Il mercato delle criptovalute si trova in uno dei momenti di pressione più significativi degli ultimi mesi: Bitcoin (BTC) è scivolato sotto quota 66.000 dollari mercoledì pomeriggio, ora americana, avviandosi verso quella che potrebbe diventare la quinta settimana consecutiva di calo — una striscia negativa che non si vedeva dai bui mesi del bear market del 2022. La causa scatenante non è arrivata dall'interno dell'ecosistema crypto, ma dal cuore della politica monetaria americana: i verbali del Federal Open Market Committee (FOMC) hanno rivelato una postura sorprendentemente hawkish, con alcuni membri della Federal Reserve che hanno persino ipotizzato la possibilità di un rialzo dei tassi qualora l'inflazione dovesse restare persistentemente elevata. Per il mondo crypto, abituato a correlare strettamente le proprie performance al sentiment macro, si tratta di un segnale che pesa quanto un blocco di pietra sulla narrativa bullish.
Nelle ore notturne BTC aveva toccato i 68.500 dollari, ma il pomeriggio americano ha invertito bruscamente la rotta. Il token è arrivato a scambiare a 66.200 dollari, registrando un calo del 2,5% nelle ultime 24 ore, con i minimi di sessione sotto la soglia psicologica dei 66.000 dollari. Quella fascia di prezzo era già stata teatro di battaglia la settimana scorsa, quando aveva tenuto come supporto e contribuito a rilanciare BTC oltre i 70.000 dollari. La tenuta o la rottura di questi livelli determinerà la direzione a breve termine dell'intero mercato.
L'impatto si è propagato rapidamente alle crypto stock quotate a Wall Street, che avevano aperto la seduta in territorio positivo salvo poi capitolare nel pomeriggio. Coinbase (COIN), il principale exchange centralizzato statunitense, ha trasformato un avanzamento mattutino del 3% in un calo del 2% nel corso della stessa giornata. Ancora più pesante la performance di Strategy (MSTR) — già noto come MicroStrategy, il maggiore holder corporativo di Bitcoin al mondo — che ha ceduto circa il 3%, muovendosi in sincronia con il calo del sottostante.
A fare da acceleratore al sell-off ha contribuito il rafforzamento del dollaro americano: il Dollar Index (DXY), che misura il valore del biglietto verde rispetto a un paniere di valute estere, ha raggiunto i livelli più alti degli ultimi due settimane. Per il mercato crypto, un dollaro più forte agisce storicamente come vento contrario: gli asset rischiosi, Bitcoin in primis, tendono a subire pressioni quando la valuta di riserva globale si apprezza, sottraendo liquidità agli investimenti speculativi.
Dal punto di vista dell'analisi tecnica, il momento è critico. Se il supporto a 66.000 dollari dovesse cedere in modo deciso, i trader più attenti punterebbero già agli 60.000 dollari, i minimi registrati a inizio febbraio. Una rottura di quella soglia aprirebbe spazio a un'ulteriore gamba ribassista, con possibili effetti a cascata su altcoin e asset DeFi — già in sofferenza in contesti di risk-off generalizzato. Chi segue l'analisi on-chain osserva con attenzione i flussi in entrata sugli exchange CEX: volumi crescenti di BTC depositati sulle piattaforme di trading possono anticipare pressioni di vendita.
In questo scenario di tensione, emerge tuttavia una notizia che mostra la maturazione strutturale del mercato crypto: la piattaforma di lending Ledn ha completato la vendita di obbligazioni da 188 milioni di dollari, garantite da oltre 5.400 prestiti al consumo collateralizzati in Bitcoin — la prima operazione del genere nel mercato degli asset-backed securities (ABS). La tranche investment grade è stata prezzata a +335 punti base. Il meccanismo di liquidazione automatica del collateral in BTC ha protetto gli investitori anche nelle fasi di calo del token, dimostrando come strumenti finanziari tradizionali possano integrarsi con la logica degli smart contract e della programmabilità delle criptovalute.
L'operazione di Ledn rappresenta un segnale importante per il mercato istituzionale europeo e italiano: il framework MiCA (Markets in Crypto-Assets), ormai pienamente operativo nell'Unione Europea, sta creando le condizioni per l'emersione di prodotti strutturati analoghi anche nel Vecchio Continente, aprendo potenzialmente nuovi canali di accesso al credito garantito da asset digitali. La convergenza tra finanza tradizionale e infrastruttura blockchain potrebbe attenuare, nel lungo periodo, la correlazione tra BTC e la volatilità macro — anche se nel breve termine il mercato resta esposto alle decisioni di policy della Fed.
I prossimi giorni saranno determinanti. Gli occhi della community crypto sono puntati sulla tenuta del livello dei 66.000 dollari e sui dati sull'inflazione americana attesi nelle prossime settimane, che potrebbero confermare o smentire lo scenario di rialzo tassi evocato dai verbali FOMC. Un eventuale deterioramento del quadro macroeconomico globale potrebbe mettere ulteriore pressione sugli asset digitali, mentre una stabilizzazione dell'inflazione potrebbe ridare fiato ai mercati risk-on. Come sempre nel crypto, la finestra tra un pivot narrativo e l'altro si misura in ore, non in settimane.