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Bitcoin sale a $67.000: Trump taglia il deficit del 78%

Bitcoin oscilla tra $65.900 e $67.000 mentre i dazi commerciali USA e le attese sui tassi Fed scuotono i mercati, confermando il ruolo di asset macro della criptovaluta.

Redazione Coinlabs Redazione Coinlabs Redazione Coinlabs
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Bitcoin sale a $67.000: Trump taglia il deficit del 78%

Il mercato delle criptovalute si trova ancora una volta a fare i conti con le dinamiche macro-economiche globali, con Bitcoin (BTC) protagonista di una sessione particolarmente turbolenta. Mentre il dibattito sui dazi commerciali statunitensi torna a dominare l'agenda politica, la prima criptovaluta per capitalizzazione di mercato dimostra ancora una volta di comportarsi come un asset macro, reagendo alle aspettative sui tassi d'interesse piuttosto che a catalyst specifici del settore crypto. Questo schema, già osservato durante i periodi di tensione monetaria del 2022 e del 2023, riporta gli investitori a ragionare in termini di liquidità globale e politica della Federal Reserve.

Nella sessione di giovedì, BTC ha oscillato tra i $65.900 e i $67.000, recuperando parzialmente le perdite accumulate durante le ore americane. Il trigger della volatilità è arrivato direttamente da Truth Social, dove il presidente Donald Trump ha dichiarato che il deficit commerciale statunitense si è ridotto del 78% grazie ai dazi, aggiungendo che potrebbe addirittura trasformarsi in surplus entro la fine dell'anno, per la prima volta in decenni.

Per la comunità crypto, il contenuto preciso di quelle dichiarazioni conta meno delle loro implicazioni sistemiche. I dazi funzionano essenzialmente come un'imposta sulle importazioni: tendono a spingere i prezzi al consumo verso l'alto, complicando il percorso verso un allentamento della politica monetaria. Quando i mercati cominciano a prezzare un regime di tassi "higher for longer" — ovvero tassi elevati per un periodo prolungato — il dollaro si rafforza e gli asset a rischio, Bitcoin incluso, perdono momentum.

Esiste però un dato reale che rende il tema commerciale concretamente rilevante: a inizio gennaio il deficit commerciale USA si era ridotto drasticamente a circa $29,4 miliardi, il livello più basso dal 2009. Gli analisti hanno attribuito il calo a una contrazione delle importazioni, a un aumento delle esportazioni e all'effetto preventivo delle minacce tariffarie. Tuttavia, gli economisti hanno anche sottolineato che una parte significativa di questo miglioramento è riconducibile ai flussi di oro non monetario, che possono distorcere le letture mensili rispetto alla tendenza di fondo.

Bitcoin ha trascorso le ultime due settimane a comportarsi come un proxy macro, reagendo ai cambiamenti di liquidità e alle aspettative sui tassi piuttosto che a qualsiasi catalyst specifico del mondo crypto.

Per gli investitori crypto italiani ed europei, il contesto normativo aggiunge un ulteriore livello di complessità. Un dollaro più forte e condizioni finanziarie più restrittive tendono a pesare sull'intera asset class digitale, in un momento in cui l'implementazione del framework MiCA sta già ridisegnando le regole del gioco per exchange e emittenti di token nel Vecchio Continente. La convergenza tra pressioni macro esterne e cambiamenti regolatori interni al settore crea un ambiente operativo particolarmente sfidante.

Sul fronte mining, nel frattempo, si registra un dato tecnico di rilievo: la difficulty di Bitcoin è balzata a 144,4T, segnando un incremento del 15% — il più grande aumento percentuale dal 2021 — nonostante la debolezza del prezzo. L'hashrate della rete ha recuperato quota 1 ZH/s dai precedenti 826 EH/s, anche se l'hashprice rimane su livelli storicamente bassi, intorno a $23,9 per PH/s. Questo segnala che i miner continuano a operare e a reinvestire nella rete anche in un contesto di margini compressi.

Il vero bivio per Bitcoin nelle prossime settimane sarà determinato dall'evoluzione della narrativa tariffaria. Se le dichiarazioni di Trump si concretizzeranno in politiche che irrigidiscono effettivamente le condizioni finanziarie globali, i rally rischiano di non riuscire a consolidarsi. Se invece la retorica si dissolverà nel rumore politico, il mercato tornerà a guardare ai flussi di capitale, alla leva finanziaria presente negli exchange e alla capacità dei compratori di riconquistare i livelli persi. Gli occhi degli operatori restano puntati sui prossimi dati sull'inflazione americana e sulle mosse della Fed, che potrebbero definire la traiettoria di BTC nel medio termine.

Fonte dell'articolo: www.coindesk.com

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