Il crollo di Bitcoin sotto gli 80.000 dollari registrato il 31 gennaio, con un minimo toccato a 74.591,71 dollari il 1° febbraio, ha scatenato un acceso dibattito sulla resilienza della principale criptovaluta e sulla strategia di accumulo portata avanti da Michael Saylor. Jim Cramer, ex gestore di hedge fund e volto noto di CNBC con i suoi programmi "Mad Money" e "Squawk on the Street", ha colto l'occasione per lanciare una provocazione diretta all'executive chairman di Strategy, l'azienda precedentemente nota come MicroStrategy. Il tonfo rappresenta la peggiore performance di Bitcoin dallo scorso aprile, mettendo sotto pressione non solo gli investitori retail ma anche le corporate treasury che hanno scommesso pesantemente sul digital asset.
Cramer non ha risparmiato critiche, chiedendosi pubblicamente su X se Saylor abbia ancora "munizioni a secco" (dry powder) sufficienti per continuare la sua strategia di acquisto aggressiva. Il giornalista finanziario ha sfidato apertamente Saylor e i suoi seguaci a spingere BTC dai 77.000 dollari ad almeno 83.000 entro il 7 febbraio, evidenziando lo scetticismo crescente attorno alla sostenibilità del modello di accumulo della società.
La risposta di Strategy al crollo è stata coerente con la linea tenuta negli ultimi anni: tra il 26 gennaio e il 1° febbraio, l'azienda ha acquisito 855 BTC per un controvalore di 75,3 milioni di dollari. Questa mossa conferma l'approccio imperturbabile di Saylor, che dal 2020 ha trasformato la sua software company in quella che oggi è la più grande digital asset treasury (DAT) al mondo dedicata a Bitcoin. Mentre le aziende tradizionali mantengono cash o titoli di stato nei loro bilanci, Strategy ha fatto della principale criptovaluta il pilastro della propria strategia finanziaria.
La critica di Cramer va oltre la semplice provocazione personale. Citando la strategist Jessica Inskip, ha indicato 73.000 dollari come prossimo livello di supporto critico per BTC, suggerendo che la volatilità potrebbe non essere terminata. In un post successivo, ha definito il crollo del weekend una dimostrazione dell'inaffidabilità di Bitcoin come mezzo di scambio, pur ammettendo di possedere personalmente l'asset. Questa posizione ambivalente riflette il sentiment di molti investitori istituzionali: attratti dal potenziale di apprezzamento, ma scettici sulle narrative legate all'utilizzo come valuta.
La trasformazione di MicroStrategy in Strategy rappresenta un caso di studio unico nel panorama crypto. Fondata nel 1989 come società software, l'azienda ha radicalmente cambiato direzione quando Saylor ha scoperto Bitcoin durante la pandemia del 2020. La decisione di allocare massicciamente in BTC ha reso Strategy una proxy di fatto per l'esposizione istituzionale alla criptovaluta, ma ha anche esposto il bilancio aziendale a oscillazioni estreme legate alle dinamiche del mercato crypto.
Al momento della pubblicazione, Bitcoin veniva scambiato a 78.771,20 dollari, in recupero rispetto ai minimi ma ancora lontano dai livelli pre-crollo. La domanda di Cramer sul "dry powder" disponibile rimane centrale: con le riserve di liquidità sotto pressione e il prezzo di BTC volatile, la capacità di Strategy di continuare gli acquisti potrebbe essere messa alla prova. Per gli investitori crypto, questo episodio evidenzia i rischi delle strategie di accumulo aggressive in un mercato caratterizzato da movimenti improvvisi e spesso amplificati dalla leva finanziaria presente sugli exchange. La sfida lanciata da Cramer al target di 83.000 dollari entro pochi giorni appare più come una sottolineatura dell'incertezza di breve termine che come una previsione realistica, confermando che anche i più convinti sostenitori istituzionali di Bitcoin devono fare i conti con la sua natura di asset ad alta volatilità.