Nel mezzo di un acceso dibattito sui social media che ha coinvolto alcuni dei nomi più noti dell'analisi macro applicata al mercato crypto, Mike McGlone di Bloomberg Intelligence ha fatto marcia indietro sulla sua previsione più pessimistica per Bitcoin (BTC). Quello che sembrava un'analisi tecnica di routine si è trasformato in un caso emblematico di come le previsioni alarmistiche possano influenzare i flussi di capitale reale in un mercato già volatile come quello delle criptovalute. La vicenda ha riacceso il dibattito, particolarmente sentito nella comunità crypto italiana ed europea, su dove si trovi davvero il floor strutturale di Bitcoin in uno scenario macro deteriorato.
All'inizio di questa settimana, McGlone aveva lanciato un'ipotesi che aveva fatto tremare i polsi a molti holder: Bitcoin potrebbe tornare verso $10.000 qualora i mercati azionari statunitensi raggiungessero il loro picco e una recessione seguisse. Il suo ragionamento inquadrava BTC come un asset high-beta — ovvero un'attività finanziaria che amplifica i movimenti del mercato sottostante — particolarmente esposto a un'eventuale rottura del regime "compra i ribassi" instauratosi dopo la crisi del 2008. Una narrativa che, in un contesto di incertezza macroeconomica globale, ha trovato terreno fertile ma anche forti oppositori.
La risposta della community non si è fatta attendere. Jason Fernandes, analista di mercato e co-fondatore di AdLunam, ha lanciato una sfida pubblica a McGlone sia su X che su LinkedIn, criticando apertamente l'approccio deterministico e allarmista dell'analista di Bloomberg. Fernandes ha sostenuto che previsioni così estreme, presentate senza adeguate sfumature, rischiano di influenzare il posizionamento degli investitori e di mettere "capitale reale a rischio" nei mercati riflessivi come quello crypto — dove la narrativa stessa può diventare un fattore di prezzo.
Anche Mati Greenspan, fondatore di Quantum Economics e voce rispettata nell'analisi crypto, è intervenuto con toni taglienti: "Il signor McGlone vorrebbe farvi credere che un asset con volumi mensili nell'ordine dei trilioni di dollari possa crollare a una capitalizzazione di mercato di 200 miliardi. È letteralmente assurdo." Una critica che tocca un punto fondamentale: la liquidità strutturale di Bitcoin oggi è incomparabilmente superiore rispetto ai cicli precedenti, e ignorare questo dato distorce qualsiasi modello di scenario estremo.
Sotto la pressione del dibattito pubblico, McGlone ha pubblicato un post successivo su X in cui ha indicato $28.000 come livello più probabile, basandosi sulla distribuzione storica dei prezzi di Bitcoin. Un aggiustamento significativo rispetto alla sua posizione iniziale, che tuttavia non ha convinto del tutto i critici. Lo stesso analista ha precisato che la sua analisi "suggerisce perché non comprare Bitcoin o la maggior parte degli asset rischiosi" — mantenendo quindi un posizionamento ribassista, seppur su scala ridotta.
Fernandes ha accolto la revisione con pragmatismo, notando che $28.000 si avvicina al limite inferiore della sua stima personale, che collocava un reset plausibile tra $40.000 e $50.000 in assenza di uno shock sistemico di liquidità. La distanza tra le due previsioni si è quindi ridotta considerevolmente, anche se la soglia dei $28.000 rimane al di sotto del range che la maggior parte degli analisti considera probabile senza un evento catalizzatore di portata sistemica — qualcosa di simile al collasso di FTX nel novembre 2022, che aveva trascinato BTC verso i $15.700.
Greenspan, pur riconoscendo la maggiore plausibilità del target rivisto, ha mantenuto una posizione cauta: $28.000 resta uno scenario improbabile, ma nei mercati finanziari — e ancor di più in quelli crypto — escludere categoricamente qualsiasi livello è un errore metodologico. Questa visione è coerente con l'approccio risk management che i regolatori europei, tra cui l'ESMA e la stessa Consob, raccomandano agli investitori retail nell'ambito del framework MiCA: considerare sempre gli scenari di coda, senza però costruire strategie esclusivamente su di essi.
Il nodo centrale di questo dibattito va oltre i semplici numeri. In mercati dove la narrativa ha un peso specifico enorme — si pensi a come i tweet di singole figure possano muovere miliardi di dollari di capitalizzazione — la responsabilità degli analisti nel comunicare scenari estremi è una questione concreta. Fernandes ha sottolineato che il framing deterministico, senza contestualizzare le probabilità, trasforma un'analisi di scenario in un segnale operativo, con potenziali conseguenze sui flussi di capitale degli investitori meno esperti.
Nelle prossime settimane, l'evoluzione dei mercati azionari americani e gli indicatori macroeconomici legati a inflazione e politica monetaria della Fed saranno i veri arbitri di questo confronto. Se le equities dovessero tenere e la recessione rimanesse uno scenario di coda, la revisione di McGlone a $28.000 potrebbe già risultare eccessivamente pessimistica. Al contrario, un deterioramento delle condizioni macro riporterebbe al centro del dibattito la resilienza strutturale di Bitcoin come asset, mettendo alla prova sia i modelli degli analisti tradizionali sia la narrativa dello store of value che guida gran parte dell'adozione istituzionale degli ultimi anni.