alla narrazione.
La comunità Bitcoin mostra crescenti preoccupazioni. Coinbase ha ritirato il supporto a una bozza del CLARITY Act, mentre gli sviluppatori attendono ancora protezioni significative e un'esenzione fiscale de minimis per i pagamenti in BTC. Il contrasto è evidente: mentre CZ ha ottenuto la grazia presidenziale, gli sviluppatori del wallet privacy-focused Samourai Wallet scontano pene detentive per reati simili, creando la percezione di un trattamento a due velocità basato sulle connessioni con Trump.
Anche Trump sembra avere dei limiti nelle sue relazioni crypto: i tentativi dell'ex CEO di FTX Sam Bankman-Fried di ottenere una grazia attraverso elogi sui social media non stanno producendo risultati. Il caso solleva interrogativi fondamentali sulla governance del settore crypto negli Stati Uniti: quando gli investimenti in progetti affiliati a figure istituzionali diventano strumenti di influenza politica, l'intero ecosistema rischia di perdere credibilità. Le prossime settimane saranno decisive per capire se emergeranno indagini formali e quale impatto avranno sulla regolamentazione crypto federale.