Il mercato degli ETF spot su Bitcoin (BTC) continua a consolidarsi attorno a due giganti che dominano la scena: l'iShares Bitcoin Trust (IBIT) di BlackRock e il Fidelity Wise Origin Bitcoin Fund (FBTC). Con oltre 82 miliardi di dollari di asset combinati, questi due strumenti rappresentano la porta d'accesso privilegiata per gli investitori tradizionali che vogliono esposizione diretta al re delle criptovalute senza dover gestire wallet, chiavi private o exchange. La battaglia per la supremazia nel segmento degli spot ETF cripto si gioca però su dettagli apparentemente marginali che possono fare la differenza in termini di liquidità ed esecuzione degli ordini.
Dal punto di vista delle performance, IBIT e FBTC sono praticamente indistinguibili. Entrambi hanno registrato un ribasso del 26% circa negli ultimi dodici mesi e una flessione del 16,3% da inizio 2025 al 4 febbraio. Il massimo drawdown biennale si attesta al 33,38% per IBIT e al 33,28% per FBTC, differenze talmente minime da risultare statisticamente irrilevanti. Un ipotetico investimento di mille dollari effettuato due anni fa varrebbe oggi 1.954 dollari con IBIT e 1.961 dollari con FBTC, una variazione che riflette semplicemente il normale tracking del prezzo di Bitcoin.
L'allocazione dei portafogli conferma l'approccio puramente passivo di entrambi gli strumenti. FBTC mantiene il 99,98% degli asset in Bitcoin, con il residuo in liquidità e altre attività nette, mentre IBIT presenta un'esposizione del 100% tra BTC e cash. Non esistono strategie attive, leva finanziaria o overlay derivati: si tratta di veicoli progettati esclusivamente per replicare l'andamento del sottostante crypto, eliminando qualsiasi complessità operativa per l'investitore finale.
Il vero discrimine tra i due ETF emerge analizzando le dimensioni e i volumi di scambio. L'iShares Bitcoin Trust vanta 64,8 miliardi di dollari di asset under management, posizionandosi come il più grande spot Bitcoin ETF sul mercato. FBTC, pur classificandosi come secondo player del settore, gestisce "soli" 17,7 miliardi: una differenza sostanziale che si traduce in vantaggi concreti per chi opera con IBIT. I volumi di trading significativamente superiori garantiscono spread bid-ask più contenuti e un'esecuzione degli ordini più rapida, fattori critici soprattutto per chi effettua operazioni di dimensioni rilevanti o cerca di entrare e uscire dal mercato in finestre temporali ristrette.
Sul fronte dei costi, la parità è assoluta: entrambi gli ETF applicano un expense ratio dello 0,25% annuo, collocandosi tra le opzioni più competitive per accedere all'esposizione Bitcoin tramite strumenti regolamentati. IBIT aveva inizialmente lanciato con commissioni più basse in fase promozionale, ma oggi i nuovi investitori pagano lo stesso fee ratio di FBTC. Nessuno dei due fondi distribuisce dividendi o yield, elemento scontato considerando che Bitcoin non genera rendimenti passivi come staking o lending istituzionalizzato.
La scelta tra i due strumenti si riduce essenzialmente a due considerazioni pratiche. Per i clienti che operano già con brokerage account Fidelity, FBTC offre il vantaggio della convenienza operativa: custody in-house, integrazione con gli altri investimenti del portafoglio e gestione unificata. Per tutti gli altri investitori, il fattore liquidità pende nettamente a favore di IBIT, la cui dominanza dimensionale si traduce in condizioni di mercato generalmente più favorevoli per l'acquisto e la vendita delle quote.
Il panorama degli ETF spot su Bitcoin ha attraversato una rapida maturazione dalla loro approvazione da parte della SEC nel gennaio 2024. La concentrazione degli asset su pochi grandi player come IBIT e FBTC riflette una dinamica tipica del settore finanziario tradizionale, dove le economie di scala favoriscono i gestori con maggiore capacità distributiva. Per gli investitori crypto-nativi che preferiscono il self-custody, questi strumenti rappresentano comunque un compromesso: eliminano i rischi di custodia diretta ma introducono l'esposizione al rischio di controparte dell'emittente e la dipendenza dalle infrastrutture TradFi. Resta da vedere se l'arrivo di ulteriori concorrenti o l'evoluzione verso prodotti più sofisticati come gli ETF con staking riuscirà a modificare gli equilibri attuali di questo segmento in rapida espansione.