Il mercato degli exchange crypto si muove a velocità sostenuta, e Kraken non ha intenzione di restare a guardare. L'exchange ha annunciato l'acquisizione di Magna, una piattaforma specializzata nella gestione dei token, in quella che si configura come la sesta operazione di M&A nell'arco di soli dodici mesi. La mossa si inserisce in una strategia di espansione aggressiva che punta a costruire un ecosistema di servizi completo prima dello sbarco in borsa, un percorso già intrapreso da diversi competitor nel corso del 2025.
Magna risolve un problema concreto e spesso sottovalutato nel ciclo di vita dei progetti blockchain: la gestione della distribuzione dei token. Quando una startup crypto raccoglie capitali da venture capitalist, promette loro una quota di token — l'equivalente cripto delle equity tradizionali — ma man mano che il numero di destinatari cresce, tracciare chi possiede cosa diventa un'operazione complessa, soprattutto una volta che i token iniziano a circolare sui mercati. La piattaforma automatizza proprio questo processo, diventando uno strumento critico per i team di tokenomics e i project manager.
Arjun Sethi, co-CEO di Kraken, ha spiegato la logica strategica dietro l'acquisizione in modo diretto: "Questo ci permetterà di raggiungere e supportare gli emittenti di token nelle prime fasi del loro ciclo di vita, piuttosto che intervenire solo quando cominciano a ragionare sulla liquidità del loro token." Un approccio che mira a intercettare i progetti prima ancora che arrivino sugli exchange, costruendo relazioni strutturali con l'ecosistema degli emittenti.
Kraken non ha comunicato i termini economici dell'operazione, conclusa venerdì scorso. Magna, nata dalla coorte invernale 2022 del celebre acceleratore Y Combinator, era stata valutata 70 milioni di dollari nel suo ultimo round di finanziamento secondo i dati di PitchBook — una cifra che racconta di un settore, quello del token management, ancora relativamente giovane ma in rapida maturazione.
Nel confronto diretto con la concorrenza, emerge un dettaglio significativo: Coinbase, il principale rivale di Kraken sul mercato statunitense, aveva già acquisito Liquifi — un'altra piattaforma di token management — nel luglio scorso. Sethi ha precisato che Kraken non aveva partecipato a quella gara d'acquisto, sottolineando come la visione strategica dell'exchange sia orientata alla struttura del mercato e al ciclo di vita dei progetti, non alla reazione alle mosse altrui. Coinbase ha d'altra parte già dichiarato apertamente la sua ambizione di diventare un "everything exchange", espandendosi anche sui mercati predittivi in partnership con Kalshi.
Magna si aggiunge a un portafoglio acquisizioni che rivela chiaramente la direzione di marcia di Kraken: oltre a NinjaTrader, acquistata a marzo per 1,5 miliardi di dollari nel segmento dei futures USA, l'exchange ha integrato Backed, specializzata in azioni tokenizzate, e Small Exchange, infrastruttura per i derivati. Il quadro complessivo disegna un exchange che sta costruendo mattone su mattone la sua offerta di servizi finanziari allargati, dal trading spot ai derivati, passando per gli asset tokenizzati e ora la gestione del ciclo di vita dei token.
Sul fronte IPO, Kraken resta volutamente vago sui tempi. L'exchange ha depositato riservatamente la documentazione per la quotazione a novembre, e a febbraio ha reso pubblici alcuni dati finanziari per il 2025, anticipando la prassi delle società quotate. Sethi ha declinato ogni commento su tempistiche specifiche — una scelta comprensibile per un'azienda soggetta al cosiddetto "quiet period" regolatorio che limita le dichiarazioni pubbliche dei manager durante il processo di IPO. L'exchange si troverà in buona compagnia: anche BitGo, Gemini, Circle e Bullish hanno completato o avviato la loro quotazione nel corso del 2025.
Per gli operatori del settore e gli sviluppatori che stanno costruendo nuovi protocolli, l'integrazione di Magna nell'ecosistema Kraken apre scenari concreti: accedere a strumenti professionali di token vesting e distribuzione direttamente attraverso l'infrastruttura di uno dei principali exchange mondiali potrebbe abbassare significativamente la barriera operativa per i nuovi progetti. Il rischio, come sempre in questi processi di consolidamento, è la riduzione della pluralità di soluzioni indipendenti sul mercato — una dinamica da monitorare con attenzione mentre i grandi player continuano a inghiottire l'ecosistema delle startup.