Il palcoscenico di Davos si trasforma in arena per uno dei confronti più simbolici tra il sistema finanziario tradizionale e l'ecosistema crypto. Brian Armstrong, CEO di Coinbase, ha risposto a muso duro alle critiche mosse contro Bitcoin (BTC) dal Governatore della Banca di Francia François Villeroy de Galhau durante un panel del World Economic Forum. Il dibattito ha messo in luce le distanze ancora profonde tra chi vede nelle criptovalute decentralizzate un'alternativa monetaria legittima e chi le considera una minaccia all'ordine economico costituito, proprio mentre il mercato attraversava una fase di turbolenza con perdite superiori ai 160 miliardi di dollari in capitalizzazione totale.
La scintilla si è accesa quando Villeroy de Galhau ha messo in discussione la credibilità di Bitcoin, affermando di riporre maggiore fiducia nelle banche centrali indipendenti con mandato democratico piuttosto che nei cosiddetti "emittenti privati" di BTC. Una definizione che ha immediatamente provocato la reazione di Armstrong, che ha colto l'occasione per evidenziare un errore concettuale fondamentale nella posizione del banchiere centrale francese.
"Bitcoin è un protocollo decentralizzato. Non esiste effettivamente nessun emittente", ha dichiarato Armstrong dal palco, sottolineando come proprio l'assenza di controllo centralizzato rappresenti il valore distintivo dell'asset. Il CEO di Coinbase ha spinto oltre l'argomentazione, affermando che se le banche centrali rivendicano indipendenza dai governi, Bitcoin risulta ancora più indipendente poiché nessun paese, azienda o individuo può controllarlo a livello globale.
Il confronto ha toccato il cuore del dibattito sulla politica monetaria nell'era digitale. Armstrong ha inquadrato Bitcoin come contrappeso monetario ai sistemi fiat, sostenendo che la competizione tra valute statali e alternative decentralizzate sia salutare per l'economia globale. La supply fissa di 21 milioni di BTC e l'impossibilità di stampare nuova moneta fungerebbero da freno alla spesa governativa incontrollata, replicando il ruolo storicamente svolto dall'oro nei periodi di incertezza economica.
Il panel dedicato alla tokenizzazione durante l'Annual Meeting del WEF ha rappresentato un terreno insolito per questo tipo di scontro dialettico. Solitamente le discussioni a Davos si concentrano su infrastrutture blockchain enterprise e CBDC (Central Bank Digital Currencies), mentre il confronto diretto sulla legittimità di Bitcoin come asset monetario rimane meno frequente in questi contesti istituzionali.
In parallelo agli eventi ufficiali della conferenza, Armstrong ha ribadito la sua previsione di lungo periodo: Bitcoin potrebbe raggiungere quota 1 milione di dollari entro il 2030. Durante un intervento al Bloomberg House sempre a Davos, il CEO ha invitato gli investitori a concentrarsi sui trend strutturali piuttosto che sulla volatilità di breve termine, nonostante il prezzo di BTC oscillasse attorno agli 89.000 dollari in un contesto di mercato particolarmente teso.
La posizione di Armstrong si basa sulla scarsità programmata dell'asset e sulla domanda globale crescente, fattori che a suo avviso prevalgono sulle fluttuazioni quotidiane. Tuttavia, il CEO di Coinbase ha anche espresso ottimismo sulla futura regolamentazione crypto negli Stati Uniti, pur ritirando il supporto dell'exchange al disegno di legge attualmente discusso dalla Senate Banking Committee.
La decisione di Coinbase di non sostenere più il Crypto Clarity Act rappresenta un colpo significativo per la legislazione più attesa dal settore. Armstrong ha definito il testo "peggiore dello status quo" e dannoso per innovazione e competizione, causando il rinvio del dibattito da parte della commissione senatoriale la scorsa settimana. Il disegno di legge mirava a stabilire un framework regolatorio definendo quando i token costituiscono securities o commodities e chiarendo l'autorità della SEC, coronamento di anni di lobby da parte dell'industria crypto per ottenere regole più chiare.
Il ritiro del supporto da parte del più grande exchange statunitense evidenzia le tensioni persistenti tra settore privato e legislatori, anche in un contesto politico potenzialmente favorevole. Per il mercato europeo, il confronto di Davos assume particolare rilevanza mentre il framework MiCA entra progressivamente in vigore, offrendo quel tipo di certezza normativa che negli USA rimane ancora oggetto di negoziazione. La distanza tra la visione di Armstrong e quella dei banchieri centrali europei come Villeroy de Galhau suggerisce che il percorso verso un'accettazione istituzionale completa di Bitcoin rimane ancora lungo e conteso.