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Martedì 13 ottobre 2026 · Edizione italiana Paura & Avidità 57 Stagione Altcoin 40/100

Bitcoin crolla, i miner spengono le macchine

Il crollo di Bitcoin sotto i 64.000$ colpisce duramente il mining: hash price ai minimi storici, mining farm costrette a spegnere le macchine per costi insostenibili.

Redazione Coinlabs Redazione Coinlabs Redazione Coinlabs
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Bitcoin crolla, i miner spengono le macchine
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Il mercato delle criptovalute sta attraversando una fase di forte turbolenza che sta mettendo in ginocchio l'intera industria del mining di Bitcoin (BTC). Il prezzo della principale criptovaluta per capitalizzazione è crollato sotto i 64.000 dollari, toccando livelli che non si vedevano da ottobre 2024, con ripercussioni drammatiche sulla redditività delle operazioni di mining. La situazione è talmente critica che numerose mining farm stanno letteralmente spegnendo le loro macchine, incapaci di sostenere i costi operativi in un contesto di mercato così avverso.

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Secondo i dati di Luxor Technology, società specializzata in servizi per il mining, l'hash price index ha raggiunto il minimo storico questa settimana. Questo indicatore, fondamentale per calcolare i ricavi potenziali dei miner, evidenzia come l'attività sia diventata economicamente insostenibile. I numeri sono impietosi: il costo medio per minare un singolo Bitcoin si aggira attualmente intorno agli 87.000 dollari, ben superiore al valore di mercato attuale. Un'equazione che non lascia margini di profitto e che sta spingendo l'industria verso una resa dei conti.

Harry Sudock, chief business officer di CleanSpark, una delle principali mining company, ha definito questo calo come "storico, il più grande dal ban cinese del 2021". Le tempeste invernali che hanno fatto impennare i costi dell'elettricità, combinate con il più ampio sell-off del settore tecnologico, hanno creato una tempesta perfetta per i miner. La correlazione tra condizioni meteorologiche estreme e spegnimento degli hardware non è una novità nel settore, ma l'attuale scenario si distingue per la sua gravità sistemica.

Il costo medio per minare un Bitcoin è attualmente di 87.000 dollari, contro un prezzo di mercato di circa 63.000 dollari

Il paragone con il 2021, quando la Cina bandì il mining di criptovalute provocando un esodo massiccio dei miner, è emblematico della portata della crisi attuale. All'epoca, la community crypto riuscì a riorganizzarsi, con le operazioni che si spostarono principalmente negli Stati Uniti e in Kazakhstan. Oggi però il problema non è geografico ma strutturale: la pressione ribassista sul prezzo di Bitcoin sta erodendo i margini dell'intera filiera produttiva.

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Particolarmente significativo è il fatto che questa crisi stia colpendo proprio mentre l'oro, tradizionalmente considerato bene rifugio, ha raggiunto massimi storici alla fine del 2024. La narrativa secondo cui Bitcoin rappresenterebbe "oro digitale" e rifugio sicuro in tempi di incertezza geopolitica ed economica viene clamorosamente smentita dai fatti. Gli investitori istituzionali stanno chiaramente preferendo i metalli preziosi fisici alla volatilità delle criptovalute, ridimensionando una delle tesi fondamentali dei crypto-evangelisti.

Michael Burry, il leggendario investitore che previde il crollo del mercato immobiliare statunitense nel 2008, ha lanciato un avvertimento ancora più inquietante in un recente post su Substack. Secondo la sua analisi, ulteriori vendite massicce potrebbero innescare una "spirale della morte" per l'economia in generale, dalla quale sarebbe difficile riprendersi. "Non esiste alcun caso d'uso organico che possa rallentare o fermare la discesa di Bitcoin", ha scritto Burry, suggerendo che persino l'oro potrebbe essere coinvolto se i "futures tokenizzati sui metalli" dovessero collassare.

Di fronte a questa situazione, alcune mining company stanno già riconvertendo le loro operazioni. Invece di continuare a bruciare elettricità per validare transazioni Bitcoin, stanno allocando la loro potenza computazionale al training e all'inferenza di modelli di intelligenza artificiale. Questa pivotazione rappresenta un'ammissione implicita: al momento, alimentare gli algoritmi di AI sembra un business model più sostenibile del mining crypto. Resta da vedere se questa strategia si rivelerà vincente, considerato che anche il settore dell'intelligenza artificiale sta mostrando i primi segnali di raffreddamento tra gli investitori.

Nel frattempo, alcuni analisti stanno prospettando scenari ancora più catastrofici, con previsioni che vedono Bitcoin scendere fino a 30.000 dollari. Se tale proiezione dovesse materializzarsi, l'intero ecosistema del mining subirebbe un ulteriore consolidamento, con la sopravvivenza riservata esclusivamente agli operatori con accesso a energia a bassissimo costo o sovvenzionata. La centralizzazione che ne deriverebbe rappresenterebbe un paradosso rispetto alla visione decentralizzata originaria di Satoshi Nakamoto, minando uno dei pilastri ideologici della tecnologia blockchain.

Fonte dell'articolo: futurism.com

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