Il mercato delle criptovalute sta attraversando la correzione più severa dal 2017, con Bitcoin (BTC) che è scivolato sotto i 90.000 dollari dopo aver fallito l'ennesimo tentativo di recupero. La principale criptovaluta per capitalizzazione di mercato ha toccato quota 89.000 dollari il 19 novembre, registrando un calo del 4% giornaliero e confermando il passaggio in territorio bear market con un crollo superiore al 30% dai massimi storici di 126.000 dollari raggiunti ad agosto. Il contagio si estende all'intero comparto crypto, con gli asset digitali più esposti e i titoli delle società quotate legate al settore che subiscono perdite ancora più pesanti.
Il tentativo di rimbalzo tecnico della giornata precedente si è rivelato una bull trap, con BTC che dopo aver testato la resistenza a 93.000 dollari è rapidamente collassato sotto il supporto psicologico dei 90.000 dollari. Questo livello, considerato cruciale dagli analisti tecnici, fungeva da ultima linea difensiva prima di un'accelerazione ribassista che potrebbe portare i prezzi verso la zona degli 85.000 dollari.
La situazione appare ancora più critica per Ethereum (ETH), che ha perso il 7% nelle ultime 24 ore scivolando sotto i 3.000 dollari per la prima volta in diversi mesi. La seconda criptovaluta per market cap accusa ora un drawdown superiore al 40% rispetto al picco di quasi 5.000 dollari toccato sempre in agosto, segnalando una debolezza strutturale maggiore rispetto a Bitcoin.
Le altcoin e i token più speculativi stanno registrando le performance peggiori in questa fase di risk-off generalizzato. Dogecoin (DOGE), la memecoin che aveva beneficiato dell'hype del ciclo precedente, è crollata del 10% il 19 novembre, riflettendo la fuga degli investitori dagli asset ad alta volatilità. Il sentiment negativo verso la classe di investimento crypto sta alimentando una spirale ribassista che colpisce indiscriminatamente l'intero ecosistema.
L'effetto domino si è rapidamente propagato ai titoli azionari delle società crypto-native quotate sui mercati tradizionali. Strategy (MSTR), il veicolo d'investimento in Bitcoin guidato da Michael Saylor, ha perso tra l'8% e il 9% nella sessione del 19 novembre, così come BitMine (BMNR) e Circle Internet Group (CRCL), l'emittente della stablecoin USDC. Questi movimenti dimostrano come la correlazione tra mercato crypto e mercati azionari rimanga elevata durante le fasi di stress.
Gli analisti avvertono che le prospettive nel breve termine rimangono orientate al ribasso, con il sentiment degli investitori ancora profondamente negativo. I dati on-chain mostrano un aumento delle posizioni short sui derivati e un calo dei volumi di trading spot, segnali tipici di una fase distributiva che potrebbe precedere ulteriori ribassi. La rottura del supporto a 90.000 dollari per Bitcoin apre scenari tecnici che vedono possibili test della zona 82.000-85.000 dollari nelle prossime settimane.
La performance su tre mesi di Bitcoin evidenzia una perdita del 19,75%, configurando una delle fasi correttive più prolungate degli ultimi anni. A differenza dei cicli precedenti, questa correzione si sta sviluppando in un contesto di crescente chiarezza normativa e adozione istituzionale, fattori che secondo alcuni potrebbero limitare la profondità del ribasso ma non impedire un'ulteriore compressione dei prezzi nel breve termine.